Da Le tre porte, di Han Han

Se qualcuno sta chiuso a lungo in un cesso, fi nisce per puzzare di piscio, per analogia, se si vive circondati dai libri, alla lunga si emana cultura. Il signor Lin si era costruito un ruolo senza studiare, aveva cominciato a mantenersi con la poesia, diventando poi un autore di fama nel distretto. I libri stipati nella sua casa gli servivano per darsi un tono, ma al loro contenuto non dava peso. Un giorno, Lin Yuxiang, quando era piccino, sgambettò in giro ripetendo: «Libri di merda, libri del cavolo, libri inutili». Le sue parole arrivarono all’orecchio del padre per bocca della madre, ma stravolte nel ritmo, un po’ come la traduzione dell’antichissimo Libro delle odi in una lingua straniera. Il padre le suonò di santa ragione al fi glio perché aveva vilipeso la cultura, ma all’epoca il povero Lin Yuxiang non sapeva cosa signifi casse la parola «vilipendere», fi guriamoci «cultura» e comprese solamente che aveva detto delle parolacce. Si prese una tale strizza che non osò più aprire il becco. Le volgarità pronunciate da Lin Yuxiang fecero balzare un’idea nella testa di suo padre che, risoluto a trasformare la merda in oro, lo obbligò a leggere e studiare tutti i giorni, per suo massimo godimento. I libri diventarono come i soldi: non aveva senso metterli da parte, era molto meglio farli usare al fi glio, in una sorta di concretizzazione dell’amore paterno.

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