Da Le ceneri di Bombay, di Cyrus Mistry

«Il mio Keko, mio marito, non era un uomo qualunque. Non possedeva niente, tranne i suoi sogni e i suoi gusti ricercati. Tasche vuote, ma si dava un sacco di arie…
«Era pappa e ciccia con i soldati inglesi. Andava a bere con loro nei bar dove i civili non erano ammessi, andava in giro sulle jeep dell’esercito. Entrava negli spacci e prendeva tutte le cose da mangiare che voleva. A quell’epoca funzionava così. Durante la guerra, chi la usava la roba indiana? Solo cose straniere, di ogni tipo. No, la roba fatta in India non si usava proprio». Restituì a Jingo l’elenco di prodotti per la ricerca di mercato senza quasi degnarlo di uno sguardo.
Per un istante Jingo si chiese se protestare e insistere per avere una risposta alle domande per cui veniva pagato. Ma la dolcezza, che già pregustava, di un pomeriggio di pioggia sprecato in quel modo lo rendeva docile e gentile, recalcitrante a darsi troppo da fare.
«Ma era un bell’uomo, il mio Keko… Davvero! Alto, elegante. Non ci si stancava di guardarlo. Diceva…», e lo citò con tono drammatico: «Sono un’anima nata nel corpo sbagliato. Sarei dovuto nascere figlio di maharajah. Oppure dovevo essere Errol Flynn. Anzi, Errol avrebbe potuto farmi da controfigura». Jingo udì una curiosa risatina soffocata. «Era fatto così. Poteva avere tutte le donne che voleva. Ma aveva scelto me…

Da Le ceneri di Bombay, di Cyrus Mistry

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Da E adesso?, di A Yi

Oggi mi sono comprato gli occhiali. Ero partito da quelli da sole, ma facevano l’effetto contrario e avrei finito per attirare l’attenzione, perciò ho scelto un normalissimo modello da vista, con le lenti finte, così da passare inosservato. La gente si fida di chi porta gli occhiali.
Ho preso anche il nastro adesivo. L’ho avvolto intorno alla mano per fare una prova e dopo, per toglierlo, ci ho messo un sacco.
Non avevo in programma l’acquisto di vestiti, poi sono entrato in un negozio mosso da pietà. Una cliente carina aveva appena umiliato la proprietaria, una piccoletta sui trent’anni con la faccia simile a un’arancia rinsecchita. Le cose belle piacciono a tutti, e con quell’attività commerciale rivendicava il diritto di essere attraente anche lei. Almeno così ho pensato. Appena ha alzato gli occhi, però, mi sarei mangiato le mani, perché non avevo mai visto uno sguardo più servile e sottomesso. E poi, mi seguiva dappertutto. Ero sul punto di andarmene, quando ha iniziato a parlarmi con la sua voce strana. «Quello che dagli altri paghi più di mille yuan, qui lo porti via a poche centinaia; è la stessa identica merce, ma a un prezzo migliore». Ha preso una T-shirt: «Provala, così vedi come ti sta. Di soldi parliamo dopo». Aveva un tono brusco. Allo specchio, non mi pareva di essere granché diverso; mi sono tolto la maglietta mentre lei commentava: «Ti sta a pennello». «Che modello volevi?» ha aggiunto subito.«Non hai quello che cerco».
Sono uscito.«Prova a dirmi».
«È impossibile».
Mi ha seguito fuori come un cane bastonato. In quel momento ho visto un funzionario che indossava un completo impeccabile, scarpe lucide di cuoio e cartella portadocumenti.
«Ecco, ce l’hai quello?»
«Certo!» ha risposto con un gridolino strozzato.
«Hai anche scarpe e cartella?»
«Ho tutto».
È tornata dentro, tenendomi d’occhio per paura che me ne andassi, e si è messa a rovistare negli scatoloni. Aveva davvero tutto, però la cartella era marrone. Sono andato in camerino, ho indossato il completo e le scarpe, mi sono messo la cartella sotto il braccio e, quando sono uscito per specchiarmi, ho no-tato un tubetto di gel su un tavolo. «Se ne uso un po’, non me lo metterai in conto?» le ho chiesto.
«No, fa’ pure».

Da E adesso?, di A Yi

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Da dollari la mia passione, di Zhu Wen

Prima di uscire prendo dun que i soldi che ho messo sotto il materasso. Sono i miei risparmi e voglio spenderli tutti tutti fino all’ultimo centesimo, che per me è la cosa più bella del mondo. Peccato che non ne abbia mai avuti tanti da scialacquare, sono sempre stato sfortunato. Ma sono sicuro che un giorno diventerò una celebrità e allora mi basterà aprire la porta per essere investito da palate di banconote che mi colpiranno in faccia, così tante che non saprò come ripararmi. Dollari, che aspetto meraviglioso hanno queste cose chiamate dollari, cariche di esotico fascino ammaliatore! E la banconota da un dollaro sospesa nell’aria, così, come per magia, si trasforma in tanti renminbi che scendono fluttuando dal cielo blu, verso il quale io protendo le mani, per accogliere pieno di gratitudine quella pioggia munifica che mi rende così felice. Non avrò il minimo problema, se solo mi darete un’occasione vi mostrerò la mia capacità di spendere. Vorrei proprio farvi vedere almeno una volta che razza di inossidabile macchina da spesa io possa essere: vi lascerò senza fiato! Poi, come profetizzano i miei amici, morirò vecchio e solo, in miseria, ma in fondo è un finale che non mi dispiace, visto che a quel punto, dovesse prendermi ancora la voglia di annusare il profumo di donna, non avrò abbastanza carburante per accendere il motore, non ce la farò più, e allora di avere soldi non me ne fregherà un bel niente.

Da Dollari la mia passione, di Zhu Wen

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Da Le donne di Saman, di Ayu Utami

La donna si chiamava Laila. L’uomo Toni. Erano lì perché la casa di produzione che gestivano – una piccola azienda più che una società vera e propria – aveva avuto un contratto per realizzare due progetti correlati. Il primo era un profilo aziendale della Texcoil Indonesia, una joint venture tra un’azienda locale e una compagnia mineraria con sede in Canada. Avevano anche avuto l’incarico da parte della Petroleum Extension Service di scrivere un libro sulla trivellazione nell’Asia orientale. Ma il padrone di casa sembrava agitato come se sentisse, nel momento in cui stava spiegando il funzionamento del pozzo, che qualcosa non andava come avrebbe dovuto. Parlavano e procedevano a passo piuttosto rapido sopra quella costruzione di acciaio e ferro conficcata in mezzo all’oceano, poggiata su quattro pilastri di sostegno. Gli operai in tuta da meccanico chinavano il capo in segno di rispetto quando incrociavano quel giovane poco più che trentenne, Ciano. Ma si udivano dei fischi non appena passava oltre. Laila cominciò a sentirsi un’estranea, essendo l’unica donna in quel posto fuori dal mondo. Quel posto era davvero fuori dal mondo, perché c’era solo una donna. Io.

Da Le donne di Saman, di Ayu Utami

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A Yi su Internazionale tra i libri per l’estate

La rivista Internazionale ha scelto 11 libri per l’estate. In compagnia di altri ottimi romanzi viene suggerito anche E adesso?, di A Yi, l’ultimo libro uscito per Metropoli d’Asia, proponendo la recensione ricevuta l’anno scorso sul The Wall Street Journal.

La storia comincia in una piccola città cinese, dove uno studente delle scuole superiori progetta di assassinare una compagna di classe solo per sconfiggere la noia e l’indolenza. E adesso? è un’indagine psicologica su una mente malata. A dare al libro la sua energia non sono la suspense dell’inseguimento e i colpi di scena della trama, ma l’ardore pulsante di questo diciannovenne nichilista.

(continua a leggere su Internazionale)


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Hong Kong: poeti, artisti e blogger

L’ultimo post di Andrea Berrini su Doppiozero, all’interno della rubrica Le parole dell’Asia.

Come si può scrivere di attualità politica senza cadere entro l’orizzonte chiuso della notizia? Evitare la coazione a riprendere e rielaborare ciò che già vive di vita propria sui mezzi di informazione? Non mi accontento di un racconto rimasticato, di storie che occhieggiando agli archetipi e facendo leva sulla sensazione buchino il video – come si diceva solo pochi anni fa – plasmandosi in prodotti per un mercato.

(continua a leggere su Doppiozero)

Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

Quando cala la notte si diffonde un’atmosfera inquietante. In questi giorni non si vede in giro anima viva; un tempo invece le strade erano animate da venditori che spingevano le loro bancarelle mobili dai vicoli bui alle strade principali. Ora, invece di sgargianti luci al neon, sulle nostre finestre brillano le luci tremolanti delle candele, che attenuano il buio ma illuminano solo per il tempo di preparare la cena. È sorprendente come ci adattiamo in fretta ai ritmi imposti dalle circostanze, mentre prima davamo tutto per scontato. Lo strato di rumore che era parte integrante della città – le sirene della polizia, la musica martellante, i clacson strombazzanti, lo sferragliare dei macchinari, gli strilli e le urla delle liti – è svanito cedendo il passo a un silenzio insolito, profondo, vibrante, che di tanto in tanto viene interrotto dal guaito di un cane affamato: un lamento disperato che fluttua sopra i tetti.

Da Cortina di pioggia, di Tew Bunnag

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Da La ragazza del karaoke, di Claire Tham

Si sentono stridere i freni. Insieme al resto dei passeggeri, Ling viene scaraventata in avanti e piomba su una donna tracagnotta che puzza di cipolle. L’autobus si è scontrato con una monovolume. I due autisti saltano giù dal proprio mezzo per affrontarsi in mezzo all’incrocio; intorno a loro, il traffico si blocca in un perfetto ingorgo cittadino. Dall’altro capo della via, un poliziotto corre verso l’origine di quel trambusto, soffiando come un matto nel fischietto. I passeggeri dell’autobus sciamano fuori dal mezzo.
Per un po’ non ne arriverà un altro. Se cammina molto svelta, calcola Ling, potrebbe arrivare al laboratorio in un quarto d’ora. Si avvia, quasi correndo, poi si blocca. Sopra di lei, un’insegna dice «Negozio di animali»; dev’esserci passata davanti ogni giorno con l’autobus, andando al lavoro, senza mai notarla. Dà un’occhiata all’orologio, ma l’attrazione della casualità è troppo forte. Entra nel negozio dall’interno poco allettante.
Qualche minuto dopo, esce con una gabbietta che contiene un pappagallo, identico, a parte il colore, a Rossino. Non osa immaginare cosa dirà il capo del laboratorio quando la vedrà finalmente arrivare al lavoro tutta allegra, facendo dondolare Celestino, perciò non ci prova nemmeno. Liberato dal confino del negozio di animali, Celestino guarda le strade della città con gli occhietti lucidi e gracchia cose incomprensibili. Celestino, le ha garantito il proprietario del negozio, ha fatto tutto il viaggio fin lì dall’Africa, e ha citato un paese che lei non ha mai sentito nominare.

Da La ragazza del karaoke, di Claire Tham

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Da Il giardino delle delizie terrene, di Indrajit Hazra

Sentii una bicicletta passare davanti all’entrata del negozio, se così si poteva ancora definire, e il tintinnio di bottiglie che cozzano tra loro. Era il lattaio che faceva le consegne al pensionato di fronte. Evidentemente non trovava niente di strano nel vedere un uomo, che era stato malmenato e non lo nascondeva, appoggiato a quella che, fino a poco tempo prima, era la porta a vento di un telefono pubblico. Anzi, non mi notò del tutto. E perché avrebbe dovuto? C’erano un piccolo bar e un telefono pubblico – e nessuno dei due comprava il latte da lui.
Un motivo per cui ho sempre odiato l’estate è che la luce arriva troppo presto. Il sole prende una scorciatoia di cui nessuno, a quanto pare, conosce l’esistenza e la città diventa grigiastra molto prima che in inverno. Ma il problema è che, almeno in Banamali Nashkar Lane, tutti dormono ancora quando la luce estiva colpisce le porte e le finestre delle case. Tranne i lattai zombie, ovviamente.
Trattenendo il fiato controllai le tasche dei pantaloni. La chiave di casa c’era ancora. Come dare a Uma la notizia? Avrei dovuto fingermi in preda a una crisi isterica e continuare a ripetere maniacalmente i dettagli dell’aggressione? O semplicemente raccontarle i fatti con sufficiente intensità drammatica da farle capire che ero stato vittima di un terribile incidente ed ero gravemente turbato? Come avrei potuto affrontare l’argomento senza ricordarle che mi ero dimenticato di assicurare il locale? Con in mente due modi opposti di descrivere i fatti, mi trascinai su per le scale strette. Mentre lasciavo il mio cubicolo, notai che la luce al neon era ancora accesa e ronzava. Nessuno si era preoccupato di spegnerla con una sprangata.

Da Il giardino delle delizie terrene, di Indrajit Hazra

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Silvia Pozzi, traduttrice di A Yi, intervistata su Quaderni Asiatici

La prima pagina dell’intervista realizzata su Quaderni Asiatici da Maria Tatsos a Silvia Pozzi, docente di Lingua e letteratura cinese all’Università Bicocca di Milano e traduttrice per Metropoli d’Asia.

L’intervista verte sull’autore di E adesso?, A Yi, e si concentra sul suo stile narrativo innovativo e in parte influenzato dalla letteratura straniera. Da qui si è poi parlato delle nuove tendenze della letteratura cinese e della grande passione dei cinesi per la lettura.

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