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    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
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Tutti i post su xiaolu guo

I nove continenti segnalato da PDE

Sul sito del distributore dei libri di Metropoli d’Asia Promozione Distribuzione Editoriale (PDE) viene proposto tra le letture estive  I nove continenti, a opera dell’autrice Xiaolu Guo.

E a proposito di Cina. Quanta storia e quanta geografia si nascondono nel nuovo libro di Xiaolu Guo, I nove continenti (Metropoli d’Asia)? Xiaolu Guo è una delle voci più interessanti della nuova letteratura cinese. Da alcuni anni si è trasferita a Londra e la sua prosa è un vero ponte letterario, culturale, mentale tra culture tanto diverse.

(continua a leggere sul sito di PDE)

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La Cina sono io su Scaffale cinese

In un articolo dedicato ai libri su piazza Tienanmen, Scaffale cinese propone anche La Cina sono io, di Xiaolu Guo, pubblicato da Metropoli d’Asia.

Uscito in occasione del venticinquesimo anniversario della strage di piazza Tian’anmen, il libro racconta la storia d’amore tra Jian, musicista punk di Pechino incarcerato e allontanato dalla Cina, e Mu, aspirante poetessa che, non avendo più sue notizie da tempo, entra in contatto con un direttore di una casa editrice inglese a cui consegna lettere e diari scritti da lei e Jian, nella speranza di ottenere qualche informazione.

(continua a leggere su Scaffale cinese)

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Da I nove continenti, di Xiaolu Guo

«Come?» ha urlato la mia povera madre. «Hai appena partorito?»
«Sì. È mezza cinese e mezza occidentale».
«Santo cielo! Eri incinta?»
Dopo qualche secondo di silenzio da parte sua, ho pensato che, se non altro, forse avrebbe chiesto quale fosse il nome della bambina, e invece ha detto: «Pensi di tornare per la festa del Qingming?».
Qingming è un giorno di aprile in cui rendiamo omaggio ai defunti. Puliamo le loro tombe, bruciamo incenso e preghiamo. Io non rispondevo, stavo solo a sentire i suoi singhiozzi arrabbiati attraverso il telefono.
«Dovresti tornare! Non sai neanche dov’è sepolto tuo padre! Voglio spostare le ceneri di tua nonna dal villaggio e metterle vicino a tuo padre. La tua presenza sarebbe opportuna».
Stavolta, ho pensato, non ho scuse da opporre. Nessuna. Potrei andare a chiudere definitivamente i conti in sospeso. Sono solo dodici ore di volo, posso farcela. Durante tutta la mia vita adulta ho evitato il più possibile di tornare nella mia casa d’infanzia. Shitang, il paesino di pescatori nel quale sono stata testimone della povertà e della depressione dei miei nonni, è un luogo che ho finito per detestare. Wenling, dove ho trascorso l’adolescenza, culla dei miei rapporti travagliati con le autorità, mi ripugnava. Quando nel 1993 me ne sono andata per studiare a Pechino, ho promesso a me stessa: è finita, in questo buco soffocante non ci torno più. Dieci anni dopo, quando ho lasciato la Cina per l’Inghilterra, mi sono detta: d’ora in poi, basta lavaggi del cervello ideologici. Non mi lascerò intralciare dalle mie putride radici contadine. Ora però è giunto il momento di affrontare il passato.

 Da I nove continenti, di Xiaolu Guo

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Rassegna stampa estera su I nove continenti

Alcuni articoli della stampa estera per la versione inglese di I nove continenti, di Xiaolu Guo, da poco uscito per Metropoli d’Asia:

New York Times

The Guardian

StarTribune

Brigitte

The Times


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I nove continenti segnalato su Internazionale

Il settimanale Internazionale ha tradotto una recensione di I nove continenti, di Xiaolu Guo, da poco uscito per Metropoli d’Asia, apparsa sul Christian Science Monitor. L’articolo ricorda la struttura dell’opera e il suo carattere biografico, nel viaggio attraverso i primi quarant’anni di vita dell’autrice.

I nove continenti su L’Espresso

Il nuovo libro di Xiaolu Guo, I nove continenti, ha ricevuto una segnalazione sul settimanale L’Espresso nella rubrica di Sabina Minardi Freschi di stampa.

I nove continenti

I nove continenti, di Xiaolu Guo

In libreria dal 14 giugno

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In questo memoir tra la Cina e il Regno Unito, tra l’infanzia al villaggio e la vita adulta nella nuova Pechino trasfigurata dalle Olimpiadi, tra le opprimenti regole del caseggiato comunista e l’illusione di libertà della Londra anni Novanta, Xiolu Guo mette in scena se stessa. Sul filo di una scrittura degna della miglior fiction, pesca a piene mani dentro al repertorio delle antiche favole cinesi come della propaganda di regime, facendo della propria solitudine british un tema di indagine. Decisa a non celare nulla del proprio passato, nemmeno le esperienze più atroci, trasforma se stessa in protagonista di un romanzo di formazione, cercando le ragioni della propria vocazione artistica, trovando le coordinate della sua maturità di madre, film maker e scrittrice.

“Stavolta, ho pensato, non ho scuse da opporre. Nessuna. Potrei andare a chiudere definitivamente i conti in sospeso. Sono solo dodici ore di volo, posso farcela. Durante tutta la mia vita adulta ho evitato il più possibile di tornare nella mia casa d’infanzia. Shitang, il paesino di pescatori nel quale sono stata testimone della povertà e della depressione dei miei nonni, è un luogo che ho finito per detestare. Wenling, dove ho trascorso l’adolescenza, culla dei miei rapporti travagliati con le autorità, mi ripugnava. Quando nel 1993 me ne sono andata per studiare a Pechino, ho promesso a me stessa: è finita, in questo buco soffocante non ci torno più. Dieci anni dopo, quando ho lasciato la Cina per l’Inghilterra, mi sono detta: d’ora in poi, basta lavaggi del cervello ideologici. Non mi lascerò intralciare dalle mie putride radici contadine. Ora però è giunto il momento di affrontare il passato. Di provare a spiegare alla mia famiglia come ho vissuto in tutti questi anni. Dopo tutto, un giorno dovrò spiegarlo anche a mia figlia. Proprio come ha detto James Baldwin: Dillo. Va’ a dirlo alla montagna, dillo ai tuoi famigliari, alle anime vive e a quelle morte. Dovrò affrontarli, uno a uno. Non ho scampo. Così, cinque giorni prima della festa del Qingming, ho avvolto la mia bambina più al caldo che potevo e ho preso un volo per tornare dov’è iniziata la mia vita”.

Vincitore del National Book Critics Circle Award
Tra i finalisti del Costa Biography Award
Tra i finalisti del Jhalak Prize
Tra i finalisti del Rathbones Folio Prize 2018
Tra i libri dell’anno consigliati dal Sunday Times «Emozionante, intenso e ironico» Lara Feigel, Financial Times

Traduzione di Gaia Amaducci

La Cina sono io su Penne d’Oriente

Il blog Penne d’Oriente ha parlato di La Cina sono io, di Xiaolu Guo, soffermandosi in particolare sulla trama e sulle connessioni della storia con le vicende di piazza Tienanmen.

Il romanzo La Cina sono io è denso di storia e di trama. La protagonista è Iona Kirkpatrick, una giovane londinese che si occupa di traduzioni dal cinese, la sua vita viene sconvolta quando riceve un pacco da una casa editrice anonima. La busta contiene parte di una fitta corrispondenza e pagine di un diario, Iona non sa da dove arrivino né chi possa avergliele mandate. Sono in cinese ed è evidente che si pretende da lei la traduzione di quegli scritti. La giovane, da subito incuriosita, inizia a dedicarsi a quel lavoro inaspettato.

(continua su Penne d’Oriente)

Da La Cina sono io, di Xiaolu Guo

Quello a cui Iona non riesce a dare un senso, però, è perché un poeta della Cina rivoluzionaria sia passato dal cuore di Pechino a un angolo tanto remoto del pianeta quanto la Nuova Zelanda. La libertà era così difficile da trovare? Torna alla pagina dei Poeti Oscuri e legge di come Gu Cheng si era coltivato da solo una foresta di bambù come barriera intorno alla sua casa sull’isola, di come aveva vissuto in semplicità con moglie e figlio senza quasi alcun contatto con il mondo esterno. Iona dà una scorsa all’articolo. Ci sono altri estratti di poesie, altri commenti analitici. Si sente stanca e ha gli occhi appannati. Salta all’ultimo paragrafo e ha uno shock: l’8 ottobre del 1993 Gu Cheng ha ucciso sua moglie e suo figlio con l’ascia che usava per tagliare la legna e poi si è impiccato. L’articolo lo dice in maniera cruda, non aggiunge dettagli né un movente. Nonostante le poche informazioni, Iona si forma delle immagini incredibilmente vivide. Vede l’ultimo giorno del poeta. Il rumore della barriera di bambù che scricchiola al vento. Forse l’aria era gelida. Conosce quella sensazione. La foschia azzurrina che sale dall’acqua per avvilupparti e rende lo spazio ghiacciato e desertico, il morso feroce del vento che ti azzanna la pelle.

Da La Cina sono io, di Xiaolu Guo

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La storia di Xiaolu Guo, e del suo villaggio diventato città

Xiaolu Guo, autrice con Metropoli d’Asia di La Cina sono io e 20 frammenti di gioventù vorace, racconta sul Guardian la sua storia e soprattutto la storia della sua città, Wenling, che da quando la scrittrice era adolescente si è trasformata da un viaggio senza neanche un semaforo a una città da più di un milione di abitanti. Come ricorda nel suo blog sul Corriere della Sera Marco Del Corona, che ha segnalato l’articolo, la città si trova non lontano da Wenzhou, da dove provengono quasi tutti i cinesi che arrivano in Italia.

Nel racconto di Xiaolu Guo si può leggere come sia drasticamente cambiato il paesaggio urbano, così come le abitudini delle persone che ora possono raggiungere comodamente Shanghai con l’alta velocità. Con l’industrializzazione – ricorda Xiaolu Guo – arriva anche il cancro, che porta via i suoi genitori.

I grew up in a semi-tropical southern village, and that village grew up with me. We both underwent huge changes. I went from being a skinny, snot-nosed, lonely girl into an adolescent hungry for escape, while my village grew from a small agricultural town (Xian), into a bustling city (Shi) of 1.4 million inhabitants.

Today, Wenling is a typical medium-sized metropolis in Zhejiang province, southern China. Like many of the hundreds of Chinese towns that have grown into cities over the past 30 years, it is full of brand-new but cheaply constructed skyscrapers, casting shadows on rough-looking peasants, their root vegetables stuffed in shoulder bags as they trudge along newly paved highways.

(continua a leggere sul Guardian)

grenko.prudence@mailxu.com lubell_rhu@mailxu.com friis.jahan llanezrhu