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	<title>Commenti a: La scelta di privilegiare gli autori &#8220;residenti&#8221;</title>
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		<title>Di: Shirl</title>
		<link>http://www.metropolidasia.it/blog/?p=120#comment-2532</link>
		<dc:creator>Shirl</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 02:42:02 +0000</pubDate>
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		<description>Free knowledge like this doesn&#039;t just help, it pormote democracy. Thank you.</description>
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		<title>Di: Andrea</title>
		<link>http://www.metropolidasia.it/blog/?p=120#comment-17</link>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Mar 2010 13:42:12 +0000</pubDate>
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		<description>Beh, delle quattro notizie postate finora, questa è la più commentata. E&#039; evidente che abbiamo tutti una &#039;abitudine&#039; all&#039;India già radicata, e voglia di discuterne.
Grazie dei commenti positivi, e anche di quelli negativi (Rob, prova Le Ceneri di Bombay, comunque l&#039;India è un continente e già riuscire a raccontare Mumbai...). Mi è molto piaciuto il commento di Cristina, sul &#039;guardare l&#039;occidente da &#039;fuori&#039;, perchè è esattamente quiel che mi attendo dalla crescita dei giganti asiatici: non più noi al centro, alla ricerca dell&#039;Altro, ma invece... E vi assicuro che da là, proprio per le somiglianze tra i nostri mondi, ora si han davvero delle aperture sul mondo nostro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, delle quattro notizie postate finora, questa è la più commentata. E&#8217; evidente che abbiamo tutti una &#8216;abitudine&#8217; all&#8217;India già radicata, e voglia di discuterne.<br />
Grazie dei commenti positivi, e anche di quelli negativi (Rob, prova Le Ceneri di Bombay, comunque l&#8217;India è un continente e già riuscire a raccontare Mumbai&#8230;). Mi è molto piaciuto il commento di Cristina, sul &#8216;guardare l&#8217;occidente da &#8216;fuori&#8217;, perchè è esattamente quiel che mi attendo dalla crescita dei giganti asiatici: non più noi al centro, alla ricerca dell&#8217;Altro, ma invece&#8230; E vi assicuro che da là, proprio per le somiglianze tra i nostri mondi, ora si han davvero delle aperture sul mondo nostro</p>
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		<title>Di: consuelo</title>
		<link>http://www.metropolidasia.it/blog/?p=120#comment-16</link>
		<dc:creator>consuelo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 22:50:52 +0000</pubDate>
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		<description>sono meravigliosamente entusiasta del Vostro stile editoriale che rimanda un pò alla mia esperienza  di traduttrice dall&#039; hindi all&#039; italiano SENZA BISOGNO DI PASSARE NECESSARIAMENTE DALL&#039; INGLESE. Non si tratta certamente di una novità, in molti prima di me hanno parlato della questione. Ma forse ci sarebbe bisogno di ribadire il concetto!
Complimenti a Metropoli d&#039; Asia perchè con questa scelta ci offre la giusta chiave di lettura per entrare nella vita contemporanea dei paesi asiatici!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono meravigliosamente entusiasta del Vostro stile editoriale che rimanda un pò alla mia esperienza  di traduttrice dall&#8217; hindi all&#8217; italiano SENZA BISOGNO DI PASSARE NECESSARIAMENTE DALL&#8217; INGLESE. Non si tratta certamente di una novità, in molti prima di me hanno parlato della questione. Ma forse ci sarebbe bisogno di ribadire il concetto!<br />
Complimenti a Metropoli d&#8217; Asia perchè con questa scelta ci offre la giusta chiave di lettura per entrare nella vita contemporanea dei paesi asiatici!</p>
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		<title>Di: Silvia</title>
		<link>http://www.metropolidasia.it/blog/?p=120#comment-15</link>
		<dc:creator>Silvia</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 08:37:29 +0000</pubDate>
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		<description>Anche io convido in pieno la vostra scelta di cercare di pubblicare autori che vivono nel subcontinente o nelle città asiatiche.

E&#039; incredibile notare quanto siano diverse le nostre letture &quot;indiane&quot; da quelle degli indiani stessi.

Penso che l&#039;India sia (editorialmente) ancora molto inesplorata: linguisticamente conosciamo solo le sue storie in lingua inglese e geograficamente non sappiamo praticamente niente di tutte le altre numerosissime metropoli indiane che non siano Mumbai o Delhi.
Per esempio, che cosa succede a Hyderabad e come viene raccontato in telugu?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche io convido in pieno la vostra scelta di cercare di pubblicare autori che vivono nel subcontinente o nelle città asiatiche.</p>
<p>E&#8217; incredibile notare quanto siano diverse le nostre letture &#8220;indiane&#8221; da quelle degli indiani stessi.</p>
<p>Penso che l&#8217;India sia (editorialmente) ancora molto inesplorata: linguisticamente conosciamo solo le sue storie in lingua inglese e geograficamente non sappiamo praticamente niente di tutte le altre numerosissime metropoli indiane che non siano Mumbai o Delhi.<br />
Per esempio, che cosa succede a Hyderabad e come viene raccontato in telugu?</p>
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		<title>Di: Cristina</title>
		<link>http://www.metropolidasia.it/blog/?p=120#comment-14</link>
		<dc:creator>Cristina</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Mar 2010 16:39:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.metropolidasia.it/blog/?p=120#comment-14</guid>
		<description>Complimenti per la scelta editoriale e anche per il blog. Condivido la scelta di pubblicare solo scrittori residenti: leggere i loro romanzi è utile non solo per capire i nuovi cambiamenti che stanno avvenendo là ma anche per capire come stiamo cambiando noi, e magari anche come potremmo cambiare in meglio. Ci aiutano a guardare non solo quei paesi, ma anche l&#039;occidente, &quot;da fuori&quot;.
E&#039; per questo che tengo un blog dove racconto i libri non occidentali che leggo: http://www.globalstories.it/
Ho letto con piacere Le Ceneri di Bombay e l&#039;ho raccontato su  globalstories e ora comincerò Dollari la mia passione. 

Tanti auguri e buon lavoro,
Cristina</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Complimenti per la scelta editoriale e anche per il blog. Condivido la scelta di pubblicare solo scrittori residenti: leggere i loro romanzi è utile non solo per capire i nuovi cambiamenti che stanno avvenendo là ma anche per capire come stiamo cambiando noi, e magari anche come potremmo cambiare in meglio. Ci aiutano a guardare non solo quei paesi, ma anche l&#8217;occidente, &#8220;da fuori&#8221;.<br />
E&#8217; per questo che tengo un blog dove racconto i libri non occidentali che leggo: <a href="http://www.globalstories.it/" rel="nofollow">http://www.globalstories.it/</a><br />
Ho letto con piacere Le Ceneri di Bombay e l&#8217;ho raccontato su  globalstories e ora comincerò Dollari la mia passione. </p>
<p>Tanti auguri e buon lavoro,<br />
Cristina</p>
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	<item>
		<title>Di: Klara</title>
		<link>http://www.metropolidasia.it/blog/?p=120#comment-12</link>
		<dc:creator>Klara</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 12:23:16 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Ecco, io penso che solo scrittori pienamente residenti siano in grado di interpretare queste nuove realtà e di raccontarcele trovando modo di tenerci legati alla loro narrazione.  Per questo abbiamo scelto di non pubblicare autori della diaspora, residenti o perfino nati in Europa o negli Stati Uniti: non certo perché pensiamo che la distanza impedisca di costruire buona scrittura e buone narrazioni, ma perché siamo convinti che sentire sulla propria pelle i mutamenti abbia un effetto anche nel costruire la personalità artistica di un autore, e siamo curiosi di scoprirne il risultato.  Nessun NRI – Non Resident Indian – dunque&quot;. 

E questa mi sembra un&#039;ottima scelta. Finora in Italia, a parte qualche sporadica e casuale eccezione, si è sempre pubblicato il mainstream che viene dall&#039;India o dagli scrittori indiani residenti all&#039;estero. Chi resta in India, chi decide di non migrare a ovest, si porta nel sangue e nelle parole tutte quelle sfumature - dolorose e non - che chi parte dimentica, edulcora o trasfigura.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ecco, io penso che solo scrittori pienamente residenti siano in grado di interpretare queste nuove realtà e di raccontarcele trovando modo di tenerci legati alla loro narrazione.  Per questo abbiamo scelto di non pubblicare autori della diaspora, residenti o perfino nati in Europa o negli Stati Uniti: non certo perché pensiamo che la distanza impedisca di costruire buona scrittura e buone narrazioni, ma perché siamo convinti che sentire sulla propria pelle i mutamenti abbia un effetto anche nel costruire la personalità artistica di un autore, e siamo curiosi di scoprirne il risultato.  Nessun NRI – Non Resident Indian – dunque&#8221;. </p>
<p>E questa mi sembra un&#8217;ottima scelta. Finora in Italia, a parte qualche sporadica e casuale eccezione, si è sempre pubblicato il mainstream che viene dall&#8217;India o dagli scrittori indiani residenti all&#8217;estero. Chi resta in India, chi decide di non migrare a ovest, si porta nel sangue e nelle parole tutte quelle sfumature &#8211; dolorose e non &#8211; che chi parte dimentica, edulcora o trasfigura.</p>
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		<title>Di: Klara</title>
		<link>http://www.metropolidasia.it/blog/?p=120#comment-11</link>
		<dc:creator>Klara</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 12:16:17 +0000</pubDate>
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		<description>L&#039;India non si capisce. L&#039;India si vive, se è possibile farlo, altrimenti si può solo filtrare attraverso i libri, i film, le riviste. 

Tehelka è un&#039;ottima impresa, a mio avviso. Spietata nella rappresentazione del divario sociale. E i libri di Metropoli d&#039;Asia sono un bel punto di partenza. Si apre un libro, si comincia una storia, no? Tutto ciò che si avvicina il più possibile alla realtà indiana contemporanea è un gran tentativo di capire l&#039;altro. 

Buone letture</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;India non si capisce. L&#8217;India si vive, se è possibile farlo, altrimenti si può solo filtrare attraverso i libri, i film, le riviste. </p>
<p>Tehelka è un&#8217;ottima impresa, a mio avviso. Spietata nella rappresentazione del divario sociale. E i libri di Metropoli d&#8217;Asia sono un bel punto di partenza. Si apre un libro, si comincia una storia, no? Tutto ciò che si avvicina il più possibile alla realtà indiana contemporanea è un gran tentativo di capire l&#8217;altro. </p>
<p>Buone letture</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: rob</title>
		<link>http://www.metropolidasia.it/blog/?p=120#comment-10</link>
		<dc:creator>rob</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 20:29:19 +0000</pubDate>
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		<description>ho letto &#039;Il mio ragazzo&#039;, tanto per partire leggero.
da buon provinciale dovrei fare dei paragoni? 
beh, sarò severo: Rosso malpelo mi faceva capire meglio la Sicilia dell&#039;800 oppure &#039;Ultima fermata a Brooklin&#039; la NY degli anni &#039;70.
detto questo pensare di capire l&#039;India con un solo libro è un po&#039; troppo, lo so... magari qualcuno può darmi buoni consigli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ho letto &#8216;Il mio ragazzo&#8217;, tanto per partire leggero.<br />
da buon provinciale dovrei fare dei paragoni?<br />
beh, sarò severo: Rosso malpelo mi faceva capire meglio la Sicilia dell&#8217;800 oppure &#8216;Ultima fermata a Brooklin&#8217; la NY degli anni &#8217;70.<br />
detto questo pensare di capire l&#8217;India con un solo libro è un po&#8217; troppo, lo so&#8230; magari qualcuno può darmi buoni consigli</p>
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	<item>
		<title>Di: emanuele</title>
		<link>http://www.metropolidasia.it/blog/?p=120#comment-9</link>
		<dc:creator>emanuele</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 13:24:20 +0000</pubDate>
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		<description>sto leggendo con piacere il vostro &quot;il mio ragazzo&quot;. Ottima scelta direi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sto leggendo con piacere il vostro &#8220;il mio ragazzo&#8221;. Ottima scelta direi</p>
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		<title>Di: elisabetta</title>
		<link>http://www.metropolidasia.it/blog/?p=120#comment-8</link>
		<dc:creator>elisabetta</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 13:18:15 +0000</pubDate>
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		<description>Beh, mi sembra di un perfetto tempismo questo parlare del rapporto tra locale e globale anche rispetto a quell&#039;immenso generico calderone che è ancora l&#039;Asia nel nostro immaginario, nonostante la sua presenza sia sempre più evidente e dirompente nella nostra realtà, quotidiana proprio.
Intanto l&#039;Asia che vuol dire? Un&#039;etichetta che appiccichiamo a tutto quello che sta a est (oltre Instanbul forse) fino a quella grande distesa ocenanica che attraversata ci riporta sulle più familiari strade dell&#039;America... una massa di terre divise in decine di nazioni, talune vaste come un continente, popolate da miliardi di persone, tutto questo va sotto il nome di Asia. Certo, sappiamo diligentemente fare delle distinzioni: India, Cina, Giappone, soprattutto. Il cinema americano ci aiuta a ricordare anche Vietnam, Corea e Cambogia; chi legge i giornali conta anche Tibet e, se attento, Birmania. Ma anche questi nomi rimangono etichette, talvolta arrivano a prendere la forma di un fotogramma, di un paesaggio, un&#039;immagine puramente visiva, che resta in superficie.
Oltre l&#039;etichetta, dentro l&#039;Asia, ci orientiamo a tentoni, aggrappandoci a qualche stereotipo, continuamente tentati dalla sua storia, e dunque sempre con la testa indietro.
Eppure continuamente siamo allertati che il presente, ma soprattutto il futuro, appartengono all&#039;Asia, All&#039;India, alla Cina, a... Di quale presente stiamo parlando e chi ne sia attore sono questioni che non sappiamo inquadrare, perché abituati a credere che, diversamente dalla storia, il presente sia l&#039;opera quotidiano e in progresso di singoli, di individui. Ma, per come la conosciamo noi, l&#039;Asia non è mai associata all&#039;idea di individuo, anzi è madre di una cultura anti-indivuidualistica per eccellenza, che soverchia il singolo, utile solo a fare numero a favore della massa (operaia, rivoluzionaria, affamata, pezzente, obbediente, cieca... a seconda).
Quando però ci troviamo tra le mani un libro come quello di Zhu Wen i nostri stereotipi subiscono un tracollo: &quot;dollari la mia passione&quot; non racconta saghe di famiglia ma storie di individui, ferocemente determinati a farsi strada, all&#039;interno di una società composta da milioni di individui mossi dallo stesso desiderio. L&#039;inevitabile conflitto raggiunge i toni del grottesco, dell&#039;ironia amara e della tragicommedia grazie allo stile, di nuovo estremamente individuale, dello scrittore, che ci stupisce pagina dopo pagina rivelandoci una Cina inaspettata e davvero tutta nuova.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, mi sembra di un perfetto tempismo questo parlare del rapporto tra locale e globale anche rispetto a quell&#8217;immenso generico calderone che è ancora l&#8217;Asia nel nostro immaginario, nonostante la sua presenza sia sempre più evidente e dirompente nella nostra realtà, quotidiana proprio.<br />
Intanto l&#8217;Asia che vuol dire? Un&#8217;etichetta che appiccichiamo a tutto quello che sta a est (oltre Instanbul forse) fino a quella grande distesa ocenanica che attraversata ci riporta sulle più familiari strade dell&#8217;America&#8230; una massa di terre divise in decine di nazioni, talune vaste come un continente, popolate da miliardi di persone, tutto questo va sotto il nome di Asia. Certo, sappiamo diligentemente fare delle distinzioni: India, Cina, Giappone, soprattutto. Il cinema americano ci aiuta a ricordare anche Vietnam, Corea e Cambogia; chi legge i giornali conta anche Tibet e, se attento, Birmania. Ma anche questi nomi rimangono etichette, talvolta arrivano a prendere la forma di un fotogramma, di un paesaggio, un&#8217;immagine puramente visiva, che resta in superficie.<br />
Oltre l&#8217;etichetta, dentro l&#8217;Asia, ci orientiamo a tentoni, aggrappandoci a qualche stereotipo, continuamente tentati dalla sua storia, e dunque sempre con la testa indietro.<br />
Eppure continuamente siamo allertati che il presente, ma soprattutto il futuro, appartengono all&#8217;Asia, All&#8217;India, alla Cina, a&#8230; Di quale presente stiamo parlando e chi ne sia attore sono questioni che non sappiamo inquadrare, perché abituati a credere che, diversamente dalla storia, il presente sia l&#8217;opera quotidiano e in progresso di singoli, di individui. Ma, per come la conosciamo noi, l&#8217;Asia non è mai associata all&#8217;idea di individuo, anzi è madre di una cultura anti-indivuidualistica per eccellenza, che soverchia il singolo, utile solo a fare numero a favore della massa (operaia, rivoluzionaria, affamata, pezzente, obbediente, cieca&#8230; a seconda).<br />
Quando però ci troviamo tra le mani un libro come quello di Zhu Wen i nostri stereotipi subiscono un tracollo: &#8220;dollari la mia passione&#8221; non racconta saghe di famiglia ma storie di individui, ferocemente determinati a farsi strada, all&#8217;interno di una società composta da milioni di individui mossi dallo stesso desiderio. L&#8217;inevitabile conflitto raggiunge i toni del grottesco, dell&#8217;ironia amara e della tragicommedia grazie allo stile, di nuovo estremamente individuale, dello scrittore, che ci stupisce pagina dopo pagina rivelandoci una Cina inaspettata e davvero tutta nuova.</p>
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