Tutti i post su libri

Da Il giardino delle delizie terrene, di Indrajit Hazra

Sentii una bicicletta passare davanti all’entrata del negozio, se così si poteva ancora definire, e il tintinnio di bottiglie che cozzano tra loro. Era il lattaio che faceva le consegne al pensionato di fronte. Evidentemente non trovava niente di strano nel vedere un uomo, che era stato malmenato e non lo nascondeva, appoggiato a quella che, fino a poco tempo prima, era la porta a vento di un telefono pubblico. Anzi, non mi notò del tutto. E perché avrebbe dovuto? C’erano un piccolo bar e un telefono pubblico – e nessuno dei due comprava il latte da lui.
Un motivo per cui ho sempre odiato l’estate è che la luce arriva troppo presto. Il sole prende una scorciatoia di cui nessuno, a quanto pare, conosce l’esistenza e la città diventa grigiastra molto prima che in inverno. Ma il problema è che, almeno in Banamali Nashkar Lane, tutti dormono ancora quando la luce estiva colpisce le porte e le finestre delle case. Tranne i lattai zombie, ovviamente.
Trattenendo il fiato controllai le tasche dei pantaloni. La chiave di casa c’era ancora. Come dare a Uma la notizia? Avrei dovuto fingermi in preda a una crisi isterica e continuare a ripetere maniacalmente i dettagli dell’aggressione? O semplicemente raccontarle i fatti con sufficiente intensità drammatica da farle capire che ero stato vittima di un terribile incidente ed ero gravemente turbato? Come avrei potuto affrontare l’argomento senza ricordarle che mi ero dimenticato di assicurare il locale? Con in mente due modi opposti di descrivere i fatti, mi trascinai su per le scale strette. Mentre lasciavo il mio cubicolo, notai che la luce al neon era ancora accesa e ronzava. Nessuno si era preoccupato di spegnerla con una sprangata.

Da Il giardino delle delizie terrene, di Indrajit Hazra

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Silvia Pozzi, traduttrice di A Yi, intervistata su Quaderni Asiatici

La prima pagina dell’intervista realizzata su Quaderni Asiatici da Maria Tatsos a Silvia Pozzi, docente di Lingua e letteratura cinese all’Università Bicocca di Milano e traduttrice per Metropoli d’Asia.

L’intervista verte sull’autore di E adesso?, A Yi, e si concentra sul suo stile narrativo innovativo e in parte influenzato dalla letteratura straniera. Da qui si è poi parlato delle nuove tendenze della letteratura cinese e della grande passione dei cinesi per la lettura.

E adesso? segnalato sulla rivista del Touring Club Italiano

Touring, la rivista del Touring Club Italiano, ha segnalato E adesso?, di A Yi, con toni di notevole apprezzamento per il romanzo.


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Metropoli d’Asia acquisisce i diritti per il prossimo libro di A Yi

A Yi ha concesso i diritti del suo secondo romanzo inedito, Wake up at 9, a Metropoli d’Asia per il forte legame di amicizia che lo lega alla casa editrice, dopo la pubblicazione di E adesso?.

Il romanzo uscirà nel 2017 in contemporanea con la Cina ed è stato già acquistato da One WORLD per l’edizione in lingua inglese per tutto il mondo.


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Claire Tham e Kim Young-ha sul blog di Lorenzo Mazzoni

Nel suo blog ospitato all’interno del sito de Il Fatto Quotidiano, Lorenzo Mazzoni ha parlato di Claire Tham, autrice di La ragazza del karaoke, e di Kim Young-ha, autore di Memorie di un assassino, nonché di Ho il diritto di distruggermi e L’impero delle luci. Nel post ci si sofferma in particolare sulla trama e la struttura dei due romanzi.

La ragazza del karaoke, di Claire Tham (traduzione di Giovanni Garbellini), forse il romanzo più bello che abbia letto nei primi mesi di quest’anno, narra del ritrovamento del corpo di una ragazza cinese, Ling, annegata in una piscina di un complesso residenziale all’Intlet, zona esclusiva per super ricchi di Singapore. Le accuse cadono su Jasper Gan, rampollo ribelle, nipote di Willy, immobiliarista senza scrupoli. Ma non tutto è come sembra e attraverso una trama avvincente, che mette in campo un’indimenticabile affresco di personaggi, l’autrice conclude il romanzo in modo inaspettato.


Memorie di un assassino, di Kim Young-ha (traduzione di Andrea De Benedittis), è un romanzo breve con un intreccio originale, capace di sorprendere il lettore fino alla fine. Cupa, opprimente,metafora della realtà coreana, la scrittura di Kim Young-ha (di cui mi sono già occupato in passato), ci porta a seguire le gesta del vecchioKim Pyongsu, un tempo spietatoseriar killer che a seguito di un’operazione al cervello, conseguenza di un incidente di macchina, è costretto a smettere di uccidere.

(continua a leggere sul blog di Lorenzo Mazzoni)


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Come un diamante nel cielo su Internazionale tra i libri per capire il Bangladesh

In relazione all’attentato di Dacca dello scorso primo luglio, Internazionale propone un approfondimento sul Bangladesh attraverso tre libri che possano aiutare a capire meglio il paese. Vengono citati Vergogna, di Taslima Nasreen; Bangladesh: politics, economy and civil society, di David Lewis; e Come un diamante nel cielo, di Shazia Omar, uno dei primi libri pubblicati da Metropoli d’Asia.

Un affresco a tinte forti di un Bangladesh che raramente arriva sui nostri giornali e che i fatti di Dhaka ci stanno costringendo a osservare da vicino, pur senza gli strumenti adatti e le lenti giuste. Mancano seri studi di psicologia sociale, sono scarsi anche gli studi sociologici per capire come lo sviluppo economico di questo paese – celebrato come esemplare nella sua performance durante i quindici anni degli Obiettivi del millennio dell’Onu (Mdg 2015) e come esempio da seguire per raggiungere gli Obiettivi dello sviluppo sostenibile (Sdg 2030) – sia stato affiancato da una crescita del fondamentalismo religioso.

(continua a leggere su Internazionale)


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Da Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-ha

Parlo a lungo con i miei clienti, fino alla fine, fino al momento del nostro commiato: della loro storia famigliare, del loro percorso di crescita, dei loro amori, dei loro successi e fallimenti, dei libri che hanno letto, dei pittori e della musica che preferiscono. La maggior parte delle persone parla senza troppe riserve e in quegli incontri perde ogni remora. Quando finisco di ascoltare le loro confessioni, però, alcuni decidono di rescindere il nostro contratto. Ovviamente restituisco il denaro che ho ricevuto, tranne il primo acconto. Molti poi ci ripensano e tornano: a quel punto quasi tutti onorano il patto senza più discutere.
Quando riesco a portare a termine un progetto senza inconvenienti, parto per un viaggio, e al mio rientro mi ispiro alla storia dell’ultimo cliente per scrivere un racconto. Compio così un ulteriore passo avanti per diventare una divinità a tutti gli effetti. Ai giorni nostri, chi vuole diventare un dio ha davanti due strade: la creazione o l’omicidio. Ma non da tutti i miei progetti nasce una storia. Solo i clienti più meritevoli hanno il privilegio di rinascere dalle mie mani. Questo processo è doloroso, ma è l’unico che mi permetta di provare compassione e amore per loro.

Da Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-ha

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E adesso? tra i libri dell’estate secondo Wired

Il sito di Wired propone una lista di 50 libri da leggere per l’estate. Tra questi, anche E adesso?, di A Yi, il più recente romanzo pubblicato da Metropoli d’Asia.

Un giovane uccide una compagna di scuola, la chiude in una lavatrice e fugge. Viaggio in prima persona in una mente criminale e lucidissima, fra premeditazione e dannazione.


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Da Le torri del silenzio, di Cyrus Mistry

Era sempre stato un mestiere ereditario. Generazioni di matrimoni tra consanguinei all’interno delle famiglie appartenenti alla ristretta sottocasta dei portatori di cadaveri – insieme a un isolamento autoimposto e rafforzato dalla società – li avevano resi deformi, goffi e in generale di salute cagionevole. Quindi era davvero triste e disperante che i portatori di cadaveri continuassero a dibattersi nel tentativo di sfuggire alla tirannia che avevano ereditato. Certo, il mio era un caso del tutto inconsueto: di solito rimanevano tutti sbalorditi e increduli nello scoprire che avevo scelto di mia spontanea volontà di sposare la figlia di un khandhia, optando per una vita all’interno delle Torri del Silenzio.
Di diritto, in effetti, io mi colloco a un livello più alto rispetto a un semplice portatore di cadaveri. Prima di prendere servizio alle Torri ho seguito cinque settimane di preparazione nel tempio del fuoco eretto su un’altura di quest’ampia tenuta coperta di boschi, a un tiro di schioppo dalle Torri stesse. Dopo vari giorni di ritiro solitario e purificazione rituale, dopo aver imparato a memoria diversi inni misteriosi in una lingua morta, sono stato iniziato dal gran sacerdote del tempio e proclamato ufficialmente nussesalar.
Questo strano termine dell’avestico antico significa «Signore degli Impuri». Anche i nussesalar sono portatori di cadaveri, non ci sono dubbi, investiti però di vari compiti rituali simili a quelli dei sacerdoti. Nella nostra religione, la materia morta è considerata impura. Tra i miei vari compiti c’è la segregazione dei cadaveri, una volta purificati secondo il rito, per impedire che vengano di nuovo contaminati dalle mani di famigliari troppo emotivi. Ancora più importante è la responsabilità di proteggere i vivi dalle contaminazioni che si suppone emanino i cadaveri.
Secondo le scritture, tutti i cadaveri irradiano un effluvio invisibile ma nocivo. Tramite abluzioni rituali, profilassi e preghiere, io devo proteggere la popolazione – e me stesso – dagli effetti perniciosi dei morti; insomma, per così dire, il nussesalar fa da scudo alla comunità contro tutto quel male e quella putrefazione, assorbendoli nel suo stesso essere. In cambio di tale nobile servigio, assicurano le scritture, la sua anima non rinascerà. Il nussesalar che adempie con scrupolo ai propri compiti sfuggirà per sempre al ciclo di rinascita, decadimento e morte. Quello che le scritture tralasciano di specificare, però, è che durante quest’ultima incarnazione il suo prossimo lo tratterà come spazzatura, come l’incarnazione stessa della merda: in altre parole, come un intoccabile fino al midollo.

Da Le torri del silenzio, di Cyrus Mistry

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Da Se non è amore vero allora è spazzatura, di Zhu Wen

Un gruppetto di giovani vestiti in modo strambo e appariscente, che si sgolano come pazzi, accorre disordinatamente dall’altro lato della strada simile a uno sciame di vespe. Gli sfaccendati riconoscono in Xiao Ding una faccia nota: anche lui, come loro, spesso e volentieri se ne va a zonzo per le strade e qualche volta si sono persino scambiati un’occhiata, loro da un lato della via e lui dall’altro. Si fanno largo a spintoni tra la folla assembrata tutt’intorno, piombano senza tanti complimenti addosso al forestiero e lo riempiono di botte. In men che non si dica quello si ritrova la faccia coperta di sangue, è tutto un patetico gnè gnè cui si mescola un persistente rumore di lenti che vanno in frantumi, mentre a terra sono sparsi dappertutto occhiali rotti e occhiali ancora integri. All’improvviso un tizio con una cintura da rockettaro tutta larga, che inizialmente non ha partecipato alla mischia e se n’è rimasto in disparte a guardare a braccia conserte, si impadronisce di uno sgabello e, facendolo roteare, si lancia con furia cieca su quel disgraziato di un forestiero che implora pietà, e glielo schianta in testa. Il venditore di occhiali da sole crolla barcollando a terra, incapace di muoversi. A questo punto si sente qualcuno gridare: Arriva la polizia! La reazione del branco di ragazzotti è fulminea: sbandano tra le grida e si mettono a correre, mentre qualcuno di loro non tralascia di arraffare da terra qualche paio di occhiali rimasti miracolosamente intatti. Xiao Ding se ne sta seduto in disparte su uno sgabello con lo sguardo fisso, del resto la rissa non lo riguardava più già da un bel pezzo. Un tizio del posto gli dice a bassa voce: Cosa fai qui impalato, mettiti a correre, aspetti di crepare? Lo sguardo di Xiao Ding cade sul forestiero che se ne sta raggomitolato a terra, proteggendosi ancora la testa con le braccia e sforzandosi di reprimere gemiti di dolore. Ha il corpo percorso da spasmi continui e rabbiosi, come un vecchio cane pestato fino a spezzargli la colonna vertebrale. Xiao Ding scatta in piedi, si dà un’occhiata intorno e comincia a correre a rotta di collo nella stessa direzione in cui è fuggito il branco. Dopo un po’ ha la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra. Si ferma e fa ancora qualche passo, ma poi pensa che tutto ciò è ancora meno logico, e riprende a correre più a perdifiato di prima. Finisce addosso a una signora di mezza età, appena uscita dal centro commerciale con una scatola di scarpe in braccio. Lo scontro gli dà il tempo per una pausa di riflessione: si intrufola nell’emporio tra gli strilli e gli improperi della signora, si fa strada in mezzo a una folla compatta, sbuca da un’uscita secondaria, attraversa la strada e si infila svelto nella pelletteria di fronte. È stipata di cittadini previdenti che si accingono a comprare vari articoli in pelle per l’inverno, approfittando dei convenienti prezzi estivi, e sudano copiosamente mentre esaminano la fattura della merce a caccia di difetti. Chissà perché, ma quella gente gli ispira una rabbia incomprensibile: in cuor suo maledice con tutto se stesso quella gentaglia capace di una vita così ben pianificata, mentre segue la strada indicata dai cartelli alla disperata ricerca di un bagno.

Da Se non è amore vero allora è spazzatura, di Zhu Wen

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saelee_lillia hurne.sharice@mailxu.com