Tutti i post su libri

Cortina di pioggia sul Corriere della Sera

Cortina di pioggia, di Tew Bunnag, è stato segnalato in questo articolo di Marco Del Corona sul Corriere della Sera. Vengono riportate anche alcune considerazioni dell’autore sull’idea di scrivere in inglese e sulle sue influenze letterarie.

La ragazza del karaoke sul Corriere Adriatico

Il nuovo libro di Metropoli d’Asia La ragazza del karaoke, di Claire Tham, ha ricevuto una segnalazione sul Corriere Adriatico.

Cortina di pioggia sul blog di Lorenzo Mazzoni

Lorenzo Mazzoni, che segue sempre con attenzione le nostre uscite sul suo blog ospitato da Il Fatto Quotidiano, si è occupato anche di Cortina di pioggia, di Tew Bunnag.

In una megalopoli che sembra sul punto di implodere da un momento all’altro, satura del lezzo dei canali di scolo, dell’inquinamento acustico e dell’immoralità endemica della classe dirigente si svolge la storia raccontata in Cortina di pioggia, di Tew Bunnag, poliedrico e cosmopolita scrittore thailandese, edito da Metropoli d’Asia e tradotto in italiano da Monica Martignoni.

(continua a leggere sul blog di Lorenzo Mazzoni)

Segnalazioni online per La ragazza del karaoke

La ragazza del karaoke, romanzo di Claire Tham da poco uscito per Metropoli d’Asia, è stato già segnalato da diversi blog che si occupano di letteratura.

Qui di seguito i link alle rispettive pagine:

ThrillerPages

- Contorni di Noir

- Letteratura Horror

- Paperblog 

- Libri in pantofole

- Gli amanti dei libri 

- Chicchi di pensieri

 

 

 

La ragazza del karaoke, di Claire Tham

Poche settimane fa ho scritto un articolo per una rivista online di Singapore. In mezzo a tante altre cose ho scritto: quando, amici miei di Singapore, nascerà nel vostro paese il nuovo J.G. Ballard asiatico? Quando il nuovo Carver? Quando Singapore ci darà un grande romanzo sull’orrore suburbano?

La rivista è gestita da poeti, alcuni dei quali laureati a Oxford, e i poeti scrivono poesie, non romanzi. Ci si trovano anche molti racconti, come è tipico di questo strano paese, città stato di cinque milioni di abitanti, enclave finanziaria legata all’Occidente – e ai suoi capitali più sporchi, si mormora – che sembra emergere letterariamente sul terreno del racconto breve piuttosto che sulla narrazione più distesa del romanzo. I miei amici poeti hanno avuto un piccolo sobbalzo: e perché? Perché proprio noi dovremmo dare al mondo il Ballard asiatico?

Perché questa città racchiusa in sè stessa, dove una dittatura paraimprenditoriale in graduale alleggerimento governa come un Grande Fratello la vita di tre milioni di famiglie di impiegati, quella di un milione di immigrati ai quali sono destinati i lavori manuali, e quella di quasi un milione di ricchi imprenditori o rentier (Singapore è lo stato con la maggior densità per metro quadro al mondo di Lotus, Ferrari, Maserati, Aston Martin e Bentley), sembra un esperimento in vitro che sarebbe stato bene in un romanzo di fantascienza degli anni settanta.
Il suo popolo è la cavia di un mondo futuro (almeno in questa parte del continente asiatico) che sarebbe meraviglioso poter dissezionare con la penna di un grande autore. Quando chiesero a Ballard perché aveva tanto interesse per il ceto medio e per le aree residenziali extraurbane (il suburb) lui rispose: perché questo è il luogo del conflitto, il conflitto che non si vede.
La ragazza del Karaoke della giovane avvocatessa Claire Tham non è ancora il romanzo che attendo. Ma lei ha esordito con una raccolta di racconti intitolata: Fascist Rock, Stories of Rebellion che è tutto un programma, e aveva già provato a cimentarsi con una dimensione più lunga (Skimming). E il giallo (thriller, mistery, noir? un po’ tutte queste cose insieme) che ne è venuto fuori questa volta funziona. Gli ingredienti ci sono tutti: la ragazza cinese immigrata che lavora nel locale a luci rosse, il giovane manager rampante, e sopratutto l’ambientazione: un compound come ne stanno nascendo a grappoli a Singapore, luogo chiuso e recintato dove nelle residenze di lusso…
Suspence. Basti dire che la storia che racconta Claire Tham è una storia vera, avvenimento di cronaca nera che ha tenuto banco sulle pagine dello Straits Times di Singapore per mesi. E che Claire Tham si è guadagnata un certo numero di ammiratori tra i miei amici poeti, e un gran numero di nemici e detrattori dentro ai compound.

Ho il diritto di distruggermi su Le vie dell’Asia

Il blog di Marco Del Corona Le vie dell’Asia, ospitato all’interno del sito del Corriere della Sera, ha dedicato spazio a Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-ha. Il libro viene messo in relazione con Io ci sarò, di Shin Kyung-sook.

sono libri distanti, a cominciare dai tempi d’uscita e dal profilo degli autori, ma colgono rispettivamente due snodi storici cruciali della Corea del Sud, due fasi che l’hanno resa quella che è ora: la crisi finanziaria degli anni Novanta e la tormentata transizione da una sequenza di dittature fascistoidi alla democratizzazione degli anni Ottanta. Entrambi i romanzi contribuiscono a restituire visioni del Paese accomunate da un pessimismo a intensità variabile al quale è possibile reagire in modi diversi.

(continua a leggere su Le vie dell’Asia)

L’impero delle luci recensito sul blog di Lorenzo Mazzoni

Una recensione di L’impero delle luci, di Kim Young-ha, sul blog dello scrittore Lorenzo Mazzoni ospitato da Il Fatto Quotidiano.

Pubblicato nel 2006, il romanzo rappresenta una delle opere di spicco di un autore originale e provocatorio. Il protagonista, Kim Kiyong, proprietario di una piccola società d’importazione di film stranieri, inizia una sua tipica, banalissima giornata di lavoro. Come sempre si è svegliato in orario, i suoi affari vanno a gonfie vele e la famiglia lo adora. Tutto inizia nella più opprimente delle routine, ma, appena arriva in ufficio, basta un messaggio nella sua casella di posta a infrangere l’illusione di questa apparente normalità

(continua a leggere sul blog di Lorenzo Mazzoni)

Tew Bunnag e il 19° colpo di stato in Thailandia

Riprendiamo questo articolo su Le vie dell’Asia, il blog del Corriere della Sera curato da Marco del Corona. Si parla del recente colpo di stato in Thailandia, raccogliendo alcuni commenti di Tew Bunnag, autore per Metropoli d’Asia di Il viaggio del Naga e del più recente Cortina di pioggia.

Dietro a un apparente fatalismo di trovarsi di fronte al 19° colpo di stato, e quasi un’altrettanto apparente ironia, la situazione è in realtà vista con grande preoccupazione dallo scrittore: «penso che stavolta, visto l’ampio e profondo cambiamento nella consapevolezza politica in seno alla società dall’altro colpo di Stato le conseguenze saranno più serie. E inquetanti».

Cortina di pioggia come metafora della Thailandia

In questo articolo del Bangkok Post si parla di Cortina di pioggia (Curtain Of Rain il titolo in inglese), appena uscito per Metropoli d’Asia, sottolineando come il testo rappresenti un’allegoria della situazione politica tailandese, in particolare per i riferimenti al suo stato di perenne crisi.

L’articolo sottolinea poi come anche lo sviluppo dei personaggi di Tew Bunnag riprende i profondi contrasti e divisioni tra classi tipici della società tailandese.

Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

Ho sempre dichiarato con orgoglio che i romanzi di Metropoli d’Asia li scelgo sul posto. A  Bombay, incontrando  editor e giornalisti, ho scoperto chi erano Kiran Nagarkar e Cyrus Mistry, Annie Zaidi e Raj Rao.  Nelle librerie indiane ho trovato la graphic novel di Amruta Patil .  E  sono volato fino a Seoul e Pusan per sapere  chi fosse Kim Young­-ha, o  a  Kuala Lumpur per ascoltare durante un reading lungo una giornata un brano di  Malesia Blues, scritto da quell’incallito bluesman e inventore di locali underground che è Brian Gomez.

La libreria di Yeng Pway Ngon è meta dei miei pellegrinaggi a Singapore, per non parlare degli autori di Pechino, dove ho speso dodici mesi nell’ultimo anno e mezzo ­e le soprese arriveranno presto – e di questi incontri mi piace scriverne sul mio blog Indirettadallasia: mi interessano le persone, e soprattutto le persone che raccontano in forma scritta.

Voglio vivere in quest’Asia in travolgente trasformazione, voglio vivere con i piedi  ben  piantati  nel  timelapse  che sconvolge la personalità dei più giovani e  allontana  da  sé  i più  anziani. Ma che sicuramente  produce scrittori che, discostandosene di un tratto, rinchiudendosi dentro al bianco di una pagina, possono raccontarlo.

Produce cortocircuiti anche quando, come nel caso di Tew Bunnag,  per  la prima e finora l’ultima volta  mi  trovo a pubblicare un autore che mi è stato proposto mentre sedevo alla mia scrivania a Milano, da un giornalista italiano – Massimo Morello, di cui consiglio la  lettura dell’ottimo blog, Bassifondi, da Bangkok – che è poi stato il traduttore del primo romanzo da noi pubblicato, Il viaggio del Naga. Cortocircuiti dicevo: coincidenze strane. Quel primo romanzo conteneva una  spruzzatina  di  realismo  magico,  il  Naga,  dio serpente che simboleggia l’acqua e la vendetta della natura sugli uomini: la complessa vicenda che vedeva tra i protagonisti un ex attrice, un artista, un monaco spretato, uno scrittore, si concludeva come in una catarsi con la catastrofica alluvione che sommergeva Bangkok.

Scritto due anni prima, nelle mani di Morello in quell’autunno in cui stavo di stanza a Singapore. Preparavo dunque lo sbarco in città, volevo incontrare autore, traduttore e scenario del romanzo, e mi fermò l’alluvione: quella vera. Quella che Bunnag, per qualche suo motivo, aveva saputo intuire dentro al suo romanzo, che aveva chiuso l’aeroporto e bloccato la città. Così come dentro al suo romanzo – e a questo più recente Cortina di Pioggia, in uscita contemporaneamente in Italia e in UK, presentato in gran pompa alla London Book Fair – ci stanno gli scontri politici da le due fazioni (allora i rossi e i blu, ora la situazione è più complicata) che fanno della Tailandia il paese più turbolento – ma preferirei scrivere: turbato – dell’Asia del Sud e dell’Est in questo momento.

Tew Bunnag avrà sicuramente raccontato di sé nell’intervista che precede questa mia nota. Mi sembra l’uomo giusto per guardare il suo paese con distacco e restituircelo con verità. Erede di una delle famiglie più importanti del paese, con un pedigree che lo avvicina alla famiglia reale, è il figlio che ha scelto di voltare le spalle alla propria condizione. Uomo mite, timido, che parla come fosse costretto ogni volta a spezzare una sua cortina di silenzio, maestro di Tai Chi Chuan, collaboratore attivo di numerose ong, avulso dalle logiche del potere, per molti mesi dell’anno in esilio volontario in Spagna, ce ne rende una cifra sconosciuta, a noi consumatori occidentali di turismo e tropicalità esotica. Ci parla delle persone, degli individui. Che è quello che dovrebbe fare ogni scrittore autentico.

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