Da L’uomo tigre, di Eka Kurniawan

Quell’uomo era così attraente che non solo aveva affascinato numerose ragazze quando era arrivato in città la prima volta, ma perfino dopo tanti anni, vecchio, ingrassato e con i capelli che si diradavano, era ancora un idolo agli occhi di donne avventurose che aspiravano ad avere una storia con lui. I suoi bei lineamenti erano in netto contrasto con quelli di sua moglie. Con un naso che sembrava il becco di un pappagallo, la mascella troppo pronunciata e modi freddi e altezzosi, più che una bella principessa Kasia sembrava una strega cattiva. In realtà non era così brutta, ma era decisamente il tipo di donna che annoiava la maggior parte degli uomini. A detta di molti Anwar Sadat, artista fallito, l’aveva sposata solo per i suoi soldi, e con quel denaro si era potuto permettere di andare a letto con un sacco di donne; sua moglie scopriva quasi sempre le sue scappatelle, ma non le importava, a patto che non spargesse il suo seme altrove.

Da L’uomo tigre, di Eka Kurniawan

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Metropoli d’Asia sulla rivista Tradurre

La nostra casa editrice è stata citata dalla rivista Tradurre all’interno di un approfondimento di Norman Gobetti sulle traduzioni e sulle lingue di partenza rispetto alle quali vengono fatte.

Si parla dell’Asia e l’articolo cerca di offrire una panoramica storica sul fenomeno dell’uso di lingue generalmente più note rispetto a traduzioni che avvengono invece direttamente dalla versione originale. Il primo fenomeno non viene necessariamente giudicato come negativo, ma si dà conto anche conto di come storicamente il passaggio da una “lingua ponte” sia considerato come qualcosa da tenere quasi nascosto.

Noi nello specifico siamo citati verso la fine dell’articolo, come esempio di casa editrice che fa della traduzione dall’originale una propria bandiera.

Scrittori dalle metropoli su AngeliPress

Il libro di Andrea Berrini, Scrittori dalle metropoli, Iacobelli editore, ha ricevuto una recensione dal sito AngeliPress:

Andrea Berrini, scrittore, giornalista e fondatore della casa editrice Metropoli d’Asia, da anni si impegna per portare nella nostra quotidianità gli scrittori asiatici contemporanei.
In questo libro mette in relazione il lettore direttamente con gli autori, che non solo parlano di sé e del proprio lavoro, ma raccontano anche le città e le culture, che forniscono ispirazione per le proprie storie.

(continua a leggere su AngeliPress)

Da Oggetti smarriti, di Liu Zhenyun

Finiti i guai con Lao Huang e Wu Laosan, cominciarono quelli con Han Shengli. Quando avevano concordato il prestito, si era detto che glieli avrebbe restituiti entro tre giorni con il trenta per cento di interesse. Erano passati tre mesi e Han Shengli non aveva ancora visto un centesimo. Se uno non restituisce i soldi, i casi sono due: o non ce li ha, o non vuole tirarli fuori. Liu Yuejin diceva di non averli, Han Shengli era convinto che non volesse tirarli fuori. Dopo discussioni e imbarazzi, alla fine Han Shengli aveva concluso, scuotendo la testa: «Una volta che ti comporti bene, anche gli amici diventano nemici».

E di fatto ormai erano nemici. All’inizio Han Shengli andava con la faccia lunga a batter cassa una volta alla settimana, adesso si presentava tutte le sere. Liu Yuejin, dal canto suo, aveva cambiato musica, non diceva che non glieli avrebbe dati e neanche di non averli: «I miei soldi chiedili a Ren Baoliang. Non mi ha ancora pagato lo stipendio, vuoi che vada a prenderli con la forza?».

Da Oggetti smarriti, di Liu Zhenyun

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L’India e i matrimoni

In un nuovo intervento su D – la Repubblica delle donne di Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, viene trattato uno degli argomenti più spinosi per la società indiana, cioè quello della libertà sessuale.

Partendo da una singola storia ci viene raccontato come la libertà nella scelta del proprio partner sia ancora oggi un traguardo lontano, e da qui nasce la questione se anche i rapporti sessuali all’interno di un matrimonio possano essere considerati tali. Al riguardo, sembra che per scavalcare il problema verrà addirittura approvata una normativa che depenalizzerà lo stupro se avvenuto all’interno del contesto coniugale.

Da Se non è amore vero allora è spazzatura, di Zhu Wen

L’hotel Jiangnan si trova in una vecchia e trafficata via nella parte meridionale della città. Xiao Ding ci è venuto già diverse volte, e sempre per vedere suo padre. A giudicare dai prezzi si tratta di un albergo di categoria medio-alta, adatto ai quadri del governo con una posizione sicura, di quelli che poi si fanno rimborsare le spese dallo Stato. La volta scorsa papà gli aveva detto che, visto che stava per andare in pensione, alla prossima occasione non avrebbe potuto permettersi di alloggiare in un albergo del genere. Anche se il tono era scherzoso, Xiao Ding aveva pensato che probabilmente a papà la questione stava parecchio a cuore. E ora ecco che una fabbrica produttrice di pezzi per motociclette sfrutta le sue vecchie amicizie e le energie senili di un quadro in pensione, cacciando fuori i soldi per invitare papà a guidare una delegazione in visita nel Sud. E così, per stavolta, papà può alloggiare al Jiangnan anche da pensionato, senza doversi preoccupare.

 Da Se non è amore vero allora è spazzatura, di Zhu Wen

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Da Memorie di un assassino, di Kim Young-ha

La madre di Ŭnhŭi è stata la mia ultima preda. Mentre stavo tornando a casa, dopo averla seppellita, la mia auto si è schiantata contro un albero e si è capovolta. La polizia ha attribuito la causa a un eccesso di velocità che mi ha fatto sbandare in curva. Sono stato operato due volte al cervello. All’inizio pensavo fosse l’effetto dei farmaci. Ero sdraiato sul letto dell’ospedale e mi sentivo infinitamente rilassato. Strano. Prima mi bastava sentire il chiacchiericcio degli altri perché mi saltassero i nervi. Il suono di persone che ordinavano da mangiare, di bambini che ridevano, di donne che spettegolavano. Odiavo tutto. E poi all’improvviso ho avvertito un senso di pace. Ho sempre pensato di avere un animo irrequieto. E invece mi sbagliavo. Come una persona che perde di colpo l’udito, sono stato costretto ad abituarmi a quel silenzio e a quella nuova tranquillità. Non so se per colpa dell’incidente o del bisturi del medico, ma dentro il mio cervello era successo certamente qualcosa.

Da Memorie di un assassino, di Kim Young-ha

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Segnalazioni per Pavana per una principessa defunta

Le recensioni e le segnalazioni ricevute finora da Pavana per una principessa defunta, di Park Min-gyu, pubblicato da Metropoli d’Asia. Il post è in aggiornamento.

L’Indice dei Libri del Mese (settembre 2017)
Internazionale
(marzo 2017)
Chicchi di pensieri
(aprile 2017)


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Da La Cina sono io, di Xiaolu Guo

Quello a cui Iona non riesce a dare un senso, però, è perché un poeta della Cina rivoluzionaria sia passato dal cuore di Pechino a un angolo tanto remoto del pianeta quanto la Nuova Zelanda. La libertà era così difficile da trovare? Torna alla pagina dei Poeti Oscuri e legge di come Gu Cheng si era coltivato da solo una foresta di bambù come barriera intorno alla sua casa sull’isola, di come aveva vissuto in semplicità con moglie e figlio senza quasi alcun contatto con il mondo esterno. Iona dà una scorsa all’articolo. Ci sono altri estratti di poesie, altri commenti analitici. Si sente stanca e ha gli occhi appannati. Salta all’ultimo paragrafo e ha uno shock: l’8 ottobre del 1993 Gu Cheng ha ucciso sua moglie e suo figlio con l’ascia che usava per tagliare la legna e poi si è impiccato. L’articolo lo dice in maniera cruda, non aggiunge dettagli né un movente. Nonostante le poche informazioni, Iona si forma delle immagini incredibilmente vivide. Vede l’ultimo giorno del poeta. Il rumore della barriera di bambù che scricchiola al vento. Forse l’aria era gelida. Conosce quella sensazione. La foschia azzurrina che sale dall’acqua per avvilupparti e rende lo spazio ghiacciato e desertico, il morso feroce del vento che ti azzanna la pelle.

Da La Cina sono io, di Xiaolu Guo

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Pavana per una principessa defunta su L’Indice dei Libri del Mese

Il libro di Park-min gyu Pavana per una principessa defunta, recentemente pubblicato da Metropoli d’Asia, è stato recensito su L’Indice dei Libri del Mese. Viene ricordato come sia uno dei pochi testi coreani tradotti in italiano, per poi passare a un’attenta analisi della trama e dello stile narrativo, con anche qualche annotazione sulla traduzione a opera di Benedetta Merlini.


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