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    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
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Da Le tre porte, di Han Han

Il padre di Lin Yuxiang selezionava le letture come se strappasse foglie a un cavolo, facendo piazza pulita della magnifi cente storia della letteratura cinese. Alla fi ne, racimolò alcune opere senza imperfezioni da far studiare a Lin Yuxiang che, nonostante il suo odio per il cinese classico, fu costretto a imparare a memoria roba come «Ciascuno stenta a sopportare delle cose, compierle è segno di benevolenza. Ciascuno tende a non volere fare delle cose, adempierle è segno di giustizia» o frasi un po’ più semplici, tipo: «Non c’è passato, non c’è presente, nessun inizio e nessuna fi ne». Dopo un anno e passa di studio, Lin Yuxiang sapeva a memoria centinaia di citazioni, possedeva in sostanza la stessa preparazione di un fi losofo, anche se gliene mancava la maturità. Quando aveva sette anni, andò a casa loro un amico del padre, un tizio che lavorava nella redazione di un giornale di Shanghai città. L’uomo si lamentò delle diffi coltà incontrate nel rinnovamento della testata e delle enormi preoccupazioni correlate all’operazione. A Lin Yuxiang scappò detta una citazione a casaccio: «Se temi il capo e temi la coda, cosa rimarrà?». Il redattore, a essere ammonito così da un bambino, con un riferimento tratto dallo Zuo zhuan, si ringalluzzì, sentendosi spronato a non perdersi più d’animo per delle quisquilie. Riempì Lin Yuxiang di complimenti e gli chiese su due piedi di scrivere una fi lastrocca per il giornale. Lin Yuxiang aveva la metà degli anni del poeta Wang Bo quando rivelò il proprio genio e, ovviamente, non ne era in grado. A otto anni Lin Yuxiang conosceva tanti caratteri quanti uno di prima media e le maestre lo trattavano da bambino prodigio, cosa che riempì di superbia il padre che smise di obbligarlo a studiare il cinese antico. Fu una liberazione per la sua fantasia, tanto che compose una poesia:
L’anatroccolo fa qua qua
Niente pappa niente nanna fa
Chissà perché ci si chiederà
I compiti fatti lui non ha
Quando suo padre la lesse andò in visibilio, defi nendola una poesia simbolista, e la spedì all’amico redattore perché la pubblicasse quanto prima.

Da Le tre porte, di Han Han

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Da Verso Nord. unonoveottootto, di Han Han

Mi risveglio che è sera, apro la minuscola finestra ed entra una brezza leggera. Mi soffermo a guardare fuori: è un paesino anonimo con tetti di tegole grigie, la strada è fatta di negozietti con brutte insegne e un viavai di camionisti in cerca di un posto per mangiare. Davanti all’albergo si ferma un camion vuoto; accanto c’è un bambino che gioca con la palla. Un treno corre lungo la ferrovia, che sarà a cento metri da qui, conto i vagoni: ventitré. Contare i vagoni è un gran bel passatempo; l’unica pecca è che non c’è modo di fare la verifica. Ma che importa, almeno si trascorre il dannato tempo totalmente concentrati, senza pensieri. Anche il bambino di sotto li ha contati. Dopo l’ultimo si gira verso il padre per dirgli: «Papà, erano ventiquattro».
L’uomo non gli dà retta, intento com’è ad aiutare il camion nelle manovre.

Da Verso Nord. unonoveottootto, di Han Han

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Da Le tre porte, di Han Han

Se qualcuno sta chiuso a lungo in un cesso, fi nisce per puzzare di piscio, per analogia, se si vive circondati dai libri, alla lunga si emana cultura. Il signor Lin si era costruito un ruolo senza studiare, aveva cominciato a mantenersi con la poesia, diventando poi un autore di fama nel distretto. I libri stipati nella sua casa gli servivano per darsi un tono, ma al loro contenuto non dava peso. Un giorno, Lin Yuxiang, quando era piccino, sgambettò in giro ripetendo: «Libri di merda, libri del cavolo, libri inutili». Le sue parole arrivarono all’orecchio del padre per bocca della madre, ma stravolte nel ritmo, un po’ come la traduzione dell’antichissimo Libro delle odi in una lingua straniera. Il padre le suonò di santa ragione al fi glio perché aveva vilipeso la cultura, ma all’epoca il povero Lin Yuxiang non sapeva cosa signifi casse la parola «vilipendere», fi guriamoci «cultura» e comprese solamente che aveva detto delle parolacce. Si prese una tale strizza che non osò più aprire il becco. Le volgarità pronunciate da Lin Yuxiang fecero balzare un’idea nella testa di suo padre che, risoluto a trasformare la merda in oro, lo obbligò a leggere e studiare tutti i giorni, per suo massimo godimento. I libri diventarono come i soldi: non aveva senso metterli da parte, era molto meglio farli usare al fi glio, in una sorta di concretizzazione dell’amore paterno.

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Da Verso Nord. unonoveottootto, di Han Han

Dopo il servizio completo si infila svelta i vestiti. Le domando come abbia fatto a sapere del mio arrivo così tempestivamente.
Mi spiega: «Non sono proprio andata a dormire, devi sapere che qui grosso modo saremo oltre trenta professioniste e si fermano solo camionisti, gente di passaggio, quindi nessuna ha clienti fissi. Se aspetto che la titolare suoni il campanello sto fresca, perciò mi do da fare e sto all’erta mentre le altre ronfano. Appena sento un cliente che entra in camera vado a bussargli. In genere, nel cuore della notte nessuno pretende di cambiare ragazza. Io sono poco richiesta perché certi, soprattutto quelli del Guangdong, sono fissati con i numeri fortunati, le più gettonate sono la otto e la diciotto. Io ho un numero insignificante e mi tocca arrangiarmi. Se tornerai, chiedi direttamente di me».
Commento: «Se fossero tutti efficienti come te, sarebbe una meraviglia. Che numero hai?»
«Sono la trentotto».
«Beh», faccio io, «continuerò a chiamarti Shanshan. Perché non cambi numero, Shanshan?»

Da Verso Nord. unonoveottootto, di Han Han

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Xiaolu Guo e Han Han su Vogue

In uno speciale su Vogue dedicato alla Cina, e in particolare al rapporto tra la vita rurale e quella di città, vengono commentati i due libri di Xiaolu Guo editi da Metropoli d’Asia: La Cina sono io e 20 frammenti di gioventù vorace.

Viene ricordato al riguardo anche Verso Nord. unonoveottootto, di Han Han, ugualmente uscito in Italia per Metropoli d’Asia, e due libri di Sellerio: Correndo attraverso Pechino, di Xu Zechen, e I maestri di tuina, di Bi Feiyu.

Un incontro su Han Han, e il suo film The Continent, al Far East Film Festival di Udine

Il prossimo venerdì primo maggio, all’interno del Far East Film Festival di Udine (che inizia oggi 23 aprile e si concluderà il 2 maggio), si terrà alle 11 un incontro dal titolo Cinema e letteratura di Han Han. Il film di Han Han The Continent sarà invece proiettato in anteprima europea martedì 28 aprile, alle 15,55 nel Teatro Nuovo.

Interverranno Silvia Pozzi, traduttrice di Metropoli d’Asia dei romanzi di Han Han Le tre porte e Verso Nord. unonoveottootto, e Marco Fiuman. L’incontro è organizzato in collaborazione con l’Istituto Confucio di Venezia.

Coordineranno l’incontro Maria Barbieri, Marco Ceresa e Maria A. Ruggieri.

Han Han finalista al premio Acerbi

Nel quartetto di finalisti del Premio Acerbi, dedicato alla Cina, c’è anche Han Han, del quale Metropoli d’Asia ha già pubblicato Le tre porte e Verso nord unonoveottootto. E chissà che, in caso di vittoria, non possa essere un’occasione per vederlo in Italia. Insieme a lui Yu Hua, Zhang Jie e Hong Ying.

Han Han citato da Panorama

In uno speciale su Panorama dedicato alla letteratura internazionale, parlando della Cina viene ricordato Han Han e il suo inserimento nella lista del TIME di due anni fa tra le persone più influenti nel mondo.

Di Han Han Metropoli d’Asia ha pubblicato Le tre porte e Verso nord unonoveottootto.

Un’intervista a Silvia Pozzi, su Han Han

Agi China 24 ha intervistato Silvia Pozzi, docente di lingua e letteratura cinese che ha tradotto per Metropoli d’Asia i due romanzi di Han HanLe tre porte e Verso Nord unonoveottootto. L’occasione è buona per parlare quindi delle differenze soprattutto linguistiche tra le due opere, il che indirettamente ci dice qualcosa anche sulla persona di Han Han e sulla società cinese.

Han Han su Uomo Vogue

La rivista Uomo Vogue traccia un profilo di Han Han (autore con Metropoli d’Asia di Le tre porte e Verso Nord unonoveottootto) e delle sue attività più prettamente commerciali, partendo proprio da alcuni degli slogan che accompagnano le sue apparizioni come testimonial pubblicitario di successo.

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