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    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
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Tutti i post su corea del nord

Kim Young-ha al Festivaletteratura

Il nostro Kim Young-ha, autore di L’impero delle luci, parteciperà al prossimo Festivaletteratura di Mantova, dal 4 all’8 settembre. Da qui si può vedere l’elenco completo degli autori invitati. Kim Young-ha sarà l’unico scrittore proveniente dall’Asia orientale.

L’impero delle luci sul Corriere della Sera

Il Corriere della Sera parla dell’ultimo libro di Metropoli d’Asia, L’impero delle luci, di Kim Young-ha. Da qui ad affrontare temi più ampi legati al rapporto tra le due Coree il passo è breve, e in questo caso si mette l’accento sulla ricerca di identità in un gioco di ruoli nel quale si prefigura l’esistenza di una “Corea di mezzo”. L’autore dell’articolo, Marco del Corona, sempre sul Corriere ha anche un blog dedicato all’Asia.

L’impero delle luci su China Files

China Files ha già recensito L’impero delle luci, di Kim Young-ha, appena uscito con Metropoli d’Asia.

Con l’occasione si parla anche dei 25.000 profughi nordocoreani nel Sud, e di quelli tra loro accusati di spionaggio.

Una spy story dalla Corea del Sud

La letteratura, si dice, è nemica dell’attualità. Si situa in contesti senza tempo, pretende di rappresentare ciò che dura, ciò che non si situa in un contesto determinato. Cerca, forse presuntuosamente, l’universale.

La anomala spy story coreana che mandiamo in libreria rompe senza volerlo questo schema. L’impero delle luci del quarantacinquenne Kim Young-ha uscì in Corea del Sud nel 2006. Visitando Seoul nel 2009 mi stupii della scarsa attenzione data a quest’autore, che già aveva nel suo carnet un paio di romanzi interessanti, e da allora ha cominciato a imporsi al mondo: finalista al Man Asian Literary Prize, tradotto e pubblicato in USA, Francia, Germania, e finalmente da noi con questo primo titolo a cui altri seguiranno.

Ma allora, nel 2006, una spy story a cavallo del 38° parallelo sembrava fuori tempo. E invece, forse, Kim Young-ha sapeva prevedere: l’escalation della Corea del Nord, la corsa all’atomica (e ai missili a lunga gittata capaci di portarla lontano), sono procedute a strappi, ma progressivamente. Lo scorso marzo Kim Jong-un arrivava a dichiarare decaduto l’armistizio sul quale da più di sessantanni si incardina la storia di due paesi così diversi, ma costretti a convivere come le due metà di una mela: l’uno, è ormai la rappresentazione museale di un comunismo come non si trova più nel mondo quasi fosse una specie in via d’estinzione, l’altro, è il prototipo di un’Asia emergente e prospera dove le esistenze si avviano verso destini individuali di solitudine e disperazione e deragliamento.

Kim Young-ha racconta la sua storia sul canovaccio dell’ultima giornata da uomo libero di una ex spia nordcoreana a Seoul, un uomo che dopo essersi costruito in vent’anni una famiglia e una carriera si vede improvvisamente richiamato in patria da un ordine inatteso, lanciato da un potere superiore che non dava traccia di sé da più di un decennio. La sua lotta per la sopravvivenza, la reazione all’ordine impartito non sono che l’arena entro il quale Kim Young-ha ci apparecchia lo slowmotion di una mezza dozzina di personaggi sui quali è capace di zoomare con perizia, portandoci avanti e indietro nel tempo lungo trentanni di storia del Nord e del Sud, dove i colpi di scena tipici di ogni grande spy story si rispecchiano nei disvelamenti privati, negli shock connaturati alle esistenze metropolitane di un mondo – quello del Sud – cambiato troppo in fretta.

E qui, va a capire perché, Metropoli d’Asia va curiosamente a incocciare sull’attualità politica e mediatica: mandiamo in libreria L’impero delle luci di Kim Young-ha mentre il dittatore bambino Kim Jong-un sposta i suoi missili da una parte all’altra del paese, tirando la corda senza mai spezzarla, in una sorta di show a beneficio dei propri concittadini che si riverbera sul mondo intero, come ho voluto narrare in un mio editoriale su Doppiozero: Asia a perdita d’occhio.

Tre piccioni con una fava allora: il romanzo e la sua capacità di scavare dentro ai personaggi, la spy story densa di colpi di scena, e, perfino, l’attualità.

Con una ciliegina sulla torta: Kim Young-ha viene in Italia, dopo l’estate. Vogliamo che incontri il nostro pubblico, e sarà il più vasto possibile.

Doppiozero: Asia a perdita d’occhio

L’articolo di Andrea Berrini sulla Corea del Nord e più in generale sulla situazione attuale del Sud Est asiatico, già comparso su In diretta dall’Asia, ora è anche su Doppiozero come editoriale della settimana.

Foto diverse dalla Corea del Nord

Una galleria di foto di Luca Faccio dalla Corea del Nord, con molte immagini particolarmente originali rispetto a quelle che siamo abituati a vedere di solito da questo paese.

Via: @Sudestasiatico

Viaggiare in Corea del Nord è etico?

Il sito Shanghaiist raccoglie una serie di opinioni su quanto sia giusto compiere un viaggio in Corea del Nord. Si va dall’approccio più puramente economico, sul quale si conviene che gli introiti derivanti dai turisti sono ben poca cosa, al significato più strettamente etico di un viaggio del genere, ma quasi tutti i commentatori ritengono che la presenza di turisti sia più un bene che un male.

L’argomento è di nuova attualità da quando pochi giorni fa l’ex-giocatore dell’NBA Dennis Rodman ha incontrato Kim Jong-un.

Da dove prende i soldi la Corea del Nord?

La situazione economica in Corea del Nord non è certo delle più rosee, questo è noto, seppur tuttavia non si è mai arrivati a un completo e prevedibile collasso, e anzi sembra notarsi qualche piccolo segnale di crescita. Se e come questa apparente ricchezza venga distribuita alla popolazione, ovviamente è un altro discorso.

Accanto ad alcune pratiche che si sospetta siano da vario tempo intraprese dal regime, come la falsificazione dei dollari e il traffico illegale di armi e droga, se ne affaccia ora un’altra, sicuramente più legale: si tratta dello sfruttamento di ricchi giacimenti di minerali più o meno rari, alcuni particolarmente utili per la fabbricazione dei circuiti degli apparecchi elettronici.

Ad esempio, il paese possiede la seconda riserva mondiale di magnesite dopo la Cina.

Sta cambiando qualcosa in Corea del Nord?

Se lo chiedono alcuni analisti, partendo da alcuni dettagli come l’abbigliamento delle persone che vanno in giro per Pyongyang, la comparsa di personaggi come Mickey Mouse o Rocky Balboa in un concerto e la maggiore diffusione di generi alimentari considerati occidentali, come pizza e patatine fritte.

Il cambio di leadership dopo la morte di Kim Jong-il ha sicuramente dato occasione per nuove riflessioni su eventuali segni di discontinuità con il vecchio regime. Resta comunque difficile, in un contesto del genere, capire fino in fondo questi segnali.

Si può anche pensare, osserva lo stesso articolo, che siano delle sorte di “contentini” per dimostrare di avere la situazione in pugno, alla luce del difficile controllo sul passaggio di cellulari clandestini e film al confine con la Cina.

Via: @AsiaSociety

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