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    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
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Qualche recensione estera a Kim Young-ha

Le trovate qui
Tradotto in otto lingue: mica male.

Figli unici

La tematica è interessante, e giustamente comincia a essere al centro della produzione letteraria in Cina: la legge permette un solo figlio per coppia, oggi il risultato è una generazione di figli unici, soli in casa, ma messi sotto pressione dai genitori in modo abnorme. Chen Danyan mi racconta che la questione è diventata in modo inaspettato il centro del suo libro di interviste ai volontari per il terremoto.

E’ noto come migliaia di giovani cinesi avessero deciso autonomamente di partire per il Sichuan dopo il tremendo terremoto del maggio 2008. Chen Danyan voleva mettere insieme una serie di ritratti individuali, e si è trovata tra le mani un materiale inatteso: al fondo della scelta di questi ragazzi stava la necessità di trovare dei fratelli, di “accompagnarsi” ai loro simili come scrive Chen Danyan. E ciascuno riconosce come dato fondante della propria personalità proprio quell’esperienza infantile.

Di solitudine infantile scrive anche nei suoi (ancora acerbi) romanzi la giovanissima Amy Zhang Yifei, vincitrice del National New Concept Writing Competition (premio letterario a livello nazionale per gli studenti delle scuole superiori, lo vinse anche Han Han), oggi la più giovane associata della Shanghai Writers Association. I suoi personaggi sono adolescenti soli nelle loro case, angosciati da genitori che li vedono come unica risorsa per la loro vecchiaia.

La Cina e il cinema

Un articolo di China Files fa il punto sull’industria cinematografica cinese, dopo la conclusione del Beijing Film Festival:

Il weekend appena trascorso è stato decisamente impegnativo per l’industria cinematografica cinese.
“Let The Bullets Fly”, il film con il più alto numero di incassi nella storia del cinema cinese ha infatti debuttato domenica al Tribeca Film Festival, presentato dal regista Jiang Wen. La ricezione del blockbuster, che da dicembre scorso ha guadagnato 650 milioni di yuan in Cina, circa 100 milioni di dollari, è stata mista, ed è in dubbio la possibilità che il film esca a lungo nelle sale americane . Un produttore americano presente alla premiere ha però sostenuto che la complessa narrativa del film e il suo significato politico e sociale possano costituire, al contrario, una sfida interessante per il pubblico straniero.

(continua a leggere su China Files)

Han Han

Finalmente incontro Han Han. Arriva nella sede di Wanrong Books con tuta da motociclista nera e casco in tinta. Sotto, ha una maglietta nera, i capelli neri e gli occhiali dalla montatura nera.

In realtà è tutt’altro che un punk feroce: disteso, gentile, risponde sorridendo alle mie domande, racconta aneddoti divertenti circa la sua paura di volare, i suoi rally (partecipa spesso ma vince raramente, con un team Volkswagen). Quando è il mio turno di raccontare Metropoli d’Asia non mi ascolta guardandomi negli occhi, ma abbassa lo sguardo, come assorto: ho visto molte foto di lui così.

La frase da usare in questi casi è: una persona alla mano. È evidentente che c’è un altro luogo dentro questa persona dove nascono i suoi romanzi e sopratutto il suo blog (qui un blog che traduce in inglese alcuni suoi post), le iniziative con le quali morde i polpacci all’establishment. Un post recente mostrava un video di un grosso incendio agli ultimi piani di un grattacielo a Shanghai, che la TV ha deciso di non coprire in diretta per una direttiva dall’alto: non si concentra l’attenzione delle masse su avvenimenti negativi. La copertura in diretta è andata dunque in onda sul blog di Han Han, con migliaia di commenti contro la censura di stato.

(continua…)

Sun Ganlu

Scrittore decisamente anomalo Sun Ganlu. Lo incontro una sera, siamo a cena con un interprete come spesso accade con gli scrittori della sua generazione (ha più di cinquant’anni). La conversazione dunque non è facile, frammentata, e lui tiene basso profilo: è timido, mi sussurra l’interprete.

Vale dunque la pena di proporgli una riflessione sulla differenza tra gli scrittori della sua generazione e quelli più giovani, lui ammette che sì, i più giovani sono spesso più aperti e chiacchieroni, ma si spinge più in là: è Internet che fa la differenza, perchè i social network (Facebook è spesso censurato per lunghi periodi, ma c’è un programmino che consente di aggirare il ban) stimolano il narcisismo degli utenti.

Mettersi in mostra è la parola d’ordine, parlare di sè, esibirsi. Al contrario di lui, che preferirebbe non essere mai intervistato, ma si deve piegare a esigenze di marketing. Gli chiedo se questa differenza (narcissimo vs. ritrosia?) si ripercuota nella scrittura, lui resta nel vago. Sun Ganlu ha scritto una ventina di anni fa un romanzo che qui viene definito d’avanguardia: flusso di cosclenza, la narrazione che procede seguendo lo sviluppo degli stati d’animo del protagonista.

(continua…)

Shanghai

Il primo pensiero in questa città non riguarda le narrazioni scritte, ma le forme, le architetture. Il suo centro d’attrazione è il Bund, un lungofiume di architetture art déco nelle quali si è in modo evidentente fuso quello che nei primi decenni del secolo scorso era un gusto europeo con quello cinese. E non si può fare a meno di notare che anche le architetture nuove della shining Shanghai spesso ripropongono forme neoliberty: a me verrebbe da definirle FlashGordoniane.

Bisogna avere la mia bella età per ricordare quel fumetto americano di fantascienza nella quale il futuribile eroe (Flash Gordon, appunto) aveva a che fare con il cattivissimo Ming (appunto), in un’epoca strana nella quale i razzi avevano la forma di pagodine e le città, tanto per inventare un futuro altro rispetto a quel presente di allora, erano segnate da acciai orientalizzanti e infiorescenze meccaniche.

Oggi a Shanghai sembra che il nuovo consumismo tanto lodato dal Partito Comunista, sposando la postmodernità delle griffe occidentali al segno cinese (con tanto di dragoni e bestiole di vario tipo ovunque), spinga verso un’identità grafica FlashGordoniana, post art déco.

(continua…)

Dopo Jaipur Literature Festival: commenti, arguzie, polemichette

Da Tehelka di venerdì 28, ecco un suggerimento: leggere di più, e restar seduti al balcone, a osservare bevendo un caffè. Ecco come Namita Ghokale e William Darlymple rispondono alle critiche. DNA India invece si lascia scioccare dalle furbate di Welsh. Preoccuparsi è necessario: ma questa nuova Asia letteraria ci riproporrà le fregnacce a cui già siamo abituati in Occidente? Speravamo in qualcosa di nuovo. Scenda ora il silenzio, e ricominciamo a leggere.
Forse, il commento più sardonico è quello del nostro Indrajit Hazra, che nella sua rubrica del sabato ignora l’EVENTO, e si occupa di James Blunt.

Vikram Seth vs Sarnath Banerjee

A suitable audience è il gioco di parole dell Hindustan Times dal Ragazzo Giusto di Vikram Seth (A Suitable Boy). Fa piacere sapere che il nostro amico Sarnath, graphic novelist di vaglia, autore di The Corridor (misteriosamente pubblicato in Italia) e The Barne’s Owl ha attirato su di sè l’attenzione dei grandi alla Durbar Hall. Sarnath è anche editore di fumetti, e globe trotter a tempo pieno. E’ il tipo di autore che Metropoli d’Asia aspetta alla sua prova importante, ammesso che qualche editor indiano sia capce di metterglisi alle calcagna.
Oggi la stampa indiana è però attratta più dalle star che vengono da fuori, che dagli autori locali. Vedi Dna India su Martin Amis, e Junot Diaz per Times of India. Di sicuro quest’anno l’occasione è mondana e in mondovisione: molti gli editor europei in visita mordi e fuggi (modello ‘io c’ero’), ma buona esposizione sulla nostra stampa (bello l’articolo di Livia Manera sul Corriere di sabato). Poche storie: due anni fa ha aperto Hachette India, di oggi la notizia dell’apertura a Delhi di un ufficio locale della prestigiosa agenzia internazionale Aitken Alexander. La Cina sfida il gigante americano, ma l’India ha già il quarto PIL del mondo…

Amore e sesso a Jaipur

Sembra l’argomento all’ordine del giorno, e allora rubiamo questa foto: chi sono loro due? Ieri la presentazione di Orhan Pamuk, qui in video e su carta a parlare d’amore. Poi nientepopodimeno che Sex and the City. E la pagina di Tehelka che vi da in diretta video (o quasi) alcune sessioni del festival. Il diario giornaliero su YouTube. E, beh: la cerimonia di apertura: troppe autorità, ma la musica, la luce.

Rassegna stampa da Jaipur

La mattina dell’apertura, i quotidiani annunciano l’evento. Comincio con lo stupirmi dell’enfasi di Hindustan Times: la Woodstock della letteratura? Il più grande show letterario del mondo? L’autore dell’articolo è William Darlymple, direttore del festival… Chiara l’intenzione di farne un evento pop. Buona la pagina di cronaca che presenta la giornata di oggi, nella quale spicca la conversazione con Orhan Pamuk condotta dal giovane critico (e scrittore) Chandrahas Choudhury che sul suo blog presenta l’incontro così. Chandrahas è un vecchio amico di MdA, e il suo blog è nella lista qui a fianco.

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