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Da dollari la mia passione, di Zhu Wen

Ci scappa da ridere, poi riprendiamo a camminare, però sempre in silenzio. Quando siamo quasi al cavalcavia, ci si avvicinano delle donne vestite con i costumi tradizionali della minoranza Miao, che vogliono venderci degli oggetti d’argento. Tutti sanno che sono delle imbroglione, ma con quei vestiti tanto belli e originali si fanno perdonare tutto. Mio padre le scruta da capo a piedi, studiando nel dettaglio costumi e finiture, ma non guarda le collane e i braccialetti d’argento che gli propongono. Io, invece, non resisto alla tentazione e compro una collana. Costa solo due yuan, e anche se è sicuramente falsa è comunque bellissima, più bella di quelle vere. Mio padre se l’attorciglia alla mano rimirandola: è proprio carina, conclude, comprane un’altra. So che vuole portare un regalo a mia sorella, così con due soli yuan se la cava. Mia sorella frequenta ancora le superiori e a scuola non va tanto bene, perché è un tipetto sberluccicante, un po’ come questa collana.

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Da Se non è amore vero allora è spazzatura, di Zhu Wen

Per tutto il pomeriggio Xiao Ding rimane disteso sul letto ad aspettare la telefonata del padre. Ma il telefono squilla solo due volte, e in nessuno dei due casi è papà. La prima volta è Yu Yang, è a un ricevimento e si è fatta prestare il cellulare per scambiare due parole con Xiao Ding: il segnale è debolissimo, sembra stia facendo uno sforzo sovrumano. In sintesi dice che si trova a Shanghai e che, quando avrà finito le sue cose lì, magari potrebbe fare un salto a trovarlo; ha l’aria di sondare il comportamento del suo interlocutore. Xiao Ding tiene premuto sull’angolo dell’occhio un fazzoletto riempito di pezzetti di ghiaccio che puzzano di pesce. Forse però non è la cosa giusta da fare, e non è sicuro che funzioni. L’altra telefonata è di un amico con due incisivi finti, detto Coniglio: evidentemente mentre telefona a Xiao Ding non se li è infilati, sicché la voce esce fioca e piuttosto strana. Gli chiede se la sera ha tempo di andare da lui a giocare a majiang, ma Xiao Ding risponde scorbutico: Prima di farmi domande rimettiti i denti, non capisco cosa stai dicendo. E riattacca.

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Da dollari la mia passione, di Zhu Wen

«Visto che non abbiamo ancora deciso, perché cammini così in fretta?»
«Perché anche andare a zonzo così è un piacere. Ma adesso dimmi, dove si va?».
Non lo so nemmeno io dove convenga andare. Trascino mio padre a un chiosco di bibite e compro due lattine di Coca in due bicchieri di carta. Illuminata dal sole, la sua faccia è il ritratto della salute, sembra sprizzare radiosità da tutti i pori. È un po’ sudato, i capelli appiccicaticci hanno perso la fluente eleganza di prima. E se adesso cominciasse a scendergli un rivoletto nero sulla fronte? Oddio, fa’ che non succeda, per favore! La mamma ti ha detto di comprarle qualcosa?, gli chiedo. No, non sa neppure che sono venuto qui, risponde lui. Allora sei libero come me? Certo, siamo un uomo in compagnia di un altro uomo, che cosa facciamo? Ovvio che dovremmo fare cose da uomini. Ma è pomeriggio, il sole è ancora alto nel cielo. E che importa? Con due soldi in tasca la notte può anche arrivare in anticipo. Ci accovacciamo sul gradino del marciapiede con i nostri due bicchieri di Coca in mano. Continuiamo ad alzare la testa e a guardarci senza parlare, in un tacito dialogo ininterrotto. Dovrei sapere di che cosa ha bisogno mio padre, questo ci si aspetta da un figlio che sia un figlio. Se in futuro mi trovassi anch’io ad avere un momento di libertà e infischiandomene del ruolo conferitomi dall’età facessi una capatina da mio figlio, preferirei che avesse una qualche idea su come procurare attimi di piacere al suo provato padre, non che se ne stesse lì a mostrarmi rispetto formale come un idiota. Dammi retta, figliolo, il rispetto è una cosa troppo astratta. Invece dobbiamo imitare il romanticismo del dollaro americano, la forza dello yen giapponese, l’equilibrato ottimismo del franco svizzero: sono questi i valori veri, concreti, che dovremmo imparare.

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Da Se non è amore vero allora è spazzatura, di Zhu Wen

Rincasando, Xiao Ding trova Xiao Chu in salotto davanti alla libreria di bambú, intenta a darsi una truccatina veloce: sul ripiano più alto è appoggiato uno specchietto grande quanto il palmo di una mano. Coprendosi con la sinistra il viso gonfio e bluastro, Xiao Ding fila dritto in bagno, con uno sforzo immane si china sul rubinetto del lavandino e si sciacqua via dalla faccia e dalle mani le tracce di sangue. Com’è che oggi non sei al lavoro?, chiede dal bagno in tono decisamente aggressivo. Xiao Chu si giustifica: Adesso ci vado, al lavoro, ma che dici? Stasera c’è un cliente che ci invita a cena al «Città di Chaozhou», non lontano da qui, così già che c’ero sono passata a dare un’occhiata. Hanno vissuto insieme in quella casa per un anno, ma per evitare litigi Xiao Chu è tornata a trasferirsi nel dormitorio aziendale e ora si fa vedere solo il fine settimana o il mercoledì. Come volevasi dimostrare, il loro rapporto – che aveva imboccato ben presto una fase discendente – ne è uscito notevolmente rafforzato. Cena?, protesta lui, ma è ancora presto per cenare. Ma se ti ho detto che sto peruscire! ribatte Xiao Chu spazientita senza smettere di pettinarsi. Ho dimenticato delle cose e devo prima fare un salto in ufficio. Ma che razza di cliente è questo qui che ti invita a cena, eh, che razza di cliente è? A quanto pare i clienti sono tizi che non fanno altro che invitare a cena la gente.

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Da dollari la mia passione, di Zhu Wen

Prima di uscire prendo dun que i soldi che ho messo sotto il materasso. Sono i miei risparmi e voglio spenderli tutti tutti fino all’ultimo centesimo, che per me è la cosa più bella del mondo. Peccato che non ne abbia mai avuti tanti da scialacquare, sono sempre stato sfortunato. Ma sono sicuro che un giorno diventerò una celebrità e allora mi basterà aprire la porta per essere investito da palate di banconote che mi colpiranno in faccia, così tante che non saprò come ripararmi. Dollari, che aspetto meraviglioso hanno queste cose chiamate dollari, cariche di esotico fascino ammaliatore! E la banconota da un dollaro sospesa nell’aria, così, come per magia, si trasforma in tanti renminbi che scendono fluttuando dal cielo blu, verso il quale io protendo le mani, per accogliere pieno di gratitudine quella pioggia munifica che mi rende così felice. Non avrò il minimo problema, se solo mi darete un’occasione vi mostrerò la mia capacità di spendere. Vorrei proprio farvi vedere almeno una volta che razza di inossidabile macchina da spesa io possa essere: vi lascerò senza fiato! Poi, come profetizzano i miei amici, morirò vecchio e solo, in miseria, ma in fondo è un finale che non mi dispiace, visto che a quel punto, dovesse prendermi ancora la voglia di annusare il profumo di donna, non avrò abbastanza carburante per accendere il motore, non ce la farò più, e allora di avere soldi non me ne fregherà un bel niente.

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Da Se non è amore vero allora è spazzatura, di Zhu Wen

Un gruppetto di giovani vestiti in modo strambo e appariscente, che si sgolano come pazzi, accorre disordinatamente dall’altro lato della strada simile a uno sciame di vespe. Gli sfaccendati riconoscono in Xiao Ding una faccia nota: anche lui, come loro, spesso e volentieri se ne va a zonzo per le strade e qualche volta si sono persino scambiati un’occhiata, loro da un lato della via e lui dall’altro. Si fanno largo a spintoni tra la folla assembrata tutt’intorno, piombano senza tanti complimenti addosso al forestiero e lo riempiono di botte. In men che non si dica quello si ritrova la faccia coperta di sangue, è tutto un patetico gnè gnè cui si mescola un persistente rumore di lenti che vanno in frantumi, mentre a terra sono sparsi dappertutto occhiali rotti e occhiali ancora integri. All’improvviso un tizio con una cintura da rockettaro tutta larga, che inizialmente non ha partecipato alla mischia e se n’è rimasto in disparte a guardare a braccia conserte, si impadronisce di uno sgabello e, facendolo roteare, si lancia con furia cieca su quel disgraziato di un forestiero che implora pietà, e glielo schianta in testa. Il venditore di occhiali da sole crolla barcollando a terra, incapace di muoversi. A questo punto si sente qualcuno gridare: Arriva la polizia! La reazione del branco di ragazzotti è fulminea: sbandano tra le grida e si mettono a correre, mentre qualcuno di loro non tralascia di arraffare da terra qualche paio di occhiali rimasti miracolosamente intatti. Xiao Ding se ne sta seduto in disparte su uno sgabello con lo sguardo fisso, del resto la rissa non lo riguardava più già da un bel pezzo. Un tizio del posto gli dice a bassa voce: Cosa fai qui impalato, mettiti a correre, aspetti di crepare? Lo sguardo di Xiao Ding cade sul forestiero che se ne sta raggomitolato a terra, proteggendosi ancora la testa con le braccia e sforzandosi di reprimere gemiti di dolore. Ha il corpo percorso da spasmi continui e rabbiosi, come un vecchio cane pestato fino a spezzargli la colonna vertebrale. Xiao Ding scatta in piedi, si dà un’occhiata intorno e comincia a correre a rotta di collo nella stessa direzione in cui è fuggito il branco. Dopo un po’ ha la sensazione che ci sia qualcosa che non quadra. Si ferma e fa ancora qualche passo, ma poi pensa che tutto ciò è ancora meno logico, e riprende a correre più a perdifiato di prima. Finisce addosso a una signora di mezza età, appena uscita dal centro commerciale con una scatola di scarpe in braccio. Lo scontro gli dà il tempo per una pausa di riflessione: si intrufola nell’emporio tra gli strilli e gli improperi della signora, si fa strada in mezzo a una folla compatta, sbuca da un’uscita secondaria, attraversa la strada e si infila svelto nella pelletteria di fronte. È stipata di cittadini previdenti che si accingono a comprare vari articoli in pelle per l’inverno, approfittando dei convenienti prezzi estivi, e sudano copiosamente mentre esaminano la fattura della merce a caccia di difetti. Chissà perché, ma quella gente gli ispira una rabbia incomprensibile: in cuor suo maledice con tutto se stesso quella gentaglia capace di una vita così ben pianificata, mentre segue la strada indicata dai cartelli alla disperata ricerca di un bagno.

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Da dollari la mia passione, di Zhu Wen

«Battutine su di me, vero? Vi ho sentiti!».
No, no, si affretta a ribattere mio padre spostando il sedere verso il muro, perché lei gli si è seduta praticamente in braccio. Io intanto prendo un bicchiere dal tavolo vicino e ne riempio di birra una buona metà.
«Il mio capo ha appena cantato le tue lodi, non puoi non bere un bicchiere con lui».
«Davvero?». Senza farsi minimamente pregare, alza il bicchiere e brinda con mio padre, che però si mantiene piuttosto sulle sue. Dal suo sguardo mi rendo conto che non riesce ancora a vederla come una donna da portare a letto, ma che probabilmente la considera come una delle compagne di scuola di sua figlia.
«Certo che è vero! Ha detto che sei molto bella, signorina, e che vorrebbe invitarti a ballare stasera».
«Davvero?», ripete lei, guardando prima me e poi mio padre.
«Di dove sei?», chiede inaspettatamente lui.
«Dell’Anhui».
«Lo conosco bene, l’Anhui. Di che parte dell’Anhui?»
«Perché vuol saperlo? Di Chaohu, comunque».
«Chaohu, ci sono stato! Di che zona di Chaohu?».
Non ho idea di che cosa abbia in mente mio padre con quelle domande idiote, perciò lo interrompo.
«Allora cosa ne pensi? Sei libera stasera? Passo a prenderti io, per conto del mio capo».
«Per far che?»
«Per far che? Davvero non ci arrivi o fai solo finta? Per passare la serata».

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Da Se non è amore vero allora è spazzatura, di Zhu Wen

Quella sensazione Xiao Ding la conosce bene, è proprio sudore da sfinimento: è come trovarsi in un incubo leggero ma senza uscita, dai pori non riesce a venir fuori nemmeno una goccia di sudore vero e proprio. Si fa forza e infila un paio di stradine, e solo quando si ritrova all’ingresso di un vicolo si decide a sedersi a un chiosco che vende spaghetti. Il chiosco è composto semplicemente da un tavolo smilzo appoggiato alla parete e coperto da un foglio di plastica bianca: accanto al tavolo, nella confusione più totale, sono sparsi quattro o cinque tra seggiole e sgabelli quadrati, una alta e l’altro basso, una grande e uno piccolo.

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Zhu Wen su agiChina

Sul sito di agiChina era apparso tempo fa un ritratto di Zhu Wen, autore di due dei primi libri pubblicati da Metropoli d’Asia: Dollari, la mia passione e Se non è amore vero allora è spazzatura. Soprattutto di quest’ultimo si parla nell’articolo.

Si tratta di un romanzo particolare, diverso da quanto generalmente leggiamo da autori della sua generazione. A differenza di quasi tutti gli scrittori che hanno vissuto la Rivoluzione Culturale, infatti, Zhu Wen non scrive del passato e del periodo maoista, ma si concentra esclusivamente sul presente e sulla vita nelle grandi metropoli cinesi.

(continua a leggere su agiChina)

Un inedito di Zhu Wen

Caratteri Cinesi propone la traduzione inedita di un estratto di Shizhi, un racconto di Zhu Wen.

Metropoli d’Asia ha tradotto dell’autore Dollari, la mia passione e Se non è amore vero, allora è spazzatura.

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