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    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
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Tutti i post su tew bunnag

Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

«Ci sono casi di Alzheimer nella sua famiglia?»
Clare esitò a rispondere, non perché non ricordasse, ma perché il ricordo era carico di dolore.
«Sì», disse alla fine, con una lieve sfumatura di vergogna, «mio padre».
«Ah. A quanti anni?»
«Sessantadue» rispose. Troppo giovane.
«Quasi la stessa età che ha lei adesso…».
L’espressione del medico lo tradì.
Sì, lo so, pensò lei. Si chiama insorgenza precoce. Ero con lui. Ho convissuto con il suo panico e il suo coraggio.
Aveva visto la compassione sui volti degli amici di suo padre, e dei loro parenti, che alla fine smisero di andarlo a trovare. Era troppo sconvolgente vedere quell’uomo, un tempo cordiale ed estroverso, dimenticare dove si trovava, dimenticare i loro nomi, dimenticare se stesso. E adesso era lei a trovarsi all’inizio di quel viaggio.
«Qualsiasi cosa accada, la vita continua». Mentre le stringeva la mano per congedarla, il medico cercò di rassicurarla.
Per un momento le venne voglia di dargli uno schiaffo per quell’osservazione così banale da risultare offensiva e dirgli: «Non mi tratti con condiscendenza». Ma si trattenne.
«Sì, suppongo sia così», rispose.

Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

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Da Il viaggio del Naga, di Tew Bunnag

Quando Eduardo la scaricò, Marisa si sentì umiliata come chiunque sia stata presa in giro, indotta a credersi oggetto di un amore speciale e di devozione quando invece era solo un costoso giocattolo che ormai non divertiva più. Per tre anni aveva fluttuato come in un sogno, con la vaga idea che alla fine avrebbe lasciato Bangkok e il mondo a lei familiare per cominciare una nuova vita in Europa. Non aveva mai e poi mai dubitato dei sentimenti di Eduardo. Aveva rifiutato parti che le erano sembrate inadatte e accettato sempre meno inviti ad apparire in televisione. Dentro di sé sentiva che il piccolo, pettegolo mondo thai dello spettacolo le stava stretto. Era pronta per un palcoscenico più grande. Non vedeva l’ora di una nuova vita in una nuova terra e di reinventarsi in qualunque cosa desiderasse. Ma dopo lo shock di ritrovarsi abbandonata e sola ancora una volta, il brusco ritorno alla realtà le rivelò tutte le crepe nelle sue difese.

Da Il viaggio del Naga, di Tew Bunnag

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Tew Bunnag sulla morte di Re Rama IX

In un più ampio articolo pubblicato da Pagina99 di Massimo Morello sulla morte di Re Rama IX, il sovrano tailandese recentemente scomparso, viene inserito un intervento di Tew Bunnag, autore con Metropoli d’Asia di Il viaggio del Naga e Cortina di pioggia. La sua opinione è che si entrerà in un’epoca di incertezza e fragilità, essendo venuta a mancare una figura paterna che infondeva sicurezza.


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Da Le torri del silenzio, di Cyrus Mistry

Immerso in quei pensieri, non ho notato un uomo particolarmente magro e cadaverico, con una grossa verruca sulla fronte, seduto nella veranda in mezzo a una folla di famigliari e amici. Neppure lui mi ha visto mentre mi avvicinavo. Era semplicemente distratto, o forse troppo inebetito dalle lunghe ore di preghiera? Con una gamba incrociata sull’altra, agitava con vigore il piede puntato all’insù mentre muoveva le labbra, senza emettere suoni, concentrato su un libro di preghiere molto piccolo ma voluminoso.
Mentre gli passavo accanto, ho sfiorato con la gamba la scarpa dell’uomo che dondolava. Un incidente, è chiaro, ma quell’uomo all’apparenza così preso dalle preghiere, così dimentico di ciò che lo circondava, ha ripreso vita di colpo. È balzato in piedi con uno scatto da giocattolo a molla e ha iniziato a tremare come una foglia. Alcuni dei presenti hanno notato che stava accadendo qualcosa di straordinario. Quella figura ossuta ha cominciato a emettere ronzii sonori e insistenti, come un’ape furibonda. Mi stava dicendo qualcosa, con ogni probabilità mi insultava, protestando perché lo avevo contaminato: ma lo faceva senza parole, senza aprire le labbra che restavano sigillate.

Da Le torri del silenzio, di Cyrus Mistry

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Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

La situazione in cui ci troviamo ci ha obbligati a tornare al presente e a una semplicità che avevamo dimenticato. Ha fatto anche avvicinare ulteriormente i pochi di noi rimasti in questo edificio. Siamo circondati costantemente da morte e incertezza. Penso che dalla condivisione di questa situazione difficile sia sorto qualcosa di positivo e mi ritrovo a chiedermi: l’alluvione, terribile com’è e con tutte le sofferenze che ha portato e porterà, può davvero rappresentare l’eliminazione di tutto ciò che è marcio in questa città, la fine del ciclo di consumismo aggressivo e avidità che ci hanno divisi? Può promuovere un senso di comunità e collaborazione che farebbe una differenza sostanziale nella nostra società? Posso solo pregare che sia vero.
Circondato da tanta incertezza, non sono più preoccupato per la precarietà della mia salute. Non ho più così tanta paura di morire. Spero che questo coraggio duri fino alla fine.

Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

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Da Il viaggio del Naga, di Tew Bunnag

Ma un pomeriggio, sul finire della stagione delle piogge, tutto cambiò. Le telefonò chiedendole di raggiungerlo subito in ambasciata. Non l’aveva mai fatto prima ed era ancora più inconsueto perché si sarebbero dovuti incontrare solo poche ore dopo, per la cena. Disse che non poteva spiegarsi al telefono, lasciando Marisa in uno stato d’animo di vaga aspettativa mentre procedeva nel traffico verso l’ambasciata. Pensò perfino che lui fosse impaziente di vederla perché la desiderava. Ma quando arrivò sul posto e fu accompagnata in una saletta da un compassato funzionario, capì che c’era qualcosa che non andava. Eduardo entrò ma non la baciò. Poi, senza preavviso, lisciandosi la barba ben curata e girando intorno a un tavolo di marmo come se fosse sottoposto alla pressione di una grave crisi diplomatica, dichiarò che non potevano più vedersi, che a breve avrebbe lasciato Bangkok, che lei avrebbe dovuto portare via subito tutte le proprie cose da casa sua. Disse che gli dispiaceva, ma non spiegò in alcun modo il suo comportamento.

Da Il viaggio del Naga, di Tew Bunnag

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Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

Mangiamo finché c’è luce. Durante queste cene mi riferiscono le notizie che hanno sentito alla radio o i pettegolezzi locali. Aspetto con ansia questi incontri quotidiani. Per fortuna, nonostante nessuno di loro tocchi alcolici, non sono infastiditi dal fatto che io mi porti il mio bicchiere di whisky. Normalmente ci separiamo subito dopo aver finito di mangiare. A volte però uno di loro inizia a parlare, ricordando eventi di prima dell’arrivo dell’inondazione, come se sentissero il bisogno di restare legati a un passato che sta scomparendo. Li ho già sentiti quasi tutti, ma mi stupisce il modo in cui riescono a continuare ad aggiungere particolari ai loro ricordi. Mi accorgo sempre di più che le loro storie irrompono nella mia mente e si mescolano con le mie reminescenze delle cose successe, di quelle che sarebbero potute succedere e di altre scivolate fuori da tempi remoti. Così l’acqua dissolve i confini tra le nostre realtà separate. Trasportate dalla stessa corrente, le nostre esperienze stanno iniziando a fondersi in una massa informe.

Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

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Da Il viaggio del Naga, di Tew Bunnag

Con Eduardo B. era diverso. Probabilmente, se si fossero incontrati quando lei era più giovane, Marisa non ne sarebbe stata per niente impressionata: era un tipo tranquillo, senza pretese, diverso dagli uomini che aveva conosciuto. Durante la loro prima conversazione non lo trovò attraente né interessante, solo un altro farang dall’aria persa e intimorita a Bangkok. Non aveva nulla da offrirle se non un aspetto passabile – capelli sale e pepe, baffi curati, abbronzatura mediterranea – e modi eleganti da gentiluomo europeo. Lei, invece, l’aveva ovviamente colpito e la sua insistente attenzione la lusingò in una fase della vita in cui non si sentiva sicura di sé. Pian piano permise a se stessa di farsi sedurre dal suo charme, finché un giorno si svegliò e scoprì che se ne era innamorata. Questo la spaventò e allo stesso tempo le fece piacere perché, a dispetto dei ruoli romantici che aveva interpretato al cinema e in televisione, non aveva mai pensato che avrebbe provato l’inebriante esperienza di innamorarsi per davvero.

Da Il viaggio del Naga, di Tew Bunnag

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Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

Quando cala la notte si diffonde un’atmosfera inquietante. In questi giorni non si vede in giro anima viva; un tempo invece le strade erano animate da venditori che spingevano le loro bancarelle mobili dai vicoli bui alle strade principali. Ora, invece di sgargianti luci al neon, sulle nostre finestre brillano le luci tremolanti delle candele, che attenuano il buio ma illuminano solo per il tempo di preparare la cena. È sorprendente come ci adattiamo in fretta ai ritmi imposti dalle circostanze, mentre prima davamo tutto per scontato. Lo strato di rumore che era parte integrante della città – le sirene della polizia, la musica martellante, i clacson strombazzanti, lo sferragliare dei macchinari, gli strilli e le urla delle liti – è svanito cedendo il passo a un silenzio insolito, profondo, vibrante, che di tanto in tanto viene interrotto dal guaito di un cane affamato: un lamento disperato che fluttua sopra i tetti.

Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

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Da Il viaggio del Naga, di Tew Bunnag

Da circa due decenni la vita di Marisa suscitava l’ammirazione e la benevola invidia di un’intera generazione di donne thai, perché era una favola divenuta realtà. Le sue fan conoscevano la leggenda a memoria. Originaria di un’umile famiglia di Saraburi, a sedici anni era stata scoperta da un agente che un pomeriggio, casualmente, l’aveva vista aiutare la madre al suo banchetto di zuppe. La bellezza e il portamento di Marisa l’avevano colpito al punto che, tornato nella capitale, aveva persuaso uno studio di produzione a occuparsi di lei e a pagarle lezioni di canto e recitazione. Quella fiducia fu ricompensata quando, meno di un anno dopo, ottenne la sua prima parte in un musical romantico chiamato Dignità e passione e rubò la scena alla protagonista. Prima di compiere venticinque anni, Marisa aveva già girato diversi film ed era una delle star più famose della Thailandia. Il suo volto sorridente appariva sulle copertine delle riviste e sui cartelloni pubblicitari di tutto il Paese. La sua pelle chiara, i lineamenti affilati che suggerivano un sangue misto, l’onda morbida dei capelli corvini, i denti scintillanti, gli occhi sorridenti e la figura perfettamente proporzionata diventarono il parametro di bellezza con cui tutte dovevano misurarsi. La sua era la storia di un successo nazionale. Per i dieci anni successivi le offerte piovvero. Appariva ovunque: film di kung-fu, storie d’amore, telenovele. Se una produzione straniera girava un film in Thailandia e aveva bisogno di una bellezza locale, di solito sceglieva lei. Si disse che l’unico motivo per cui non aveva mai raggiunto la fama internazionale fosse la sua paura di volare, che le impedì di viaggiare fuori dalla Thailandia. La fama che aveva nel suo Paese, tuttavia, era più che sufficiente. Quando il suo nome era legato a un progetto, il successo di pubblico era garantito.

Da Il viaggio del Naga, di Tew Bunnag

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shandley standing-ruth stepnowskimaya@mailxu.com