Tutti i post su Corea del Sud

Da Memorie di un assassino, di Kim Young-ha

La madre di Ŭnhŭi è stata la mia ultima preda. Mentre stavo tornando a casa, dopo averla seppellita, la mia auto si è schiantata contro un albero e si è capovolta. La polizia ha attribuito la causa a un eccesso di velocità che mi ha fatto sbandare in curva. Sono stato operato due volte al cervello. All’inizio pensavo fosse l’effetto dei farmaci. Ero sdraiato sul letto dell’ospedale e mi sentivo infinitamente rilassato. Strano. Prima mi bastava sentire il chiacchiericcio degli altri perché mi saltassero i nervi. Il suono di persone che ordinavano da mangiare, di bambini che ridevano, di donne che spettegolavano. Odiavo tutto. E poi all’improvviso ho avvertito un senso di pace. Ho sempre pensato di avere un animo irrequieto. E invece mi sbagliavo. Come una persona che perde di colpo l’udito, sono stato costretto ad abituarmi a quel silenzio e a quella nuova tranquillità. Non so se per colpa dell’incidente o del bisturi del medico, ma dentro il mio cervello era successo certamente qualcosa.

Da Memorie di un assassino, di Kim Young-ha

Acquista qui il libro

Segnalazioni per Pavana per una principessa defunta

Le recensioni e le segnalazioni ricevute finora da Pavana per una principessa defunta, di Park Min-gyu, pubblicato da Metropoli d’Asia. Il post è in aggiornamento.

L’Indice dei Libri del Mese (settembre 2017)
Internazionale
(marzo 2017)
Chicchi di pensieri
(aprile 2017)


Acquista qui il libro

Pavana per una principessa defunta su L’Indice dei Libri del Mese

Il libro di Park-min gyu Pavana per una principessa defunta, recentemente pubblicato da Metropoli d’Asia, è stato recensito su L’Indice dei Libri del Mese. Viene ricordato come sia uno dei pochi testi coreani tradotti in italiano, per poi passare a un’attenta analisi della trama e dello stile narrativo, con anche qualche annotazione sulla traduzione a opera di Benedetta Merlini.


Acquista qui il libro

Da Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-ha

«Allora, in quale zona di Suwŏn siete diretti?»
«Mi porti a P’ajang-dong».
«Lei dove va, invece?»
«Uscita sud».
«Mi scusi, ma deve dirmi la destinazione precisa».
«Mi lasci pure all’uscita».
La puzza di alcol impregnava l’interno del taxi. Il tutto era accompagnato dal forte brusio del riscaldamento acceso al massimo per contrastare i dieci gradi sotto zero dell’esterno. Nell’abitacolo, dove vampate di calore secco e denso si mescolavano al fiato dei passeggeri, il tasso di umidità era ancora tollerabile. Dopo aver inalato una bella boccata d’aria, K tirò la cintura e se l’allacciò. Ora che le era legato, K si sentì più in sintonia con la sua Stella TX 94. Con la marcia in folle, premette leggermente l’acceleratore e il motore girò a vuoto, producendo morbide scosse che si trasmisero a tutto il suo corpo. Il tachimetro raggiunse con disinvoltura i quattromila giri al minuto. Dopo aver lanciato un’occhiata allo specchietto retrovisore sulla sinistra, K ruotò il volante, inserì la prima e partì. Lo scatto improvviso della macchina fece sobbalzare i passeggeri che, risvegliati da uno stato di catalessi, si guardarono intorno.

Da Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-ha

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

Da L’impero delle luci, di Kim Young-ha

Dopo essersi accertato che il suo impiegato fosse tornato a sedersi al suo posto, riaprì la pagina di Outlook. Chiuse tutte le altre finestre e si apprestò ad aprire l’ultima. Così facendo, finalmente comparve sul monitor il messaggio finale.
Giara di polpi,
che nutrono sogni fugaci
ai piedi di questa luna d’estate.
Kiyŏng deglutì ma la saliva, scendendo, sembrò raschiargli la gola. Prese allora la tazza, posata accanto al suo mouse, e bevve un sorso di caffè, ormai freddo. Se la sua memoria non faceva cilecca, quell’haiku era il segnale in codice che corrispondeva all’ordine numero quattro. Si voltò indietro e prese da uno scaffale il volume 53 di una raccolta internazionale di poesia. L’haiku del poeta giapponese Matsuo Bashō era riportato a pagina 67. Le sue mani cominciarono a sudare. Provò a scaricare la tensione chiudendo e riaprendo le dita: no, non gli sembrava vero. Sottrasse dal numero 67 il suo anno di nascita: 63. Il risultato era effettivamente quattro.
Quell’haiku era preceduto dal verso introduttivo Trascorro una notte ad Akashi, una città famosa in Giappone per la pesca di polpi. I pescatori, approfittando dell’abitudine di questi molluschi di inserirsi in ogni fessura, lasciavano di sera, in mare, delle giare di terracotta. Il giorno dopo le riportavano a riva piene di polpi intrappolati all’interno e, dunque, dentro quelle giare, si consumava l’ultimo sogno di quei molluschi.
Kiyŏng sfogliò il volume. Era stato Yi Sanghyŏk della divisione n. 35 a riscoprire negli anni ’80 la pratica di sfruttare poesie e libri per criptare codici segreti. Grazie a quel sistema non erano più necessarie tavole di numeri casuali, né tantomeno radio a onde corte: bastava soltanto qualche raccolta di versi e un po’ di memoria e il gioco era fatto. Allo stesso ordine numero quattro potevano associarsi le poesie più disparate: sonetti di Pablo Neruda o aforismi di Khalil Gibran, ma l’angosciosa malinconia di quell’haiku rendeva meglio la portata emotiva dell’ordine che gli corrispondeva. Quei versi erano scarni come un cammello che aveva valicato un’immensa distesa desertica e, al di là delle loro possibili sfumature, trasmettevano un secco e inequivocabile messaggio.
Abbandona ogni cosa e rientra immediatamente. Una volta emesso, quest’ordine non sarà più revocato.

Da L’impero delle luci, di Kim Young-ha

Acquista qui il libro

Da Pavana per una principessa defunta, di Park Min-gyu

Lei era lì, in piedi sotto la neve.

Il primo giorno di neve… e io compivo vent’anni. Ricordo la lunga, triste distesa di risaie vuote, qualche albero sparso… la penombra oltre il finestrino e il pullman che sfrecciava verso la periferia. Percorremmo chilometri senza scorgere anima viva. Lei… ci sarà? Dubitai fino all’ultimo. Il pullman rallentò. Una radio gracchiava, ma io riuscii a distinguere Auld Lang Syne suonata da un’armonica. Forse… ci sarà, pensavo con la fronte appoggiata al vetro gelido. A poco a poco l’oscurità prevalse sul crepuscolo e avvolse il pullman, che si fermò qualche decina di metri più avanti, come per inerzia. Lei era lì, sotto la neve, all’ombra di un cartello inclinato che sembrava uno spaventapasseri con un braccio rotto.

Avevo appena posato i piedi a terra che il pullman ripartì, e mentre cercavo di ritrovare l’equilibrio, ebbi l’impressione che la terra stesse cedendo. Non si trattava di un’illusione: la terra continuava a girare anche nell’oscurità… Lei c’era. Eccoci lì, uno di fronte all’altra… inevitabilmente, come la Luna che segue la sua orbita malgrado i nostri occhi non ne percepiscano il movimento.

Da Pavana per una principessa defunta, di Park Min-gyu

Acquista online

Pavana per una principessa defunta su Internazionale

Internazionale ha ripreso una recensione della rivista Kirkus Reviews per segnalare Pavana per una principessa defunta, il nuovo libro di Park Min-gyu appena uscito per Metropoli d’Asia.


Acquista qui il libro

Pavana per una principessa defunta

Pavana per una principessa defunta, di Park Min-gyu

 

Acquista online

Il protagonista di questo romanzo, segnato dalla separazione dei genitori (il padre, un bellissimo uomo diventato star del cinema, ha abbandonato lui e la madre, una donna dall’aspetto insignificante), conduce un’esistenza inconcludente. Trova lavoro nel parcheggio di un grande magazzino, dove conosce una ragazza molto brutta e stringe amicizia con un collega più grande di lui che ama molto filosofeggiare e bere birra. Siamo a metà degli anni Ottanta a Seul, un periodo di boom economico. Il protagonista, che ha ereditato la bellezza dal padre, si avvicina alla ragazza, e lentamente nasce un rapporto sempre più profondo e delicato. Con la complicità del collega, si crea un terzetto che trascorre insieme la maggior parte del tempo libero, in un viaggio di conoscenza reciproca e di amicizia bruscamente interrotto dal tentato suicidio dell’amico e dall’improvvisa partenza della ragazza. La ritroverà dopo molte ricerche: la storia sembra destinata al lieto fine, ma un tragico incidente spezzerà questo sogno, che però riprenderà qualche anno dopo, sotto altre forme, in un gioco di prospettive e punti di vista discordanti dove niente sarà più come sembrava un tempo. Con uno stile caratterizzato da continui rimandi tra il presente e il passato e frasi spezzate come la memoria dell’io narrante, Park Min-gyu affronta con sguardo ironico e incisivo la frenesia della società contemporanea e i suoi miti di progresso.

Se in quel momento non mi avesse stretto la mano e non avesse posato piano la sua testa sulla mia spalla… non sarei stato capace di respirare, né di aprire gli occhi in quel mare profondo dove non c’erano più pesci. Appoggiati l’uno all’altra, non parlammo più, ascoltammo semplicemente la musica, con un auricolare a testa. Let me take you down, ’cause I’m going to Strawberry Fields. Nothings is real and nothing to get hung about. Strawberry Fields forever.

Non esiste un luogo eterno, come non esiste un uomo eterno, ma quella notte cominciai a credere che determinati ricordi possano esserlo. Quell’autobus procedeva in direzione di Seul lento come un carretto… All’interno l’aria era pesante e si percepiva una puzza di sterco di cavallo e di piedi, dato che un passeggero si era tolto le scarpe. Percepimmo quell’odore come se fosse stato sprigionato dai nostri corpi. Usciti dalla stazione dei pullman, le abbottonai il cappotto fino al collo, poi attraversammo il piazzale e il passaggio sotterraneo avvolti dall’oscurità, infine prendemmo un altro autobus per rientrare a casa. Non brillava nessuna luce colorata, ma per me, in quel momento, la notte rappresentava il Natale. Era Natale.

«Tra gli autori coreani più conosciuti del nuovo millennio, Park Min-gyu scrive con stile leggiadro e arioso di argomenti molto profondi e spinosi, provando sempre grande empatia per i cosiddetti “perdenti” esclusi dalla massa».
List

«A volte si ride di fronte alla rigidità quasi caricaturale dei rapporti sociali coreani, altre volte ci si commuove per l’esclusione, il disprezzo e la silenziosa sofferenza provocati da una diversità rifiutata e punita dalla società imperante. Questo romanzo disseminato di musica, da Ravel ai Beatles a Bob Dylan, è una bellissima scoperta».
La cause littéraire

Traduzione dal coreano di Benedetta Merlini

Da Memorie di un assassino, di Kim Young-ha

Sono tutti convinti che Ŭnhŭi sia mia nipote. Rimangono a bocca aperta quando scoprono che in realtà è mia figlia. Come dar loro torto! Io ho settant’anni e lei, invece, appena ventotto. Ovviamente la prima che si è incuriosita di questa anomalia è stata proprio la diretta interessata: Ŭnhŭi. Quando aveva sedici anni a scuola le hanno insegnato cosa fosse il sangue. Il mio, di tipo AB, è incompatibile con il suo, di gruppo 0. Quando mi ha chiesto spiegazioni, io, come tendo a fare di solito, mi sono limitato a dirle la verità: l’ho adottata.
Da quel momento mi è sembrato che la nostra relazione abbia subito uno strappo. Lei mi è parsa impacciata, come se non sapesse più come rapportarsi con me, e questa distanza tra noi non si è più colmata. È come se, a partire da quel giorno, l’affetto che ci univa si fosse completamente smaterializzato.
Avete mai sentito parlare della sindrome di Capgras? Ebbene, si tratta di una malattia che influenza l’area cerebrale che controlla le emozioni. Chi ne è colpito riconosce i propri familiari ma non è in grado di provare affetto nei loro confronti. Per esempio, un marito comincia a sospettare della moglie; riconosce le sue fattezze, ma la considera un’estranea. Chi è colpito da questa sindrome si convince che le persone che ha intorno siano tutte sosia dei suoi familiari e che lo vogliano truffare. Beh, per farla breve, a partire da quel giorno Ŭnhŭi ha cominciato a vivere con distacco quel piccolo mondo che ci avvolgeva, quella famiglia composta solo da me e lei. Ciò nonostante, abbiamo continuato a vivere sotto lo stesso tetto.

Da Memorie di un assassino, di Kim Young-ha

Acquista qui il libro

Da Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-ha

K era tornato dopo cinque anni di assenza solo quando aveva saputo della scomparsa della madre. Dopo aver lasciato la scuola superiore era andato via di casa, e da allora era cambiato molto più di quanto ci si potesse aspettare. Il giorno del funerale, K aveva comunicato che preferiva non partecipare alla cerimonia: né il fratello né altri avevano cercato di fargli cambiare idea. E proprio nel momento in cui la terra ricopriva la bara della madre, lui se ne stava lì sul divano a spassarsela con Giuditta. C aveva messo a confronto la fatica che aveva fatto per organizzare il funerale della madre con il piacere carnale del fratello. Si era sentito stanco. Una volta entrato in camera da letto, si era addormentato con i vestiti ancora addosso.

Da Ho il diritto di distruggermi, di Kim Young-ha

Acquista qui il libro

Acquista qui l’ebook

speirs_andera@mailxu.com romines-corine@mailxu.com quach@mailxu.com ondersma@mailxu.com an_joseph@mailxu.com