Tutti i post su traduzioni

Metropoli d’Asia sulla rivista Tradurre

La nostra casa editrice è stata citata dalla rivista Tradurre all’interno di un approfondimento di Norman Gobetti sulle traduzioni e sulle lingue di partenza rispetto alle quali vengono fatte.

Si parla dell’Asia e l’articolo cerca di offrire una panoramica storica sul fenomeno dell’uso di lingue generalmente più note rispetto a traduzioni che avvengono invece direttamente dalla versione originale. Il primo fenomeno non viene necessariamente giudicato come negativo, ma si dà conto anche conto di come storicamente il passaggio da una “lingua ponte” sia considerato come qualcosa da tenere quasi nascosto.

Noi nello specifico siamo citati verso la fine dell’articolo, come esempio di casa editrice che fa della traduzione dall’originale una propria bandiera.

I tesori nascosti nella letteratura cinese

In questo vecchio articolo su China Daily ci si chiede, dopo la vittoria del Premio Nobel per la Letteratura da parte di Mo Yan, quali altre gemme potrebbero nascondersi nella letteratura cinese.

Lo stesso articolo stima il numero dei traduttori in Cina tra i 60 e i 70 mila, ma solo un 10% di essi sarebbe capace di tradurre dal cinese all’inglese. Vengono analizzati vari problemi, principalmente di qualità legata ai ritmi del mercato e di un maggior orientamento sui testi classici piuttosto che sulla letteratura contemporanea.

Addirittura, si presenta anche il caso di un’idea del cinese come lingua troppo complessa da rendere pienamente in inglese, e la presenza di versioni semplificate o accorciate di alcune opere.

Foto: Jago Pauwels

L’Indonesia a Francoforte

Questo articolo del Jakarta Globe fa il punto sulla situazione della letteratura dell’Indonesia, anche in considerazione della sua nomina come paese ospite nell’edizione 2015 della Frankfurt Book Fair.

Per assicurare la partecipazione è stato predisposto un programma governativo, corredato anche da un blog per seguire la marcia di avvicinamento all’evento.

Uno dei problemi principali riguarda la traduzione dei romanzi esistenti in tedesco o in inglese, operazione che alcuni giudicano sia partita troppo tardi e che comunque è solo un primo passo verso l’avvio di una commercializzazione dei volumi su quei mercati.

Via: @AndreaPira

Contributi cinesi (in denaro) agli editori occidentali: il Corriere ci rilancia

Marco Del Corona sul Corriere di Venerdì 4, riprende la questione sollevata da me su Doppiozero e su In Diretta dall’Asia, poi ripresa da China Files. Contributi cinesi all’editoria occidentale, ma solo per tradurre autori iscritti alle Associazioni degli Scrittori ufficiali. Nell’articolo Del Corona afferma che, ufficiosamente, altre case editrici confermano.
La mia domanda è: che fare? E qui non si tratta di essere più o meno ‘corretti’, o ‘etici’: ma di riuscire a cambiare questa situazione spiacevole! Come? Beh, se ci si parlasse, ad esempio. Se i più grandi si muovessero, almeno qualche prima parola tra di noi…

Creative Encounters, seconda edizione

Sono stati da poco pubblicati i progetti 2012-2013 di Creative Encounters: Cultural partnerships between Asia and Europe, un’iniziativa della Asia-Europe Foundation in collaborazione con ArtsNetworkAsia, TheatreWorks e Trans Europe Halles.

Sul sito si possono già vedere le date indicative delle varie iniziative, che includono eventi legati ad architettura, musei, documentari, danza, fundraising e traduzioni.

I Tre Li dei Tang

Itariajin parla dei Tre Li dei Tang – ovverosia Li He, Li Bai e Li Shang -, poeti appartenenti alla dinastia Tang, raccontando in particolare di Li He.

Ne propone anche un suo breve componimento, traducendolo e commentandolo.

50 autori indiani (tradotti in inglese)

La giornalista Nilanjana Roy propone una lista dei suoi migliori 50 autori indiani tradotti in inglese.

Interessante anche la premessa, dove si parla del fatto che da una tradizione di bilinguismo si vada ora maggiormente diffondendo il monolinguismo, con l’inglese in rapida ascesa.

 

 

Questioni linguistiche in Cina

Segnaliamo un interessante articolo dell’Economist, che parte dall’accuratezza linguistica di alcune serie TV storiche che stanno avendo un grande successo in Cina, e sono parlate in cinese mandarino invece che in lingua manciù. Si arriva poi a un’analisi più ampia sulla storia delle lingue e della loro assimilazione.

Via: @CDT

Quattro poesie e un racconto breve

Segnaliamo, dalla rivista indiana Caravan, quattro poesie del poeta sudcoreano Kim Sa-in, con traduzione in inglese (in generale si possono tradurre le poesie? Via al dibattito). Inoltre, dalla stessa rivista, un racconto breve di Gogu Shyamala, tratto dalla raccolta Father May Be an Elephant and Mother Only a Small Basket, But…, in questo caso con delle note alla traduzione.

Sulla questione delle traduzioni in India avevamo già parlato qui e qui.

La guerra (fredda) delle lingue

Una delle architetture piu belle della scintillante Singapore è la National Library, un raffinato esercizio di equilibri di vetro e acciaio bianco, sulla cima del quale spicca, tondeggiante, il POD, una struttura che ricorda lo Scrigno del Lingotto a Torino, appoggiato su un angolo dell’edificio, sporto sulla citta.

Ci si appoggia alla balaustra e ci si gode il passaggio dal giorno alla notte, in questa metropoli che sta diventando una delle piu belle del mondo.

Del resto, non si puo far altro che guardar fuori: la presentazione del nuovo romanzo di Yeng Pway Ngon è interessante, un’ora di discussione serrata, ma rigorosamente in cinese… Non sono l ‘unico sorpreso dalla scelta, ma il romanzo è scritto in cinese complesso (quello di Taiwan, per intenderci, che perfino i nostri traduttori piu esperti fan fatica ad affrontare), il mio amico Pway Ngon si sente piu a suo agio in cinese che in inglese, e…

E a questo punto anche a Singapore si comincia a sentire l’influenza del Dragone. Arriva la letteratura cinese in cinese, se ne prendono le televisioni, e la sua popolazione di origine cinese si chiede perché fare la fatica di comunicare sempre e cominque in inglese, visto che in casa si parla il dialetto Hokkien, Cina meridionale.

Mi avevano detto che la narrativa di lingua cinese e malese qui sta riducendosi al lumicino. In tutto il mondo dove l’inglese è disponible (penso all’India, a tanti paesi africani, alle Filippine della diaspora), prima o poi l’inglese vince. Ora invece, in Asia, comincia a regredire: l’altroieri ho postato su Fixi, la collana in malese di Amir Muhammad a Kuala Lumpur. E ora questo segnale chiaro.

In ogni caso daremo in lettura a un esperto di cinese complesso il romanzo di Pway Ngon: una storia che si nutre nella sua autobiografia, e segue un gruppo di personaggi dagli anni Sessanta ai Dieci, da una giovinezza ribelle di mobilitazioni per lindipendenza prima e per la democrazia poi, alla Singapore odierna, dove nasce un’opposizione parlamentare che prende il 40% dei voti e il Web detta legge. Singapore comincia a lievitare nella mediasfera: se ne e’ accorto anche Pascale, sul Post.

Foto: inju

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