Han Han

Finalmente incontro Han Han. Arriva nella sede di Wanrong Books con tuta da motociclista nera e casco in tinta. Sotto, ha una maglietta nera, i capelli neri e gli occhiali dalla montatura nera.

In realtà è tutt’altro che un punk feroce: disteso, gentile, risponde sorridendo alle mie domande, racconta aneddoti divertenti circa la sua paura di volare, i suoi rally (partecipa spesso ma vince raramente, con un team Volkswagen). Quando è il mio turno di raccontare Metropoli d’Asia non mi ascolta guardandomi negli occhi, ma abbassa lo sguardo, come assorto: ho visto molte foto di lui così.

La frase da usare in questi casi è: una persona alla mano. È evidentente che c’è un altro luogo dentro questa persona dove nascono i suoi romanzi e sopratutto il suo blog (qui un blog che traduce in inglese alcuni suoi post), le iniziative con le quali morde i polpacci all’establishment. Un post recente mostrava un video di un grosso incendio agli ultimi piani di un grattacielo a Shanghai, che la TV ha deciso di non coprire in diretta per una direttiva dall’alto: non si concentra l’attenzione delle masse su avvenimenti negativi. La copertura in diretta è andata dunque in onda sul blog di Han Han, con migliaia di commenti contro la censura di stato.

È così che questo ragazzo (perché tale mi pare si possa ancora definire, non solo per i 29 anni, ma per una sorta di candore che traspare da ciò che fa) si nasconde: critica, ma non gli interessa la definizione di dissidente: io rispetto la Costituzione della Repubblica Popolare Cinese.
Dice quel che va detto: l’ingenuità paga, quando se ne è coscienti.

Per approfondire
Han Han in un’intervista recente

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