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    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
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    • Una geografia della letteratura asiatica
    • Scrittori dalle metropoli su L’Espresso
    • Svegliami alle nove domattina su Left
    • Svegliami alle nove domattina su il manifesto
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L’India e i treni

Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, ci porta in lungo e largo per l’India in treno, iconico mezzo di trasporto nel paese seppure meno diffuso che in passato grazie al miglioramento della rete stradale e alla diffusione dei voli.

Partendo da ricordi legati ad alcuni biglietti conservati, la scrittrice rivive il mito del treno attraverso aneddoti personali legati alla varia umanità che si incontrava nei vagoni, soprattutto gli onnipresenti venditori di qualsiasi cianfrusaglia.

Una geografia della letteratura asiatica

Feedbooks ha realizzato una mappa interattiva sull’Asia e la sua geografia letteraria, segnalando anche alcuni titoli di Metropoli d’Asia per quanto riguarda Corea del Sud, Malesia e Singapore. Nell’articolo viene anche riproposta un’intervista ad Andrea Berrini realizzata due anni fa.

Scrittori dalle metropoli su L’Espresso

Su L’Espresso Marco Belpoliti ha parlato del libro di Andrea Berrini, Scrittori dalle metropoli, Iacobelli editore, ricordando con belle parole anche la nostra casa editrice e il lavoro di divulgazione che svolge.

Da Autobiografia di un indiano ignoto, di R. Raj Rao

Quando mi svegliai, scoprii che lo scompartimento era vuoto. La stazione in cui ci trovavamo era strana, diversa da qualsiasi altra stazione avessi visto. Da un lato non c’erano i cartelli nei soliti posti a indicarne il nome. Dall’altro la struttura era differente. L’interno dell’edifi cio era costituito da una serie di enormi archi, che gli davano l’aspetto di una moschea. L’illuminazione era verdognola. Quando uscii, scoprii che tutto l’edifi cio era costruito a forma di fi ore di loto. Allora mi venne un dubbio: era davvero come lo vedevo io, oppure tutto ciò era dovuto all’eroina? Mi stropicciai gli occhi.
Quando l’effetto della droga svanì, cominciai ad avere una vaga idea di ciò che era successo. No, non stavo sognando; l’apparenza non era diversa dalla realtà. Ero involontariamente salito su un treno per il Bangladesh, al confi ne non me n’ero accorto solo perché ero strafatto e rintanato nel bagno. La città in cui mi aveva scaricato la sorte era Dhaka, liberata dal dominio pachistano poco meno di dieci anni prima. Sembrava la fantasticheria di un bambino, quella che ci porta a sospendere volontariamente l’incredulità. Ma una cosa rimase un mistero: come ero salito su un treno a scartamento superiore al normale a Sealdah e uscito fuori da uno a scartamento ridotto a Dhaka. Ancora oggi non so come sia successo. Feci una lunga passeggiata per i vicoli e le viuzze della terra appena scoperta. Percorrevo zone che più tardi avrei conosciuto come Dhanmondi, Motijhul, Jiktuli e Sultan Road, girovagando senza meta. Mi resi conto che ero diventato all’improvviso un immigrato illegale senza documenti in un Paese straniero. Potevo anche fi nire in prigione se mi avessero preso. Questo mi preoccupò. Non riuscivo a sopportare il pensiero della prigione dopo così tanta libertà. Ma era altrettanto poco probabile che potessi tornare in India nel modo in cui ero arrivato.

Da Autobiografia di un indiano ignoto, di R. Raj Rao

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Svegliami alle nove domattina su Left

Il nuovo libro di A Yi, Svegliami alle nove domattina, recentemente pubblicato da Metropoli d’Asia, ha ricevuto una segnalazione sulla rivista Left.


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Da Il mio ragazzo, di R. Raj Rao

Stando a quanto diceva il display, il prossimo treno arrivava solo ad Andheri. Un dubbio traversò la mente di Yudi e del ragazzo, nello stesso momento. Avrebbero viaggiato insieme, oppure Yudi sarebbe andato al binario tre per prendere un rapido per Virar? Dopo un attimo decisero che avrebbero preso insieme il locale, a Lower Parel si sarebbero salutati e Yudi avrebbe cambiato treno.
Arrivarono in fondo al binario. Un gruppo di koti gironzolava fuori dal bagno degli uomini. Arrossirono e ridacchiarono quando videro Yudi con il ragazzo, che aveva preso per mano proprio per farli ingelosire.
«Questo è un altro posto famoso per cuccare», lo informò Yudi. «Lo so», fu la risposta.
Yudi si chiese quanto sapesse.
Le checche cercarono d’incrociare lo sguardo di Yudi. Ma lasciarono perdere quando si resero conto che col partner faceva sul serio.
Quando arrivò il treno, i due salirono nel vagone di testa. Yudi sapeva che quella, canonicamente, era la carrozza gay. Comunque la zona-inciucio era limitata agli spazi di passaggio tra le entrate e le uscite dagli scompartimenti. Ma perché la gente ci provasse, il treno doveva essere bello pieno. E a Marine Lines i treni non erano mai strapieni, nemmeno all’ora di punta. E difatti, anche in quel momento, c’erano tanti posti liberi. Yudi seguì il ragazzo e gli si sedette accanto.

Da Il mio ragazzo, di R. Raj Rao

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Annie Zaidi e l’ascensore sociale

In un nuovo intervento su D – la Repubblica delle Donne, Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, parte dalla storia dell’attore Nawazuddin Siddiqui, che prima di diventare famoso in India aveva svolto il lavoro di guardia giurata, venendo anche licenziato, a differenza di altri attori che provengono abitualmente da famiglie più agiate e ricevono agli inizi supporto dalla famiglia.

Da qui una riflessione su alcune discriminazioni e separazioni di spazi comuni nelle case degli abitanti di classi alte che hanno ad esempio ascensori separati per fattorini, addetti alla sicurezza o personale domestico.

Svegliami alle nove domattina su il manifesto

Su il manifesto Simone Pieranni ha recensito Svegliami alle nove domattina, il nuovo libro di A Yi recentemente pubblicato da Metropoli d’Asia. Sullo stesso giornale, sempre a opera di Pieranni, era uscita tempo fa anche un’intervista all’autore, in occasione dell’uscita di E adesso?. Proprio partendo dal confronto tra i due libri si parla ora del nuovo definendolo un’opera più matura e complessa.

Da Malesia Blues, di Brian Gomez

«Terry», disse Pak Jam, chiamandolo mentre stavano uscendo. Sventolò un assegno.
«Cominciate ad andare. Ci vediamo fuori», disse Terry.
«Ascoltami», iniziò a dire Pak Jam, mentre gli dava l’assegno. «Se cambi idea, c’è sempre posto per te su questo palco, d’accordo?»
«Grazie, Pak Jam».
«Il mio numero ce l’hai, vero?»
«Sì».
«Senti, Terry, lo so che non sono affari miei, ma a volte la cosa giusta da fare è la più difficile».
Ci volle qualche istante perché Terry capisse che Pak Jam stava parlando del suo matrimonio con Linda. Pensò che sapesse troppo di frasetta da bigliettino dei biscotti della fortuna per prenderla sul serio, anche se era vera.
«Immagino di sì, lah», disse lui, con un sospiro. Si strinsero la mano e Terry uscì, abbandonando l’unica vita che avesse mai conosciuto.

Da Malesia Blues, di Brian Gomez

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Scrittori dalle metropoli su Pagina99

La rivista Pagina99 ha parlato di Scrittori dalle metropoli, di Andrea Berrini, Iacobelli editore. Vengono presi alcuni piccoli estratti per entrare nell’ampio contesto in cui si muove libro, l’Asia e l’osservazione dei suoi cambiamenti sociali.

garbacz.obdulia@mailxu.com ladwig.lyn@mailxu.com crumpacker-magdalene@mailxu.com