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L’innovazione in Asia, raccontata da China Files sul Manifesto

Dopo il numero inaugurale dedicato alla classe media asiatica, è ora online un altro speciale per iPad a cura di China Files in collaborazione con il Manifesto. Si intitola InnovAsia e racconta di come sta cambiando l’idea di tecnologia e innovazione in Cina e in Asia, con le sue opportunità e i suoi limiti. Se avete iTunes, lo speciale si può scaricare direttamente da questo indirizzo.

La spada della censura

China Media Project aveva ripreso tempo fa due editoriali provenienti da giornali vicini al potere in Cina, simili in particolare per un punto in cui invocavano la necessità di “impugnare la spada” contro le ideologie contrarie al governo diffuse in Rete dalle “forze ostili occidentali”.

Il post propone la traduzione in inglese di entrambi, elemento di per sé interessante perché articoli di questo tipo, con posizioni più legate al governo, ai nostri occhi sono sicuramente più rari da leggere.

I social network e i nomi reali in Cina

Questo articolo di Tea Leaf Nation cerca di fare il punto sull’obbligo di registrarsi sui social network in Cina utilizzando il proprio nome reale, obbligo previsto per legge ma mai del tutto entrato in vigore. L’autore dell’articolo fa un parallelo con il Muro della democrazia, diventato nel 1978 un luogo simbolico di protesta di Pechino, poi chiuso attraverso una sorta di politica dei nomi reali dell’epoca.

Nel mondo digitale le cose però vanno diversamente, e la presenza di più muri, dai confini meno identificabili, rende praticamente impossibile seguire e perseguire tutti i nuovi strumenti di comunicazione.

Il rapporto di Pen International sulla Cina

L’organizzazione Pen International, che si occupa della difesa della libertà di espressione, ha presentato recentemente il suo rapporto intitolato Creativity and Constraint in Today’s China, che sulla base di un arco di lavoro di cinque anni cerca di fare il punto sulla situazione in Cina da questo punto di vista.

Il rapporto tocca molti punti caldi del dibattito su questi temi, concentrandosi poi anche sul ruolo della Rete e su come le cose stanno lentamente cambiando, seppur in un arco di tempo abbastanza ristretto.

Via: Le vie dell’Asia

La Cina ha sbloccato IMDb

Il più popolare database mondiale e sito di informazione sul cinema, IMDb, è tornato liberamente accessibile in Cina, dopo un blocco che durava da più di tre anni.

La censura non era stata motivata, ma probabilmente era dovuta alla comparsa di un documentario sul Tibet nella home page. Molti vedono in questo un segnale che possano a breve sbloccarsi altri siti, in particolare i social network come Twitter e Facebook.

La più grande migrazione della storia, online

Il sito delle ferrovie cinesi è andato diverse volte in tilt prima del Capodanno cinese, a causa dell’alto numero di accessi effetuati da chi, come ogni anno, torna a casa dalle città. Ni Chao è un giovane informatico che, frustrato dalla difficoltà di comprare un biglietto, ha sviluppato un programma che continuasse a provare e riprovare ad accedere al sito, racconta China Files.

L’applicazione è poi stata condivisa in Rete, e utilizzata da molti altri cittadini. Il Ministero delle ferrovie non ha però gradito e ha convocato Ni Chao per una “chiacchierata informale”. Il ragazzo ha fatto però notare che il suo programma era simile a un servizio, peraltro più avanzato e intrusivo, già offerto sul sito del Quotidiano del Popolo.

Tutto su @aiww

Parte una nuova rubrica su China Files, all’interno del blog Ai Weiwei quotidiano, ospitato sempre sullo stesso sito. Si chiama Never retreat, re-tweet ed è dedicata all’aggiornamento settimanale di quanto avviene, giorno per giorno, sul prolifico e molto frequentato account Twitter dell’artista cinese.

Weibo e i disastri naturali

Abbiamo avuto modo di parlare diverse volte di Weibo, il più diffuso social network cinese che spesso dà abbastanza il polso di alcuni umori che serpeggiano nella società, ed è a sua volta esso stesso uno strumento che mescola un po’ le carte in tavola nell’evoluzione del rapporto tra censura e liberta di espressione.

Segnaliamo ora questa raccolta di messaggi, tradotti, inviati a un anno dal disastro ferroviario di Wenzhou e dopo la più recente alluvione di Pechino.

Ne esce un quadro che può apparire insolito, di toni forti e pochi peli sulla lingua.

Via: @simopieranni

Le parole “delicate” del cinese e il loro lessico

China Digital Times parla della “parola della settimana”, in questo caso “porcellana delicata”, ma quello che più conta è che è una di quelle provenienti dal Grass-Mud Horse Lexicon, che si potrebbe tradurre come il “lessico dell’alpaca”, ma c’è anche qui tutta una storia per la quale rimandiamo all’apposita pagina su Wikipedia.

Si tratta di una specie di linguaggio parallelo e allegorico per aggirare la censura. La cosa interessante da vedere è l’archivio di tutte queste parole e espressioni, curato dallo stesso China Digital Times.

Della questione delle sensitive words aveva indirettamente parlato anche Han Han, quando era stato candidato e poi inserito nella lista delle persone più influenti del pianeta secondo Time.

Weibo e i profili a punti

Il frequentatissimo servizio cinese di microblogging Weibo ha introdotto un nuovo sistema di controllo sui contenuti.

Il meccanismo si basa su dei punti che possono essere tolti in base ai contenuti potenzialmente dannosi pubblicati. Quando si arriva a zero l’account viene cancellato.

Secondo alcuni il sistema è stato introdotto sotto pressione del governo, come nuova forma di censura.

howerjazmine@mailxu.com