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Svegliami alle nove domattina segnalato su La Lettura del Corriere della Sera

Il nuovo libro di Metropoli d’Asia, Svegliami alle nove domattina, di A Yi, ha ricevuto una segnalazione con citazione da Marco Del Corona su La Lettura del Corriere della Sera.

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Da Svegliami alle nove domattina, di A Yi

Al suo arrivo ad Aiwan, Xu Yousheng sarebbe venuto a conoscenza di maggiori dettagli sul conto di lei, Jin Yan.
Le capitava spesso di rimanere a fissare il cielo azzurro, sconfinato, remoto, limpido, addirittura troppo limpido, pacifico, e che tuttavia sembrava preannunciare qualche sussulto fuori del comune (come se da un momento all’altro potesse balzarne fuori uno squalo). Rare nubi bianche fluttuavano pigre. Cavalli che chissà, forse coprivano ogni cosa fino in Mongolia, fino ai picchi delle montagne, e le cui code ora sventolavano, ora si abbassavano di nuovo. Il loro contegno, il loro distacco dal mondo circostante la lasciavano di stucco. Ovunque, al suolo, regnava un puzzo di sbobba per maiali e di alcol: un puzzo vomitevole, nauseabondo, ripugnante, che riportava alla mente i bagordi consumati nel villaggio la notte prima.

 Da Svegliami alle nove domattina, di A Yi

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Da Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-ha

«Allora, in quale zona di Suwŏn siete diretti?»
«Mi porti a P’ajang-dong».
«Lei dove va, invece?»
«Uscita sud».
«Mi scusi, ma deve dirmi la destinazione precisa».
«Mi lasci pure all’uscita».
La puzza di alcol impregnava l’interno del taxi. Il tutto era accompagnato dal forte brusio del riscaldamento acceso al massimo per contrastare i dieci gradi sotto zero dell’esterno. Nell’abitacolo, dove vampate di calore secco e denso si mescolavano al fiato dei passeggeri, il tasso di umidità era ancora tollerabile. Dopo aver inalato una bella boccata d’aria, K tirò la cintura e se l’allacciò. Ora che le era legato, K si sentì più in sintonia con la sua Stella TX 94. Con la marcia in folle, premette leggermente l’acceleratore e il motore girò a vuoto, producendo morbide scosse che si trasmisero a tutto il suo corpo. Il tachimetro raggiunse con disinvoltura i quattromila giri al minuto. Dopo aver lanciato un’occhiata allo specchietto retrovisore sulla sinistra, K ruotò il volante, inserì la prima e partì. Lo scatto improvviso della macchina fece sobbalzare i passeggeri che, risvegliati da uno stato di catalessi, si guardarono intorno.

Da Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-ha

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Scrittori dalle metropoli su Il Cittadino di Lodi

Il giornale Il Cittadino di Lodi ha parlato di Scrittori dalle metropoli, il libro di Andrea Berrini uscito con Iacobelli Editore. Per arrivare al libro si parte proprio dalle attività di Andrea Berrini in Asia, parlando anche della nostra casa editrice.

Editore per caso, scrittore per vocazione, viaggiatore per altre ragioni professionali (si occupa di microcredito), Andrea Berrini rimane affascinato dal repentino sviluppo delle metropoli asiatiche e dal proliferare di nuovi narratori del lontano Oriente.

(continua a leggere su Il Cittadino di Lodi)

Da Le torri del silenzio, di Cyrus Mistry

Mi ero sentito piuttosto indisposto e nauseato per tutta la mattina; il mio desiderio più grande era tornare ai miei alloggi e dormire un po’. Mentre attraversavo il boschetto di casuarine mi sono ritrovato faccia a faccia con Buchia. Come avesse fatto ad arrivargli tanto in fretta la notizia del piccolo trambusto che avevo causato non lo saprò mai, ma lui non è tipo da sorvolare su certi incidenti. Buchia non esitava a mettere le mani addosso a noi portatori di cadaveri, senza remora alcuna, spirituale o d’altro tipo. Vista la sua vicinanza a noi, sospetto che si consideri già del tutto contaminato.
«Ma non guardi dove vai, behnchoad? Finisci addosso a chi ti capita, invece di pensare al tuo cazzo di lavoro?»
Buchia portava delle basette lunghe che sbocciavano in una specie di mezza barba lanuginosa. La fronte era una cupola lucida con pochissimi capelli. C’era qualcosa in lui che non mancava mai di suscitarmi un senso di repulsione. Non era solo la volgarità e la sgradevolezza delle sue parole o quella voce stranamente androgina che solo a sentirla mi faceva trasalire. Qualcosa nell’essenza stessa di quell’uomo era maleodorante, senza ombra di dubbio, se non proprio maligna.
Basso e tarchiato, ma molto robusto, Buchia mi ha rifilato di colpo un ceffone sulla nuca. Non sembrava averci messo molta forza, ma per qualche secondo ci ho visto doppio.
«Non osare mettermi le mani addosso!», ho protestato, sollevando d’istinto il pugno chiuso.
«Se no cosa fai, caro Piloo?» ha risposto ridendo. «Me le suoni?»

Da Le torri del silenzio, di Cyrus Mistry

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Da E adesso?, di A Yi

Ha continuato a camminare, finché si è fermato a guardare con le mani dietro la schiena un gruppetto che giocava a scacchi intorno a un triciclo a motore. Non gli è piaciuta una mossa, ha fatto un commento ad alta voce ed è partito un battibecco, che si è chiuso con la sua vittoria solitaria perché quelli se ne sono andati offesi a bordo del macinino.
Si è diretto verso un muro che separa un cantiere dalla strada dove erano accovacciate quattro, cinque donne di mezza età, con giacche sgargianti sopra pantaloni ordinari, che mangiavano il pranzo voracemente. Alcuni anziani in canottiera gironzolavano con la spesa e dei dvd di filmetti in mano, fingendo di ignorare l’occupazione delle donne. «Avete voglia di divertirvi?» hanno domandato quelle.
«Certo, dipende in che modo», si è intromesso il vecchio He, come d’abitudine.
«Perché, non lo sai?»
«No, prova a spiegarmelo tu».
«Dai che lo sai! Non devo certo dirtelo io!»
«Davvero non lo so».

Da E adesso?, di A Yi

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Da Le tre porte, di Han Han

Di ritorno a casa Lin Yuxiang diede al padre la lieta notizia dell’ammissione al circolo letterario. Il signor Lin aveva voglia di festeggiare perché il fi glio aveva fi nalmente messo a frutto il proprio talento, ma la moglie non c’era, quindi niente cenetta. Oggigiorno, in molte famiglie, la cucina è come la toilette delle donne, perché gli uomini non ci mettono piede. Il padre, che era felice come un bambino, chiese al fi glio: «La mia consorte non c’è, cosa facciamo?».
Lin Yuxiang gli rispose indicando la credenza nell’angolo: «Mangiamoci gli spaghetti in busta». La «consorte» rientrava di rado all’ovile, si dimenticava persino di dormire e di mangiare per il majiang. I suoi compagni di gioco erano personalità in vista della città, come il sindaco Zhao Zhiliang, suo compagno di scuola alle medie, che fi n da quell’epoca si era dedicato a girarsi i pollici e attività analoghe. Durante la Rivoluzione culturale, era stato spedito in campagna a intrecciare corde di canapa, diventato sindaco, si era concentrato sul majiang. A furia di stare al tavolo da gioco, gli era venuta la gobba, quando si dice rovinato dal gioco! Oltre a lui, c’era una cricca di pezzi grossi del governo locale che di giorno facevano comizi contro il gioco d’azzardo, ammonendo la popolazione con i principi della costruzione di una civiltà illuminata, ma, appena calava la sera, si davano al gioco confondendosi con la massa. La signora Lin a quel tavolo aveva intessuto profondi legami rivoluzionari con i compagni di majiang, migliorando la propria posizione sociale e facendosi un nome non solo nel distretto. E il signor Lin non poteva certo dare in escandescenze, altrimenti avrebbe dovuto vedersela con il Partito e il popolo. Ecco perché, se ai due uomini di casa veniva appetito, dovevano arrangiarsi con gli spaghetti in busta per non morire di fame. Quella volta, però, il signor Lin si oppose risolutamente alla proposta del figlio, sarebbero scesi a comprare la cena da un take-away. Era un pezzo che Lin Yuxiang non sentiva il profumo di un manicaretto e, dopo una rapida valutazione, pensò di meritarselo: visto che l’ingresso nel circolo era costato molto alle sue orecchie, la bocca doveva rifarsi.

Da Le tre porte, di Han Han

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Svegliami alle nove domattina

Svegliami alle nove domattina, di A Yi

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Hongyang, un malavitoso locale che per molti anni ha tenuto in un pugno un villaggio di campagna e le zone limitrofe, viene trovato morto dalla sua donna all’indomani di un banchetto, forse a causa dell’eccessivo consumo di alcolici, o forse no… Il romanzo, attraverso le voci narranti di famigliari, amici e nemici, ricostruiscono la sua storia, la sua figura, i suoi legami criminali e personali in una società cinica e disperata che costituisce la cifra narrativa di A Yi, il quale riversa in una prosa densa e audace il suo vissuto di poliziotto e la sua capacità di cogliere negli uomini e nelle situazioni aspetti sconosciuti e nascosti.

«Dopo un lungo apprendistato e una prima pubblicazione relativamente tardiva (2008), A Yi, classe 1976, si è accreditato in patria come uno degli autori più interessanti della nuova generazzione». La Lettura, Corriere della Sera

«Ci voleva un editore specializzato in autori orientali come Metropoli d’Asia per portare finalmente in Italia questo quarantenne flàneur del crimine, pigro, nihilista e decisamente pulp». Il Giornale

«Con la sua prosa asciutta, una scrittura che va dritta al punto e una predilezione per la narrazione in prima persona, A Yi è considerato l’enfant prodige della letteratura cinese». Internazionale

Traduzione dal cinese di Paolo Magagnin

Da Duplice delitto e Hong Kong, di Chan Ho Kei

Che diavolo era? Cosa c’entravo io? Sul sottobicchiere umido il mio nome, i numeri e la somma di denaro erano stati scritti con una penna blu. Era un numero di conto corrente, di questo ero certo, ma non sapevo di chi potesse essere né cosa significassero tutti quei soldi.
Osservai con attenzione quella serie di cifre, e dopo averla fissata per circa un minuto non ero ancora riuscito a schiarirmi le idee. Decisi di lasciar perdere, scervellarmi non valeva la pena. Nel pomeriggio, superata la sbronza, mi sarei sicuramente ricordato ogni cosa.
Chiusi l’auto e mi incamminai verso la stazione di polizia. Il Western District ha conservato un’atmosfera tradizionale. A differenza di altre aree della città, come il quartiere di Central affollato e frenetico, Causeway Bay in cui ci sono più turisti che pesci in un fi ume, o la parte meridionale in cui tutti vanno a svagarsi e a rilassarsi, il Western District non è particolarmente animato. È conosciuto soprattutto perché vi si trovano molte scuole prestigiose e antiche, tra cui la celebre Hong Kong University. È abitato prevalentemente da famiglie benestanti e colte, ragion per cui la sicurezza pubblica non è mai stata un grosso problema; lì le persone vivono in un’oasi di pace e tranquillità. A dire il vero, nel tempo ha subito un’evoluzione impressionante: cento anni prima era un noto quartiere a luci rosse ma oggi, nelle stesse strade in cui si trovavano le prostitute, ci sono invece scuole materne, elementari e medie.

Da Duplice delitto a Hong Kong, di Chan Ho Kei

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Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

«Ci sono casi di Alzheimer nella sua famiglia?»
Clare esitò a rispondere, non perché non ricordasse, ma perché il ricordo era carico di dolore.
«Sì», disse alla fine, con una lieve sfumatura di vergogna, «mio padre».
«Ah. A quanti anni?»
«Sessantadue» rispose. Troppo giovane.
«Quasi la stessa età che ha lei adesso…».
L’espressione del medico lo tradì.
Sì, lo so, pensò lei. Si chiama insorgenza precoce. Ero con lui. Ho convissuto con il suo panico e il suo coraggio.
Aveva visto la compassione sui volti degli amici di suo padre, e dei loro parenti, che alla fine smisero di andarlo a trovare. Era troppo sconvolgente vedere quell’uomo, un tempo cordiale ed estroverso, dimenticare dove si trovava, dimenticare i loro nomi, dimenticare se stesso. E adesso era lei a trovarsi all’inizio di quel viaggio.
«Qualsiasi cosa accada, la vita continua». Mentre le stringeva la mano per congedarla, il medico cercò di rassicurarla.
Per un momento le venne voglia di dargli uno schiaffo per quell’osservazione così banale da risultare offensiva e dirgli: «Non mi tratti con condiscendenza». Ma si trattenne.
«Sì, suppongo sia così», rispose.

Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

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