Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

Quando cala la notte si diffonde un’atmosfera inquietante. In questi giorni non si vede in giro anima viva; un tempo invece le strade erano animate da venditori che spingevano le loro bancarelle mobili dai vicoli bui alle strade principali. Ora, invece di sgargianti luci al neon, sulle nostre finestre brillano le luci tremolanti delle candele, che attenuano il buio ma illuminano solo per il tempo di preparare la cena. È sorprendente come ci adattiamo in fretta ai ritmi imposti dalle circostanze, mentre prima davamo tutto per scontato. Lo strato di rumore che era parte integrante della città – le sirene della polizia, la musica martellante, i clacson strombazzanti, lo sferragliare dei macchinari, gli strilli e le urla delle liti – è svanito cedendo il passo a un silenzio insolito, profondo, vibrante, che di tanto in tanto viene interrotto dal guaito di un cane affamato: un lamento disperato che fluttua sopra i tetti.

Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

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