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    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
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Annie Zaidi, l’Uttar Pradesh e le donne

Nel suo articolo pubblicato su D – la Repubblica delle Donne Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, si sofferma sulla figura di Yogi Adityanath, politico ora alla guida dell’Uttar Pradesh.

L’autrice ricorda le sua posizioni fortemente misogine e controverse, e da lì più in generale la difficilissima situazione di molte donne che ad esempio vengono punite – da gruppi che godono nei fatti di impunità – per aver sposato qualcuno di un’altra casta. Secondo alcuni dati riportati da Annie Zaidi, in India solo una donna su venti è libera di scegliere chi sposare, e il 15% di tutti i suicidi è commesso da casalinghe.

Annie Zaidi e i viaggi

Su D – la Repubblica delle donne Annie Zaidi ha parlato di viaggi. L’autrice, che ha pubblicato con Metropoli d’Asia I miei luoghi, ci lascia qualche riflessione su una apparente nuova mania indiana per i viaggi, chiedendosi però se invece di viaggiare non vogliano invece replicare esperienze che gli sono familiari.

Nella seconda parte Zaidi racconta la sua esperienza con i viaggi, quasi mai in hotel “carini” quanto piuttosto in situazioni di viaggio più “sgangherate”. La riflessione finale è che le esperienze più insolite permettono di vedere le cose più in profondità, viaggiando davvero e non facendo solo del turismo.

Annie Zaidi e la demonetizzazione delle rupie

Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, ha commentato su D – la Repubblica delle donne la decisione del governo indiano di eliminare i tagli di monete da 500 e 1.000 rupie. Il provvedimento era motivato dall’esigenza di combattere la corruzione e l’evasione fiscale, ma a quanto pare ha generato numerosi problemi pratici nella vita quotidiana degli indiani.

L’articolo di Annie Zaidi si concentra proprio su questo, con alcune riflessioni sul fatto che in attesa di un possibile assestamento della situazione il paese sembra ritornato tutto di nuovo in coda per qualsiasi cosa, come negli anni ’80.

I miei luoghi citato su Origami (La Stampa)

Il settimanale Origami, allegato a La Stampa, ha pubblicato una breve citazione da I miei luoghi, di Annie Zaidi.


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Tre articoli di Annie Zaidi su D – la Repubblica delle donne

Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di  I miei luoghi, ha scritto tre articoli di opinione sulla società indiana ospitati su D – la Repubblica delle donne.

Nel primo si parla di donne e controlli di sicurezza negli aeroporti e in altri luoghi sensibili, laddove sono sempre più frequenti camerini separati per le perquisizioni, che da apparente gesto di cortesia e discrezione diventa per l’autrice una forma sottile di segregazione. Nel secondo l’argomento è il proibizionismo nei confronti dell’alcool, con i suoi limiti in uno stato in cui basta passare da una provincia “sobria” (con un divieto completo di consumo) a una che non lo è, con relativo turismo alcolico per procurarselo. Il terzo articolo riguarda l’eventualità di organizzare una festa simile alla Tomatina spagnola (peraltro già abbastanza simile all’Holi), con considerazioni e riflessioni sull’opportunità di sprecare cibo in un posto, come l’India, con forti problemi di malnutrizione.


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Da I miei luoghi, di Annie Zaidi

I Gujjar e gli altri professionisti della classe media di Shivpuri volevano morti i Gadariya perché li temevano, eppure non potevano a denti stretti negare loro un certo rispetto, soprattutto visto che quegli uomini erano in netto contrasto con banditi come Nirbhay Gujjar, o come quelli che avevano rapito Phoolan Devi prima che anche lei diventasse una fuorilegge. I Gadariya non bevevano, trattavano le donne con riguardo e di solito erano abbastanza rispettosi delle loro vittime.
In effetti, a sentire i dacoits dell’epoca precedente l’Indipendenza, quasi tutte le bande di un tempo erano vincolate a un rigido codice etico. Raghuveer Singh Gussi, un vecchio dacoit da me conosciuto in un secondo viaggio, tempo dopo, affermava con insistenza che, pur non distribuendo direttamente le proprie ricchezze agli altri, erano pronti a dare denaro ai bisognosi che glielo chiedevano. Rubavano solo ai ricchi, e non avrebbero torto un capello a una donna neppure se fosse stata ricoperta d’oro.

Da I miei luoghi. A spasso con i banditi e altre storie vere, di Annie Zaidi

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Da I miei luoghi, di Annie Zaidi

Rambabu era a capo della banda dei Gadariya insieme al fratello Dayaram. Il resto dell’organizzazione comprendeva cugini o «fratelli di casta», a parte un paio di componenti provenienti dalle tribù delle foreste dei dintorni. Una banda leggendaria, non solo per alcuni audaci sequestri messi a segno o per i modi sensazionali con cui aveva giustiziato i suoi nemici. Nei posti giusti quei banditi erano anche capaci di comportarsi da Robin Hood; e mai, durante le loro scorrerie, torcevano un capello alle donne. In effetti, è stata una delle prime cose che sono venuta a sapere a proposito della banda: le donne non le toccavano nemmeno. Se capitava loro di incontrarne una, la chiamavano «sorella» e le consegnavano un dono simbolico, una piccola somma di denaro.
Questo atteggiamento aveva fatto guadagnare alla banda uno stuolo di accesi sostenitori. Non c’è donna del Chambal che in cuor suo riesca a condannare Rambabu e Dayaram senza accompagnare la condanna a un moto di pietà, o forse a un’emozione che va al di là di questa (a esclusione, ovviamente, di quelle a cui è stato ucciso il marito o il fi glio). Una delle attiviste sociali della zona, che in seguito arrivai a conoscere abbastanza bene perché si fi dasse di me, diceva spesso con sguardo sognante di voler conoscere Rambabu, perché era convinta che non potesse essere poi così cattivo.

Da I miei luoghi. A spasso con i banditi e altre storie vere, di Annie Zaidi

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Da I miei luoghi, di Annie Zaidi

Il viaggio non mi risollevò granché il morale, peraltro. Seduta sul pullman che portava da Gwalior a Shivpuri, lessi l’avvertenza scritta con la vernice sullo schienale del sedile dell’autista: «Si prega di non portare armi cariche sul pullman». Benvenuti nel Chambal. Una regione in cui ci sono più armerie che alimentari. Una città di dimensioni ridotte come Bhind1, conta almeno ottanta rivendite d’armi: le munizioni abbondano e non costano quasi niente, e chi è dotato di un’arma non si fa certo problemi a sprecarne. (Tra l’altro, questa è la regione i cui amministratori locali a un certo punto hanno escogitato la brillante idea di regalare fucili e pistole, a mo’ d’incentivo per gli uomini che si presentavano per le «procedure di pianifi cazione familiare»: un modo per permettergli di sentirsi ancora virili.) Ecco spiegate le cortesi avvertenze sui mezzi pubblici: probabilmente autisti e controllori si erano rassegnati al fatto che la gente, le armi, se le sarebbe portate dietro comunque. Avevano solo esposto educatamente quelle poche righe per chiedere almeno di tenerle scariche.

Da I miei luoghi. A spasso con i banditi e altre storie vere, di Annie Zaidi

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Annie Zaidi racconta il Gange su D – la Repubblica

In un reportage sul Gange a firma di Annie Zaidi e pubblicato da D – la Repubblica delle donne, l’autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi offre un viaggio poetico e autobiografico lungo il principale fiume indiano, essendo inoltre lei nata ad Allahabad, città di confluenza tra il Gange e lo Yamuna.

Annie Zaidi ricorda anche come nel maggiore poema epico indiano, il Mahābhārata, i due fiumi fossero rappresentati da due dee, Ganga e Yami. Nella seconda parte dell’articolo l’autrice si sofferma sui rischi che corrono i due fiumi per via dell’inquinamento.

Nella seconda parte del reportage, un articolo di Raimondo Bultrini racconta proprio questo aspetto, parlando delle grandi proposte politiche allo studio in questo periodo per pulire il fiume, ma anche dei rischi di corruzione collegati alle grandi opere.

Da I miei luoghi, di Annie Zaidi

Ma un conto era immaginare di incontrare degli assassini; farlo davvero era un altro paio di maniche. Durante la riunione di redazione, quando la mia proposta venne approvata e mi trovai di fronte alla possibilità concreta di partire per scrivere un reportage sui famigerati dacoits del Chambal, mi sentii mancare. Ormai, però, non c’era modo di tirarsi indietro.
Perciò presi il treno per Gwalior; si scoprì che era uno Shatabdi (da Delhi a Bhopal), un treno ad alta velocità. Cominciai a chiedermi se non fosse buon segno. In fondo, avevo visto la mia prima dacoit – Phoolan Devi in persona – proprio a bordo di uno Shatabdi. Che ne avessi preso un altro sembrava una bizzarra coincidenza: lasciava forse intendere in qualche modo che avrei incontrato la sfuggente e sanguinaria banda dei Gadariya già alla prima spedizione nella terra dei banditi?

Da I miei luoghi. A spasso con i banditi e altre storie vere, di Annie Zaidi

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janoski@mailxu.com