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    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
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    • Han Han finalista al premio Acerbi
    • Kim Young-ha nella nuova onda coreana
    • Un’intervista a Cyrus Mistry
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Han Han finalista al premio Acerbi

Nel quartetto di finalisti del Premio Acerbi, dedicato alla Cina, c’è anche Han Han, del quale Metropoli d’Asia ha già pubblicato Le tre porte e Verso nord unonoveottootto. E chissà che, in caso di vittoria, non possa essere un’occasione per vederlo in Italia. Insieme a lui Yu Hua, Zhang Jie e Hong Ying.

Kim Young-ha nella nuova onda coreana

Il settimanale Left ha dedicato un articolo alla letteratura coreana e alla sua nuova generazione di scrittori, anche alla luce dell’uscita del libro La letteratura coreana, di Maurizio Riotto, docente all’Università Orientale di Napoli.

Proprio in chiusura dell’articolo, viene citato anche Kim Young-ha, del quale Metropoli d’Asia ha appena pubblicato Ho il diritto di distruggermi.

Un’intervista a Cyrus Mistry

La rivista online Earthen Lamp Journal ha intervistato Cyrus Mistry, recente vincitore del DSC Prize 2014.

Si parla della sue esperienza come scrittore, del rapporto con il fratello (Rohinton Mistry), e chiaramente dell’ispirazione e del lavoro su Le torri del silenzio (Chronicle of a Corpse Bear il titolo originale).

L’Indonesia a Francoforte

Questo articolo del Jakarta Globe fa il punto sulla situazione della letteratura dell’Indonesia, anche in considerazione della sua nomina come paese ospite nell’edizione 2015 della Frankfurt Book Fair.

Per assicurare la partecipazione è stato predisposto un programma governativo, corredato anche da un blog per seguire la marcia di avvicinamento all’evento.

Uno dei problemi principali riguarda la traduzione dei romanzi esistenti in tedesco o in inglese, operazione che alcuni giudicano sia partita troppo tardi e che comunque è solo un primo passo verso l’avvio di una commercializzazione dei volumi su quei mercati.

Via: @AndreaPira

Autodistruggersi a Seoul

L’editoriale di Andrea Berrini sull’uscita di Ho il diritto di distruggermi, il nuovo libro di Kim Young-ha appena uscito per Metropoli d’Asia. Originariamente pubblicato sul blog In diretta dall’Asia.

Tra me e la Corea si è formato una sorta di schermo. E’ l’unico grande paese dell’area che non posso dire di conoscere davvero. A Seoul sono stato quattro giorni in tutto.

Kim Young-ha è venuto a Mantova, lo scorso settembre. Ci siamo seduti attorno a un tavolo un paio di volte, insieme a sua moglie. Tortelli di zucca, certamente. Ma non ci siamo raccontati quasi nulla, e mi dispiace.

In Corea del Sud mi invitò anni fa una istituzione locale legata all’editoria. Insieme a un leggendario agente britannico (agente letterario, intendo, non James Bond) mi ritrovai a tenere discorsi a gruppi di editor (e più di che quel che dissi io, ricordo quel che imparai da Toby Eadie). Il pubblico di qui giorno era un giardino fiorito di faccine femminili, forse un uomo su venti ma non di più. Dovrei dire: piccole editor sorridenti, tutto molto orientale, ma il mio ricordo crea solo macchiette, è troppo sfrangiato e lontano. Chi lavora nell’editoria in Corea, mi dissero, sono le donne: nove su dieci. E la platea dei lettori non si discosta molto da quella squilibrata relazione percentuale.

Kim Young-ha è un omone, a confronto. Ne ho capito una forza e una convinzione in quel che fa, ma non so cosa ci stia dietro, che personalità, che formazione. È figlio di un militare di carriera, la sua giovinezza si radica in questa condizione, e non trova radici geografiche per i frequenti spostamenti ai quali è costretta la famiglia.

Quando decisi di acquistare Impero delle Luci, Young-ha mi fece avere un suo messaggio: diceva, non credevo che un editore italiano avesse il coraggio di pubblicarmi, e te ne ringrazio. Cosa intendeva dire?

Era convinto che nel paese del Vaticano il suo nome fosse off limits: a causa proprio di questo Ho il diritto di distruggermi, in libreria da oggi. Che gira intorno a una tematica “sensibile”: il protagonista è un killer a contratto, che aiuta a suicidarsi chi lo desidera. Esteta egocentrico, perversamente convinto di una sua missione: far emergere le pulsioni autodistruttive delle sue vittime, o beneficiari.

Gli scrissi che no, la censura Vaticana non ha questa forza. Ne ha, ma non al punto da impedirmi di pubblicare Kim Young-ha. Che forse si è fatto sviare dal moralismo delle cento sette cristiane presenti nel suo paese. Di Seoul, in quei quattro giorni scarsi, mi aveva colpito la proliferazione di croci: ovunque, sui tetti, grandi croci al neon colorate. Nemmeno fossimo in una degradata baraccopoli del terzo mondo: siamo al contrario in una metropoli modernissima, con pochi segni del passato, viadotti e autostrade, palazzi nuovissimi. Ma è evidente che la condizione di solitudine degli abitanti di Seoul non è distante da quella degli abitanti di una baraccopoli.

E questa cifra sudcoreana la si sente, nella scrittura di Kim Young-ha. Come fosse la storia che la Corea ha il bisogno di raccontare al mondo.

I romanzi di Kim Young-ha sono stati tradotti in Francia, Germania, Spagna, Turchia, Polonia, Cina e Vietnam. Una breve presentazione del romanzo e qualche nota biografica le trovate qui.

A Seoul bisognerà tornarci, prima o poi.

L’atelier su Stradanove

Sul sito Stradanove si può leggere una recensione di L’atelier, il libro di Yeng Pway Ngon da poco uscito per Metropoli d’Asia, che ne illustra la struttura della trama e il contesto nel quale è inserito.

Singapore. Quella piccola repubblica con un’altissima concentrazione di abitanti cosmopoliti che uno stretto di mare separa dalla Malesia e un altro stretto dall’Indonesia. Un gruppo di cinesi alla fine degli anni ‘70. Li incontriamo che sono giovani sui vent’anni e frequentano ‘l’atelier’, lo studio di pittura del maestro Yan Pei. Ne seguiamo le storie, i successi e gli insuccessi nel lavoro e in amore. Finché YengPwayNgon, l’autore di questo bellissimo romanzo, tira le fila, ci fa ri-incontrare i personaggi ‘sul viale del tramonto’ in una saggia meditazione venata di malinconia: a che cosa li hanno portati le loro scelte?

(continua a leggere su Stradanove)

L’atelier sulla Gazzetta di Mantova

La Gazzetta di Mantova ha dedicato un ampio spazio a L’atelier, di Yeng Pway Ngon, con una recensione che ne ricorda anche i premi vinti. Inoltre si ricorda la traduttrice Barbara Leonesi, e il suo complesso lavoro per districarsi tra i vari dialetti cinesi.

Cyrus Mistry ha vinto il DSCPrize

Cyrus Mistry, autore di Le Torri del Silenzio (Chronicle of a Corpse Bearer il titolo originale), appena pubblicato per Metropoli d’Asia, ha vinto il DSCPrize.

Si tratta del premio più prestigioso per la letteratura asiatica, ed è stato consegnato in occasione del Jaipur Literature Festival.

Qui si può leggere l’articolo di Andrea Berrini sul suo blog In diretta dall’Asia, mentre di seguito potete trovare un po’ di rassegna stampa (in aggiornamento):

Han Han citato da Panorama

In uno speciale su Panorama dedicato alla letteratura internazionale, parlando della Cina viene ricordato Han Han e il suo inserimento nella lista del TIME di due anni fa tra le persone più influenti nel mondo.

Di Han Han Metropoli d’Asia ha pubblicato Le tre porte e Verso nord unonoveottootto.

La fantascienza in Cina

In questo articolo su The Daily Beast si parla di fantascienza in Cina, raccontandone un po’ di storia in occasione del recente invio sulla Luna di una sonda.

Nonostante l’interesse per la corsa allo spazio, il genere fantascientifico non ha mai conosciuto grandi fortune, specie perché in passato era spesso osteggiato dal governo.

Ora le cose stanno cambiando, e autori come Liu Cixin sono ampiamente celebrati, rivivendo un momento di fortuna simile a quello degli inizi dello scorso secolo con autori come Lu Xun, Liang Qichao e Lao She con il suo Città di gatti.

Via: @lucinak

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