• Chi siamo

    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
  • Libri

  • Parlano di noi

    • Ayu Utami su Alias
    • L’impero delle luci segnalato su Internazionale
    • Metropoli d’Asia sulla Rivista Tradurre
    • Shih-Li Kow ha vinto il Prix du Premier Roman 2018
  • Autori

Da E adesso?, di A Yi

Steso sul pavimento, in un momento di tristezza pre-partenza, ho telefonato a mia mamma. Era la prima volta che prendevo l’iniziativa. Litighiamo sempre.
Alla morte di mio padre, lei non ha versato una lacrima, anzi, si è lanciata senza paura negli affari. Vende all’ingrosso generi alimentari e bevande, anche se lei poi beve solo acqua calda. Quando arriva un carico di merce, ogni tanto trasporta lei gli scatoloni pur di risparmiare i soldi del facchino. Appena prendevo una merendina, diceva che era dannosa per la salute,perché è fritta nell’olio adulterato. Ribattevo che un grande marchio non può permettersi di truffare i clienti. Ma per lei era denaro buttato: «Se ne do una a te, per recuperare devo venderne almeno cento».
«Ma per cosa li guadagni i soldi?»
«Per te, per cosa se no?!»
«Li guadagni per me e poi non mi lasci mangiare?»
«Sono per il tuo futuro».
«Se mi viene il cancro e non riesco a mandare giù nulla, non sarà tutto inutile?» A quel punto avevo gettato la merendina. «Non riesci già più a inghiottire?» commentava lei, acida. Ero convinto che le interessassero soltanto i soldi. Ogni volta che finivo una merendina, nel suo sguardo leggevo la condanna dello spreco. Tra mille yuan e me, avrebbe scelto i mille yuan. Poi ho guardato la situazione sotto un’ottica diversa. I nostri continui e assurdi litigi avvenivano perché si preoccupava per la mia educazione. Da donna non istruita, l’unica cosa che sapeva, per esperienza personale, era guadagnarsi da vivere con il sudore, ed era l’unico potere che aveva su di me.

Da E adesso?, di A Yi

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Ayu Utami su Alias

Il supplemento del manifesto, Alias, ha dedicato un articolo alla Sastra Wangi, movimento letterario femminile nato in Indonesia alla fine della dittatura di Suharto, in conclusione degli anni ’90. Nel farlo parla di Ayu Utami e del suo Le donne di Saman, pubblicato da Metropoli d’Asia, considerato il libro iniziatore del fenomeno.

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Da Il viaggio del Naga, di Tew Bunnag

Il benefattore che entrò nella sua vita come un cavaliere dall’armatura scintillante offrendole tutto ciò che lei desiderava era proprio un principe, benché di grado minore, un momrajawong, rampollo di una lunga stirpe nobiliare che aveva servito il Paese in vari incarichi ministeriali. Khun Chai Noi aveva poco più di vent’anni e aveva studiato in America. Dopo la laurea aveva passato altri due anni a New York facendo stage in varie società di produzione cinematografica. La sua ambizione era fare cinema nel proprio Paese, dove gli sembrava ci fossero infinite possibilità che aspettavano solo di essere colte, abbondanza di materiale per le trame che aveva in mente e ricchezza di nuovi talenti. Voleva produrre film che diventassero successi sia di botteghino sia di critica. Sentiva che l’industria cinematografica thai, con il suo aiuto, sarebbe diventata adulta.

Da Il viaggio del Naga, di Tew Bunnag

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Da La ragazza del karaoke, di Claire Tham

Il cielo del mattino era coperto. Ammassi di nuvole increspate e gonfie, che più di ogni altra cosa ricordavano campi su campi di grigi topi morti, incombevano bassi sull’orizzonte. Una giornata grigio topo. Di solito, al vicecommissario Wong Cheung Fai le giornate grigio topo piacevano, con il sole velato e l’aria fresca sulla pelle. Ma quella volta no.
Si era messo a correre mentre attraversava il prato verso la piscina e si fermò scivolando vicino a una sdraio, guardando il corpo della ragazza che galleggiava a faccia in giù dentro la piscina. Era nuda, probabilmente dell’Asia orientale a giudicare dalla tonalità della pelle, con i lunghi capelli neri allargati come una coda di pavone lungo la schiena. Ben fatta, anche, osservò, senza completo distacco professionale: il busto snello, le gambe lunghe e toniche. In piedi doveva essere stata almeno un metro e settantacinque, alta e flessuosa. Così diversa dalla compattezza bassa e nervosa di sua moglie; eppure nel corpo della ragazza c’era qualcosa di stranamente familiare, che però non riuscì a individuare immediatamente. Sulla spalla sinistra si avvolgeva il piccolo tatuaggio iridescente di una libellula. Galleggiava dolcemente, poco al di sotto del pelo dell’acqua; sembrava quasi che dormisse.
Un venticello leggero agitò la superficie della piscina e i capelli della ragazza si mossero; per un attimo sembrò quasi che stesse per rialzare la testa e uscire dall’acqua e Cheung Fai sentì qualcuno trasalire – lui stesso – prima di rendersi conto che era solo un effetto del vento.

Da La ragazza del karaoke, di Claire Tham

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Annie Zaidi e la guerra

Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, parla nel suo intervento su D – la Repubblica delle Donne della guerra e delle sue conseguenze economiche e sociali, alla luce del riaccendersi di alcune recenti tensioni tra India e Pakistan.

Da Svegliami alle nove domattina, di A Yi

«Andate a cercare un medico, fatelo visitare», implorava. Ma loro si mostrarono seccati (per giunta stava parlando in falsetto) e quasi la spinsero fuori, quasi la cacciarono fuori dalla stanza, mentre lei, accovacciata sulla soglia, ripeteva che era ubriaco fradicio, finché Hongbin non le ruggì di levarsi di torno. Lei, obbediente, uscì, e in quel momento si sentì di colpo sollevata, tra le lacrime si lasciò sfuggire persino un sorriso, ma subito dopo il terrore tornò a impadronirsi di lei. Il fatto che l’avessero cacciata (privandola così dello status di parente del defunto), sospettava, presagiva alla sua identificazione come colpevole. Continuava a rivolgere lo sguardo in alto verso il cielo indaco, un cielo che sembrava sul punto di disintegrarsi, di collassare, così raggiante che era impossibile trattenere le lacrime.

 Da Svegliami alle nove domattina, di A Yi

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L’impero delle luci segnalato su Internazionale

In un articolo dedicato alla Corea del Sud e in particolare al quartiere Gwanghuidong di Seul, una sorta di enclave dell’Asia centrale in città, viene segnalato tra i libri per conoscere meglio il paese L’impero delle luci, di Kim Young-ha, pubblicato da Metropoli d’Asia.

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Da Memorie di un assassino, di Kim Young-ha

Stamattina credo di non aver riconosciuto Ŭnhŭi. Adesso sì, invece. Meno male. Il dottore mi aveva preannunciato che prima o poi anche lei sarebbe scomparsa dai miei ricordi e che avrei conservato solo la sua immagine da piccola. Come posso proteggere una persona di cui ignoro l’esistenza? Ora ho messo la sua foto in un medaglione e lo porto appeso al collo. «Non servirà a granché», ha commentato il medico. «A scomparire per primi saranno proprio i ricordi a lei più vicini».
«Ti prego, risparmia almeno mia figlia», mi aveva supplicato in lacrime la madre di Ŭnhŭi. «Va bene», le avevo risposto. «Sarai accontentata». E come vedete finora non sono venuto meno al mio impegno. Detesto le persone che fanno promesse al vento, e per questo cerco di rispettare le mie. Il problema è che ora non posso più garantire nulla per il futuro. Lo scrivo qui di nuovo perché non mi passi mai di mente. Non posso assolutamente permettere che Ŭnhŭi venga assassinata.

Da Memorie di un assassino, di Kim Young-ha

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Metropoli d’Asia sulla Rivista Tradurre

La Rivista Tradurre propone in un articolo una panoramica sulla letteratura cinese in Italia negli ultimi dieci anni.

Si passano in rassegna case editrici e iniziative, individuando alcune linee di tendenza.

Veniamo inevitabilmente citati anche noi:

 

Accanto a questi casi pionieristici, a partire dalla fine degli anni duemila Metropoli d’Asia, anch’essa di Milano, ha selezionato un catalogo di opere rappresentative della letteratura urbana (e non solo) della macroarea asiatica, con particolare attenzione al mondo sinofono e cercando di mantenere un certo grado di continuità editoriale. Dopo diverse opere di Zhu Wen, Han Han e, più recentemente, della scrittrice sino-britannica Xiaolu Guo (che tuttavia scrive in inglese), sono apparsi tre romanzi riconducibili – benché solo lontanamente – ai generi del giallo e del noir, ovvero Oggetti smarriti di Liu Zhenyun (Liu 2016), E adesso? e il fortemente sperimentale Svegliami alle nove domattina (A 2016 e A 2017), entrambi di A Yi. Merito dell’editore è anche quello di aver presentato al pubblico anche opere in lingua cinese prodotte a Hong Kong e a Singapore, rispettivamente con l’intricato Duplice delitto a Hong Kong di Chan Ho Kei (Chan 2012) e L’atelier di Yeng Pway Ngon (Yeng 2013).

(Continua su Rivista Tradurre)

Da I nove continenti, di Xiaolu Guo

Sono nata orfana. Non perché i miei genitori fossero morti, no, erano entrambi vivi e vegeti. Più che altro mi hanno data via.
Ovviamente non ricordo nulla di specifico dei miei primi due anni di vita. Come nessuno della mia famiglia. Appena nata fui affidata a una coppia di contadini che viveva in un villaggio di montagna da qualche parte della nostra provincia vicino al Mar Cinese Orientale. Parecchi anni dopo, mi dissero che mia madre non aveva potuto allevarmi perché all’epoca mio padre era stato imprigionato in un campo di lavoro. Così i miei primi due anni di vita li trascorsi sul fianco di una montagna. L’unico ricordo che ho è falso, riferito dai miei nonni, i quali raccontavano del giorno in cui la coppia sterile riportò me, la bambina non voluta, dalle montagne fin giù da loro.
Piccolissima, e già data via due volte.

Da I nove continenti, di Xiaolu Guo

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