Da La Cina sono io, di Xiaolu Guo

Brandon varca la cancellata del Centro Rimpatrio Forzato con la sua pizza ai peperoni e il suo caffè annacquato. Oggi non ha buone notizie per Jian. Supera due operai in tuta blu arrampicati su una scala a pioli che stanno portando giù il cartello Centro Rimpatrio Forzato di Dover. Rimontano sulla scala a pioli e Centro Rimpatrio Forzato diventa Centro Detenzione. Brandon alza gli occhi; nel cielo vagano pesanti nuvole nere. Cade la pioggia, che bagna all’istante il cartello appeso da poco dagli operai.
Un operaio si rivolge al collega. «Ma rimpatrio forzato e detenzione non sono la stessa cosa? La maggior parte degli stranieri che tengono chiusi qui saranno rimandati indietro, no?».
Brandon è bombardato dalle gocce di pioggia. Corre nell’edificio per ripararsi.
La pioggia picchietta la finestra vicino a Jian. Quando Brandon comunica le ultime notizie, Jian si china sul planisfero, quasi a volersi fondere in quella superficie di carta. Le autorità inglesi stanno chiudendo la porta agli immigrati; rifiuteranno quasi il 90 per cento delle domande in base al nuovo sistema a punti.
«Jian, cerca di capire, in questo Paese non c’è spazio per altre persone. Questa non è la Cina!»
«In quanti siete?» chiede Jian.
«Sessanta milioni, inclusi i gallesi e noi scozzesi. È tantissimo per un’isola così. Non è come in Svizzera, che sono solo in sette milioni!».

Da La Cina sono io, di Xiaolu Guo

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Annie Zaidi e la borghesia

Nel suo ultimo interventu su D – la Repubblica delle Donne Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, fa il punto su come le diversità in India stiamo subendo un processo di appiattimento. Questo avviene in vari ambiti culturali, trascinati dal gusto della borghesia e da esigenze di omologazione legate al turismo.

Da E adesso?, di A Yi

A pranzo ho cominciato a stare più attento ai soldi e per andare in stazione ho usato i mezzi. Molto prima di arrivare, ho tolto la batteria al cellulare.
Nel piazzale c’è un muro con un’enorme mappa della Cina, davanti al quale le persone guizzavano come pesci. Mi sono fermato lì e mi sembrava di essere immerso nel fiume del tempo. Il giorno dopo, al mio posto ci sarebbe stato il capo della polizia, con il medesimo interrogativo: «Dove si rifugerebbe un criminale?». Io avevo un’infinita gamma di possibilità, ma lui sarebbe stato costretto a ricorrere al rasoio di Occam, limitandosi a due ipotesi: 1) un luogo in cui ha un interesse particolare o un legame affettivo; 2) un luogo in cui conosce qualcuno.
Per il resto era in mano al destino.

Da E adesso?, di A Yi

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Annie Zaidi e lo smog in India

Nell’ultimo intervento su D – la Repubblica delle Donne, Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, parla di come sia aumentato l’inquinamento a Delhi, fino a farla diventare quella che secondo alcuni è la città più inquinata del mondo. Secondo la scrittrice indiana l’arrivo delle multinazionali nell’agricoltura ha contribuito influendo su alcune abitudini legate alla tempistica della bruciatura dei resti del raccolto.

Da Il mio ragazzo, di R. Raj Rao

Il ragazzo era tornato a rispondere a monosillabi. Yudi rimase in silenzio per qualche istante, mentre il treno sfrecciava tra Mahalakshmi e Lower Parel. Sul volto gli era scesa un’ombra di tristezza, che gli conferiva un’espressione corrucciata. Il sesso occasionale era così strano. Incontravi uno, ci diventavi intimo per poche ore, per non dire minuti, e poi gli dicevi tanti saluti – magari per sempre. Le possibilità di rivedersi erano minime, specie a Bombay. Yudi cercava di non farsi coinvolgere dai suoi partner, altrimenti la sua vita sarebbe stata uno strazio perpetuo.
Mentre il treno rallentava, la malinconia svanì.
«Vuoi che venga con te?», gli chiese il ragazzo.
La domanda colpì Yudi come un fulmine a ciel sereno.
«No, no», disse, irritato. «Come puoi venire con me?».
Il ragazzo si alzò e si diresse alla porta. Il cuore di Yudi prese a battere veloce. E se il ragazzo si fosse rifiutato di andarsene senza aver battuto cassa per la prestazione? Era la sua cosiddetta prova del nove: se i tipi tentennavano, una volta giunto il momento di separarsi, voleva dire che pretendevano la mazzetta.

Da Il mio ragazzo, di R. Raj Rao

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Da Malesia Blues, di Brian Gomez

Poi c’erano i tipi strani.
Un cliente fisso le faceva mettere la sari e la inseguiva per tutta la stanza al suono di una canzone di un film di Bollywood a tutto volume. Le aveva fatto anche imparare a memoria il testo. Quando Ning l’aveva memorizzata tutta, le aveva chiesto di sposarla.
C’era un nano che le faceva mettere due grosse cuffie stereo sulle orecchie e si faceva chiamare Maestro Yoda mentre lo facevano. Lui la chiamava Leila.
Ma anche questi erano innocui, in fondo.
E poi c’erano i violenti.
Si era abituata a quasi tutto, ormai. Era necessario, nel suo campo. Di tanto in tanto, però, spuntava uno come l’Arabo. Quello gliele aveva date fi no a farla…
Si costrinse a smettere di pensare a lui. Era una bella serata. Ed era di ottimo umore. Niente pensieri neri, quella sera. Tariffa tripla! E senza contare la mancia!

Da Malesia Blues, di Brian Gomez

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Shih-Li Kow ha vinto il Prix du Premier Roman 2018

Il libro di Shih-Li Kow pubblicato da Metropoli d’Asia, La somma delle nostre follie, ha vinto la sezione di letteratura straniera del Prix du Premier Roman 2018, riconoscimento dedicato agli scrittori esordienti tra i 18 e i 30 anni.

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Da Svegliami alle nove domattina, di A Yi

Strofinava con perizia, scrupolo, durezza, come se stesse raschiando le assi di una porta, e mentre cercava di infilargli l’abito funebre si accorse che le sue mani, un tempo tornite e possenti, avevano perso peso, pendevano a casaccio, e tutto quanto il suo corpo ondeggiava avanti e indietro seguendo la gravità terrestre come la testa di un neonato insonnolito. «Mettiti a sedere», gli ordinò a mezza voce, e nel suo tono rabbioso si sentiva che lei era la moglie abbandonata, che sarebbe stata in eterno la sua sposa (la sola, per meglio dire), la somma di tutte le sue donne, moglie, sorella, madre. «Sono dieci anni e passa che ostenti la tua forza, ti prego, adesso alzati».
«Si è solo appisolato, non può essere morto». Jin Yan, che era nativa dello Hubei, continuava a sbandierarlo ai quattro venti.

 Da Svegliami alle nove domattina, di A Yi

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Da Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-ha

Quella partita si stava svolgendo in una vecchia osteria, infognata nel vicolo di un minimarket aperto tutta la notte, di fronte alla stazione di Sadang. In una delle sue salette, K stava pescando alcune carte di hwat’u: ciliegio e lespedeza. In totale erano sette kkŭt. Scrutò le espressioni degli altri. Uno dei giocatori abbandonò la partita, mentre gli altri si misero a puntare banconote da mille won.
«Passo».
K gettò sul tavolo le sue carte. Aveva un punteggio troppo basso per proseguire. Gli sguardi delle persone si muovevano freneticamente. I muscoli degli occhi del signor Yi, tassista dei trasporti Sŏngbo, si contrassero: era più che evidente che gli era capitata una mano niente male. Rilanciò di diecimila won. Il tassista Kim, dei trasporti Kyŏnggi, decise di continuare, mentre tutti gli altri si ritirarono. Il signor Yi scoprì le sue carte. Con un kabo si aggiudicò la partita. Kim aveva appena cinque kkŭt, forse aveva voluto vedere solo perché era convinto che l’avversario stesse bluffando.
«Oggi la fortuna non gira proprio!», esclamò alzandosi di scatto. «Io salto una partita ma torno subito, quindi non azzardatevi a muovervi da qui».

Da Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-ha

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Annie Zaidi e il movimento Me Too in India

Nel suo ultimo intervento su D – la Repubblica delle donne, Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, parla del recente successo del movimento Me Too in India. Diverse iniziative hanno portato a un aumento della sensibilità generale sul tema, anche grazie all’aiuto dei social network.

pannenbackernatividad@mailxu.com mcspirit-natividad@mailxu.com guenin