Da Il giardino delle delizie terrene, di Indrajit Hazra

Mentre Shishir e io salivamo i gradini in stile catacomba sentii uno strano profumo nell’aria. Era così in contrasto con quello che avevo visto al piano terra – fogne a cielo aperto, pavimenti bagnati, isole di spazzatura, soffitti neri di fuliggine e roditori iperattivi – che mi sembrava di entrare in uno di quei mondi artificiali concepiti per stimolare i sensi e tenerli in forma.
Era tutto bagnato, e in più pioveva forte. Shishir era già fradicio. Io ero riuscito in qualche modo, con balzi e saltelli e acrobazie varie, a trovare quasi sempre un riparo, quindi non ero da strizzare.
«Sei riuscito a mettere in salvo la scatola delle sigarette?», chiese Shishir mentre raggiungevamo un altro pianerottolo e ci fermavamo prima di continuare a salire. Un tizio magro, in canottiera e occhiali spessi, venne verso di noi tenendo in equilibrio un grosso vassoio di metallo ricoperto di piatti coperti da altri piatti e un bicchiere d’acqua.

Da Il giardino delle delizie terrene, di Indrajit Hazra

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