• Chi siamo

    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
  • Libri

    In uscita il 22 settembre
    Tutti i libri

  • Parlano di noi

    • Da Malesia Blues, di Brian Gomez
    • Gli ammutinati di Calcutta su il manifesto
    • Nabarun Bhattacharya sul Corriere della Sera
    • Da La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow
  • Autori

Tutti i post su malesia

Da Malesia Blues, di Brian Gomez

I clienti dell’Hideout se n’erano andati tutti per quella sera, e a Pak Jam andava bene così. Un po’ di musica e qualche chiacchiera. Accese una canna, fece un tiro e la passò a Terry.
«A che ora vengono i ragazzi?», chiese.
«Dovrebbero essere qui tra poco, lah. Si bevono un paio di birre qui, poi ce ne andiamo. In qualche albergo, probabilmente», rispose Terry.
«Insomma è la gran notte, eh? La festa di fine-libertà».
Terry si limitò a stringersi nelle spalle. Diede un tiro alla canna come se fosse il suo ultimo respiro.
Terry aveva un’aria troppo sfatta per i suoi ventotto anni, considerò Pak Jam. Non lo conosceva bene, ma gli piaceva stare in sua compagnia. Era un ragazzo sveglio. Sapeva reggere una conversazione. E santo Dio, se lo sapeva suonare, il blues!

Da Malesia Blues, di Brian Gomez

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Da La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow

C’erano bambini ovunque, giocavano nell’acqua opaca dove le strade erano diventate liquide. Erano gli stessi bambini che durante l’eclissi si erano divertiti a far stare in equilibrio le uova. I più piccoli galleggiavano sull’acqua all’interno di bacinelle e secchi. Un monello con occhiali da aviatore stava sdraiato in un ampio kawah, un wok grande come un cratere che si utilizzava per i matrimoni o per cucinare il dodol. Vidi alcuni di loro cercare di stare in piedi su una porta traballante legata a un lampione. I ragazzini più grandi saltavano con una capriola dai tetti e dai rami degli alberi nell’acqua. Alcuni si appendevano ai cartelli stradali e facevano smorfie come le scimmie. Con tutte le strade sommerse da acqua fangosa, il panorama era cambiato, non si riconosceva più.
I bambini mi salutarono con la mano mentre passavo nella mia barca ridicola.
Li avvertii: «State attenti ai coccodrilli e ai serpenti. Jangan nanti kena makan buaya». Loro risero e fecero finta di essere coccodrilli, nuotandomi accanto.

Da La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Da Malesia Blues, di Brian Gomez

Che diavolo c’era di tanto divertente? si chiese. Non era la prima volta che aveva visto persone ridere del suo biglietto. Era il «Servizio Massaggi»? E perché faceva tanto ridere? Il suo numero di telefono era ridicolo? Non poteva certo essere il suo nome! Si chiamava come Fellatio: il Dio Greco del Potere e della Sapietanza!
Ripensò al periodo delle scuole medie. Era stata quella mezza sega di Dominic Chan a suggerirgli quel nome, dicendogliene il signifi cato. Di certo Dominic non poteva avergli mentito. Non avrebbe osato. Aveva riempito di botte quello sfi gato e gli aveva portato via i soldi della merenda un’infi nità di volte a scuola.
Allora era solo un Lim Boon Fatt qualsiasi. Quant’era poco fi go un nome così! Come molti altri ragazzini cinesi della sua età, voleva un nome dal suono occidentale. Accarezzava l’idea di un Johnny o un Ricky, soprattutto perché Jacky se l’erano già messo in troppi.
«Che ne dici di Fellatio?», disse Dominic, che non vedeva l’ora di vendicarsi. Era sicuro che nessuno tra gli amici di Boon Fatt avrebbe mai saputo l’inglese a suffi cienza da conoscere il signifi cato di quella parola. E aveva ragione.

Da Malesia Blues, di Brian Gomez

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Da La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow

La coda dell’alluvione e le imminenti elezioni straordinarie portarono nella nostra cittadina un altro gruppo di persone: i candidati della coalizione nazionale e di un partito dell’opposizione. Entrambe le parti giunsero cariche di sacchi di riso e telefoni cellulari per addolcire la loro retorica. Inoltre escogitarono diversi sistemi per distribuire denaro come parte della campagna elettorale. Diedero soldi ai pensionati; ai disabili e alle loro madri; agli orfanotrofi, alle scuole e alle organizzazioni benefiche; agli studenti che avevano ottenuto buoni voti agli esami; agli impiegati statali in pensione e alle vedove di impiegati statali; agli agricoltori, ai pescatori e ai raccoglitori di lattice dell’albero della gomma; agli sportivi e ai proprietari di negozi di alimentari; alle madri single e agli orfani; ai malati in ospedale; ai cittadini che avevano superato gli ottant’anni e ai Buoni Samaritani. La lista era lunga. Una dichiarazione del tipo “Verrà dato qualcosa a tutti, tranne a chi ha un lavoro retribuito e paga le tasse” sarebbe stata più semplice e più breve.

Da La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Da La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow

I due uomini tornarono a bordo della mia barca improvvisata dopo una “ricognizione”, come la chiamavano loro. Avevo costruito l’imbarcazione con alcuni fusti per sostanze chimiche tagliati nel senso della lunghezza: tre metà unite con un cordino di nylon preso dai fili per il bucato di Beevi. Inoltre comprendeva uno scafo e una copertura fatta con alcuni rami e un vecchio ombrello a pois. Devan la manovrava con racchette da ping-pong inchiodate su manici di scopa.
La barca poteva trasportare due adulti di corporatura minuta. Leong era basso ma corpulento e temevo che l’imbarcazione non reggesse il suo peso. Con lui a bordo affondava di altri venti centimetri, ma resisteva e mi congratulai con me stesso per aver saputo realizzare una pseudoimbarcazione che galleggiava così bene.
Leong scese dalla barca e salì sulla veranda della casa di Beevi, con i pantaloni arrotolati fino alle ginocchia e la maglietta fradicia che intrappolava una sacca d’aria tra la pancia e il petto.
Gridò: «Salve salve, buongiorno buongiorno», per comunicare la sua presenza. Aggiunse: «Ho buone notizie per voi, gente. Abbiamo due cataste di assi di legno, larghe dieci centimetri e lunghe quindici. In tutto sono circa trecento».
«Quanto ci vorrà?» chiese Shan.
«Un giorno, credo. Ecco il piano: costruiremo partendo dalla casa qui dietro», indicò con il pollice, «fino a questa cucina. Poi continueremo da questa veranda diritto fino alla strada principale verso la collina».
«Ma partiamo domani mattina».

Da La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Da Malesia Blues, di Brian Gomez

«Sta’ zitto e apri le orecchie, Joe. Io ho ventisei anni di esperienza nello spaccare le ossa di gente molto più grossa e più forte di te. E sono bravo, Joe. Cazzo se sono bravo. L’esperienza, come dici tu, è tutto. Ho smesso perché non mi piace più. Ma nel tuo caso, Joe, credo che mi potrebbe tornare la voglia.
«Quello che voglio che tu faccia ora è andare al microfono, visto che evidentemente essere al centro dell’attenzione non ti dispiace, a scusarti con i gentili clienti di questo bar per esserti comportato da stronzo rompicoglioni. Poi voglio che ti scusi con Terry per aver interrotto la sua esibizione. E infi ne, Joe, voglio che ti scusi con i Deep Purple per aver massacrato la loro canzone. E poi voglio che scendi da questo cazzo di palco. Ce la fai, Joe, oppure no?».
Mentre Pak Jam parlava, Joe sentì qualcosa di caldo sgocciolargli giù per i pantaloni. Non ci poteva credere. Avrebbe voluto correre via, ma non poteva andarsene così. Non c’entravano più Arun e Siva. Andassero affanculo, quei due. Erano le donne. Le donne lo stavano guardando. Doveva salvare la faccia almeno un po’. Cercò di pensare a una risposta brillante.
«E che cazzo pensi di fare se non scendo?», fu tutto quello che riuscì a dire, e rimase immediatamente deluso di se stesso.
«Ti slogo un pollice», disse Pak Jam. Cosa mi fa? si chiese Joe. Era l’idiozia più grossa che avesse mai sentito, eppure la specificità della minaccia lo terrorizzò. Cercò un’altra replica sagace.
«Ma vaffanculo, lah», disse, pentendosene all’istante. Il pugno di Pak Jam lo colpì dritto in bocca, e mentre crollava a terra Joe si sentì cascare di bocca due incisivi.

Da Malesia Blues, di Brian Gomez

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Da La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow

A Lubok Sayong ci sentimmo quasi tutti sollevati quando le orde di volontari fecero fagotto per tornare al loro tran-tran quotidiano nella capitale. Nonostante avessero portato beni di prima necessità graditi come cibo e altre provviste, la loro intensa energia in quei pochi giorni di volontariato risultò per lo più sgradita. Eravamo stanchi. «Stanchi fino al midollo», disse qualcuno. Dopo i primi giorni deliranti dell’alluvione, le emozioni ribollivano. Il dinamismo frenetico e le banalità benintenzionate di quei volontari riuscirono solo a provocare risentimento tra gli abitanti, che avevano già i nervi a fior di pelle. In verità molti di noi preferivano l’aiuto pigro della polizia e dei pompieri. Con loro condividevamo le attese silenziose e una paziente tolleranza dell’inefficienza. Il nostro legame di comune disgrazia era un punto di partenza da cui poteva nascere l’amicizia. Invece da quelle persone le cui ciotole di riso stavano altrove ricevevamo solo la compassione che nasce da eventi eccezionali. Per quanto inespressa, la consapevolezza che le loro difficoltà erano temporanee influenzava inevitabilmente la buona volontà di quei volontari in trasferta.

Da La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Da Malesia Blues, di Brian Gomez

Terry cercò di non sospirare nel microfono.
«Mi spiace, non credo che si possano suonare i Deep Purple solo con la chitarra acustica. E comunque, certo non Smoke on the Water», spiegò.
«Ma cosa vai dicendo? Certo che si può», ribatté Joe. «Pam-pam-pam, pam-pam-papam», cantò mentre faceva fi nta di suonare il riff iniziale della canzone. Ormai era quasi sul palco.
Manca solo un giorno, si disse Terry. Un giorno solo e poi basta.

Da Malesia Blues, di Brian Gomez

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

La somma delle nostre follie su Il Fatto Quotidiano

Lorenzo Mazzoni, sul suo blog ospitato sul sito de Il Fatto Quotidiano, ha parlato di La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow, ricordandone soprattutto alcuni aspetti della trama e dei personaggi anche attraverso alcune citazioni.

La somma delle nostre follie è un romanzo contemporaneo, capace di raccontare con ironia e sagacia uno spaccato dell’attuale Malesia, paese attraversato da controsensi, tradizione e modernità, dove più culture si sono mischiate nel corso degli anni, creando un’amalgama autentica, colorata e divertente, non priva di aspetti grotteschi e paradossali.

(continua a leggere sul blog di Lorenzo Mazzoni)

La somma delle nostre follie su Liberi di scrivere

Il sito Liberi di scrivere ha recensito La somma delle nostre follie, il libro di Shih-Li Kow uscito l’anno scorso per Metropoli d’Asia, parlando soprattutto della trama e dei personaggi che la animano.

Lubak Sayong è un mondo a tratti surreale, posizionato nella penisola di Perak, in Malesia. In esso si mescolano vite e personaggi diversi, come sono differenti le storie protagoniste narrate nel romanzo La somma delle nostre follie della scrittrice Shih-Li Kow, edito in Italia da Metropoli d’Asia. L’universo umano raccontato dalla Kow è un misto di realtà e stramberie, perché i diversi personaggi si trovano catapultati in situazioni e ambienti che hanno sì tratti reali ma, spesso, le condizioni nelle quali i vari protagonisti si trovano sembrano essere fuori dalla norma.

(continua a leggere su Liberi di scrivere)

an.edelmira@mailxu.com