• Chi siamo

    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
  • Libri

  • Parlano di noi

    • A Yi e Chan Ho Kei su Alias
    • Ayu Utami su Alias
    • L’impero delle luci segnalato su Internazionale
    • Metropoli d’Asia sulla Rivista Tradurre
  • Autori

Tutti i post in cui compare la parola weibo

Yu Hua sulla censura

Lo scrittore Yu Hua parla della censura in Cina, e più in dettaglio delle differenze tra mercato editoriale, compresi i giornali, cinematografico e televisivo. Ricorda anche un suo intervento su Weibo nel quale proponeva ironicamente di scambiare i ruoli chi controlla i film con i più permissivi ispettori di igiene alimentare.

Via: @AhQjingshen

Weibo e i disastri naturali

Abbiamo avuto modo di parlare diverse volte di Weibo, il più diffuso social network cinese che spesso dà abbastanza il polso di alcuni umori che serpeggiano nella società, ed è a sua volta esso stesso uno strumento che mescola un po’ le carte in tavola nell’evoluzione del rapporto tra censura e liberta di espressione.

Segnaliamo ora questa raccolta di messaggi, tradotti, inviati a un anno dal disastro ferroviario di Wenzhou e dopo la più recente alluvione di Pechino.

Ne esce un quadro che può apparire insolito, di toni forti e pochi peli sulla lingua.

Via: @simopieranni

Weibo e i profili a punti

Il frequentatissimo servizio cinese di microblogging Weibo ha introdotto un nuovo sistema di controllo sui contenuti.

Il meccanismo si basa su dei punti che possono essere tolti in base ai contenuti potenzialmente dannosi pubblicati. Quando si arriva a zero l’account viene cancellato.

Secondo alcuni il sistema è stato introdotto sotto pressione del governo, come nuova forma di censura.

Patriottismo alla cinese

Lo scrittore Li Chengpeng parla in questo articolo della sua idea di patriottismo e di come questa sia mutata, partendo da alcuni episodi legati al terremoto del Sichuan nel 2008.

Si sofferma in particolare sulla figura di un funzionario pubblico che salvò indirettamente molte vite semplicemente rispettando le regole già esistenti sulla costruzione degli edifici. Parlare di quell’uomo poteva generare instabilità, ed era vietato anche solo nominarne le generalità, così come era proibito diffondere i nomi delle vittime del terremoto.

Lo stesso Li Chenpeng, che ha un blog e 5 milioni di follower su Weibo, viene spesso accusato di essere un traditore al soldo delle potenze occidentali nemiche.

Ancora su Weibo

China Files traduce un articolo dello scrittore Liu Miao dove si parla del comunicato della città di Chongqing relativo al caso di Wang Lijun, capo della sicurezza pubblica cittadina che sembrava stesse per chiedere asilo politico agli Stati Uniti.

Al di là dato sostanziale, è interessante notare l’analisi esegetica che fa Liu Miao sull’intervento delle autorità su Weibo, la principale piattaforma di microblogging cinese, seppure in questo caso nella traduzione in italiano.

A proposito di Weibo, servizio del quale avevamo già parlato, segnaliamo inoltre da questo lungo e analitico articolo  di Vanity Fair un notevole fenomeno di interesse che sta riscuotendo da parte di chi utilizza Twitter, e in particolare da quel mondo delle celebrity americane che già rispetto quest’ultimo avevano fatto abbastanza da traino per la sua diffusione.

C’è comunque dell’altro in questo articolo, si parla anche di Hung Huang, che aveva pubblicato una lettera di Ai Weiwei e per questo era stato arrestato. Ancora, delle “3T e 1F” (Tibet, Tienanmen, Taiwan, Falun Gong), i termini proibitissimi che vengono prontamente filtrati dal Great Firewall, e del rapporto del social network con le autorità, che paradossalmente sono invogliate a entrarci non solo per un maggiore controllo, ma anche per utilizzare uno strumento che le mostri vicine alla popolazione.

Cina, più social che socialista?

Qualche tempo fa Associna aveva proposto uno schema comparativo sullo stato dei social network in Cina. Se probabilmente non stupisce più di tanto vedere come i servizi più diffusi a livello mondiali siano bloccati o funzionino a intermittenza, è interessante notare come si siano sviluppati dei loro cloni, con funzioni e caratteristiche simili.

Il più diffuso di questi è sicuramente Weibo, servizio di microblogging con caratteristiche del tutto simili a quelle di Twitter, e un bacino di utenti ancora maggiore. China Files gli ha dedicato un approfondimento, partendo da alcuni episodi emblematici dell’anno passato e di come sono stati vissuti all’interno del social network. Ne emerge un universo in pieno fermento, e con numeri quantitativamente notevoli.

Ci troviamo in questa fase in uno di quei tipici momenti in cui lo slancio tecnologico è un passo leggermente avanti rispetto all’intervento regolatorio delle autorità centrali. Intervento comunque che già c’è ed è al centro di un dibattito per i suoi sviluppi ulteriori, ma a questo punto diventa difficile capire quali saranno le specifiche iniziative in un terreno per sua natura piuttosto inafferrabile.

Per approfondire ulteriormente l’argomento, segnaliamo questo eBook curato da China Files intitolato La danza del drago digitale.

stebner_violet@mailxu.com amavisca_amber@mailxu.com glassco-princess@mailxu.com hower@mailxu.com santolidemetrius@mailxu.com