Tutti i post su cina

Svegliami alle nove domattina segnalato su La Lettura del Corriere della Sera

Il nuovo libro di Metropoli d’Asia, Svegliami alle nove domattina, di A Yi, ha ricevuto una segnalazione con citazione da Marco Del Corona su La Lettura del Corriere della Sera.

Acquista qui il libro

Da Svegliami alle nove domattina, di A Yi

Al suo arrivo ad Aiwan, Xu Yousheng sarebbe venuto a conoscenza di maggiori dettagli sul conto di lei, Jin Yan.
Le capitava spesso di rimanere a fissare il cielo azzurro, sconfinato, remoto, limpido, addirittura troppo limpido, pacifico, e che tuttavia sembrava preannunciare qualche sussulto fuori del comune (come se da un momento all’altro potesse balzarne fuori uno squalo). Rare nubi bianche fluttuavano pigre. Cavalli che chissà, forse coprivano ogni cosa fino in Mongolia, fino ai picchi delle montagne, e le cui code ora sventolavano, ora si abbassavano di nuovo. Il loro contegno, il loro distacco dal mondo circostante la lasciavano di stucco. Ovunque, al suolo, regnava un puzzo di sbobba per maiali e di alcol: un puzzo vomitevole, nauseabondo, ripugnante, che riportava alla mente i bagordi consumati nel villaggio la notte prima.

 Da Svegliami alle nove domattina, di A Yi

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Da E adesso?, di A Yi

Ha continuato a camminare, finché si è fermato a guardare con le mani dietro la schiena un gruppetto che giocava a scacchi intorno a un triciclo a motore. Non gli è piaciuta una mossa, ha fatto un commento ad alta voce ed è partito un battibecco, che si è chiuso con la sua vittoria solitaria perché quelli se ne sono andati offesi a bordo del macinino.
Si è diretto verso un muro che separa un cantiere dalla strada dove erano accovacciate quattro, cinque donne di mezza età, con giacche sgargianti sopra pantaloni ordinari, che mangiavano il pranzo voracemente. Alcuni anziani in canottiera gironzolavano con la spesa e dei dvd di filmetti in mano, fingendo di ignorare l’occupazione delle donne. «Avete voglia di divertirvi?» hanno domandato quelle.
«Certo, dipende in che modo», si è intromesso il vecchio He, come d’abitudine.
«Perché, non lo sai?»
«No, prova a spiegarmelo tu».
«Dai che lo sai! Non devo certo dirtelo io!»
«Davvero non lo so».

Da E adesso?, di A Yi

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Da Le tre porte, di Han Han

Di ritorno a casa Lin Yuxiang diede al padre la lieta notizia dell’ammissione al circolo letterario. Il signor Lin aveva voglia di festeggiare perché il fi glio aveva fi nalmente messo a frutto il proprio talento, ma la moglie non c’era, quindi niente cenetta. Oggigiorno, in molte famiglie, la cucina è come la toilette delle donne, perché gli uomini non ci mettono piede. Il padre, che era felice come un bambino, chiese al fi glio: «La mia consorte non c’è, cosa facciamo?».
Lin Yuxiang gli rispose indicando la credenza nell’angolo: «Mangiamoci gli spaghetti in busta». La «consorte» rientrava di rado all’ovile, si dimenticava persino di dormire e di mangiare per il majiang. I suoi compagni di gioco erano personalità in vista della città, come il sindaco Zhao Zhiliang, suo compagno di scuola alle medie, che fi n da quell’epoca si era dedicato a girarsi i pollici e attività analoghe. Durante la Rivoluzione culturale, era stato spedito in campagna a intrecciare corde di canapa, diventato sindaco, si era concentrato sul majiang. A furia di stare al tavolo da gioco, gli era venuta la gobba, quando si dice rovinato dal gioco! Oltre a lui, c’era una cricca di pezzi grossi del governo locale che di giorno facevano comizi contro il gioco d’azzardo, ammonendo la popolazione con i principi della costruzione di una civiltà illuminata, ma, appena calava la sera, si davano al gioco confondendosi con la massa. La signora Lin a quel tavolo aveva intessuto profondi legami rivoluzionari con i compagni di majiang, migliorando la propria posizione sociale e facendosi un nome non solo nel distretto. E il signor Lin non poteva certo dare in escandescenze, altrimenti avrebbe dovuto vedersela con il Partito e il popolo. Ecco perché, se ai due uomini di casa veniva appetito, dovevano arrangiarsi con gli spaghetti in busta per non morire di fame. Quella volta, però, il signor Lin si oppose risolutamente alla proposta del figlio, sarebbero scesi a comprare la cena da un take-away. Era un pezzo che Lin Yuxiang non sentiva il profumo di un manicaretto e, dopo una rapida valutazione, pensò di meritarselo: visto che l’ingresso nel circolo era costato molto alle sue orecchie, la bocca doveva rifarsi.

Da Le tre porte, di Han Han

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Svegliami alle nove domattina

Svegliami alle nove domattina, di A Yi

Acquista online

Hongyang, un malavitoso locale che per molti anni ha tenuto in un pugno un villaggio di campagna e le zone limitrofe, viene trovato morto dalla sua donna all’indomani di un banchetto, forse a causa dell’eccessivo consumo di alcolici, o forse no… Il romanzo, attraverso le voci narranti di famigliari, amici e nemici, ricostruiscono la sua storia, la sua figura, i suoi legami criminali e personali in una società cinica e disperata che costituisce la cifra narrativa di A Yi, il quale riversa in una prosa densa e audace il suo vissuto di poliziotto e la sua capacità di cogliere negli uomini e nelle situazioni aspetti sconosciuti e nascosti.

«Dopo un lungo apprendistato e una prima pubblicazione relativamente tardiva (2008), A Yi, classe 1976, si è accreditato in patria come uno degli autori più interessanti della nuova generazzione». La Lettura, Corriere della Sera

«Ci voleva un editore specializzato in autori orientali come Metropoli d’Asia per portare finalmente in Italia questo quarantenne flàneur del crimine, pigro, nihilista e decisamente pulp». Il Giornale

«Con la sua prosa asciutta, una scrittura che va dritta al punto e una predilezione per la narrazione in prima persona, A Yi è considerato l’enfant prodige della letteratura cinese». Internazionale

Traduzione dal cinese di Paolo Magagnin

Da Duplice delitto e Hong Kong, di Chan Ho Kei

Che diavolo era? Cosa c’entravo io? Sul sottobicchiere umido il mio nome, i numeri e la somma di denaro erano stati scritti con una penna blu. Era un numero di conto corrente, di questo ero certo, ma non sapevo di chi potesse essere né cosa significassero tutti quei soldi.
Osservai con attenzione quella serie di cifre, e dopo averla fissata per circa un minuto non ero ancora riuscito a schiarirmi le idee. Decisi di lasciar perdere, scervellarmi non valeva la pena. Nel pomeriggio, superata la sbronza, mi sarei sicuramente ricordato ogni cosa.
Chiusi l’auto e mi incamminai verso la stazione di polizia. Il Western District ha conservato un’atmosfera tradizionale. A differenza di altre aree della città, come il quartiere di Central affollato e frenetico, Causeway Bay in cui ci sono più turisti che pesci in un fi ume, o la parte meridionale in cui tutti vanno a svagarsi e a rilassarsi, il Western District non è particolarmente animato. È conosciuto soprattutto perché vi si trovano molte scuole prestigiose e antiche, tra cui la celebre Hong Kong University. È abitato prevalentemente da famiglie benestanti e colte, ragion per cui la sicurezza pubblica non è mai stata un grosso problema; lì le persone vivono in un’oasi di pace e tranquillità. A dire il vero, nel tempo ha subito un’evoluzione impressionante: cento anni prima era un noto quartiere a luci rosse ma oggi, nelle stesse strade in cui si trovavano le prostitute, ci sono invece scuole materne, elementari e medie.

Da Duplice delitto a Hong Kong, di Chan Ho Kei

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Da Verso Nord. unonoveottootto, di Han Han

Io stavo arrostendo sul palo, ero sempre più madido di sudore e faticavo a tenere le gambe incrociate. Lanciai un’occhiata all’edificio della scuola e vidi che, mentre i docenti erano usciti a portare i materassini, gli studenti erano fuori controllo. Il ballatoio del quinto piano era gremito di vestiti multicolori e testoline nere.

La coordinatrice della nostra classe, valutando i materassini e credendo di parlare a bassa voce, commentò: «Non sono abbastanza spessi, può essere pericoloso».
Il maestro Liu la spinse via dicendo: «Se cade, lo prendo io».

Per spirito di partecipazione scatenato dall’euforia generale, a qualcuno venne in mente di posare in terra la cartella perché facesse da materasso. In un attimo fu il pandemonio. Tutti i ragazzi strillavano: «Mettiamo le cartelle per salvarlo, mettiamo le cartelle per salvarlo!» Così, bambini e bambine si precipitarono a frotte con la cartella. C’erano quattro sezioni per ogni anno, che sono sei, e cinquanta alunni per classe, per un totale di milleduecento. Quindi milleduecento cartelle accatastate l’una sull’altra in meno di cinque minuti, un mucchio alto almeno tre metri e più di un migliaio di bambini radunati nel parco giochi, mentre gli altoparlanti strepitavano senza sosta: «Si invitano gli alunni a tornare in classe, si invitano gli alunni a tornare in classe». Nessuno ci fece caso.

Gli insegnanti discutevano in cerchio. Secondo il maestro di ginnastica, le cartelle non erano esattamente morbide; se cadevo e finivo con la testa su un astuccio, sarebbe stata una tragedia, erano meglio i materassini, che però adesso erano sepolti e pertanto inservibili. Bisognava estrarli e rimetterli sopra.

Da Verso Nord. unonoveottootto, di Han Han

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Andrea Berrini intervistato su Lettera Donna

In un articolo su Lettera Donna sul ruolo della donna in Cina, l’autrice ha ascoltato il parere di Andrea Berrini. Nel colloquio si prendono come punto di riferimento le classi sociali, notando come specie nelle zone rurali vivano spesso in una condizione di oppressione e inferiorità, seppure nelle città si può assistere a situazioni nelle quali le donne di ceto medio-alto ricoprono posizioni manageriali assolutamente paritarie rispetto a quelle degli uomini.

La Cina è un Paese che ha due anime. Me ne sono accorta subito, quando ho cominciato a muovermi per il centro di Pechino. Da una parte alberghi e centri direzionali ipermoderni si protendono verso il cielo con la fiumana di uomini e donne d’affari che li attraversano, gettando un’ombra sugli hutong, i quartieri storici. Camminarci in mezzo, da sola, è stato suggestivo. Dall’altra parte, invece, i muri sono scrostati, i panni stesi sventolano ma spesso sono solo dei cenci, le donne stanno sedute sull’uscio e non alzano lo sguardo quando passi, un po’ per timidezza, un po’ perché sono indaffarate. La mia prima impressione arrivando in questo Paese è stata che un mondo antico continui il suo corso, indifferente al fatto che intorno le cose cambiano.

(continua a leggere su Lettera Donna)

La storia di Xiaolu Guo, e del suo villaggio diventato città

Xiaolu Guo, autrice con Metropoli d’Asia di La Cina sono io e 20 frammenti di gioventù vorace, racconta sul Guardian la sua storia e soprattutto la storia della sua città, Wenling, che da quando la scrittrice era adolescente si è trasformata da un viaggio senza neanche un semaforo a una città da più di un milione di abitanti. Come ricorda nel suo blog sul Corriere della Sera Marco Del Corona, che ha segnalato l’articolo, la città si trova non lontano da Wenzhou, da dove provengono quasi tutti i cinesi che arrivano in Italia.

Nel racconto di Xiaolu Guo si può leggere come sia drasticamente cambiato il paesaggio urbano, così come le abitudini delle persone che ora possono raggiungere comodamente Shanghai con l’alta velocità. Con l’industrializzazione – ricorda Xiaolu Guo – arriva anche il cancro, che porta via i suoi genitori.

I grew up in a semi-tropical southern village, and that village grew up with me. We both underwent huge changes. I went from being a skinny, snot-nosed, lonely girl into an adolescent hungry for escape, while my village grew from a small agricultural town (Xian), into a bustling city (Shi) of 1.4 million inhabitants.

Today, Wenling is a typical medium-sized metropolis in Zhejiang province, southern China. Like many of the hundreds of Chinese towns that have grown into cities over the past 30 years, it is full of brand-new but cheaply constructed skyscrapers, casting shadows on rough-looking peasants, their root vegetables stuffed in shoulder bags as they trudge along newly paved highways.

(continua a leggere sul Guardian)

Un estratto da Once Upon a Time in the East in francese

Il magazine multilingue Specimen ha pubblicato un estratto in francese da Once Upon a Time in the East: A Story of Growing Up, libro di Xiaolu Guo che Metropoli d’Asia pubblicherà il prossimo autunno.

Il brano è tratto dal capitolo East vs West, Past vs Present, parte del quale era stata già proposta dal Guardian, e in realtà è leggibile in inglese e cinese anche su Specimen stesso.

mezzinniprudence@mailxu.com