Da dollari la mia passione, di Zhu Wen

Ci scappa da ridere, poi riprendiamo a camminare, però sempre in silenzio. Quando siamo quasi al cavalcavia, ci si avvicinano delle donne vestite con i costumi tradizionali della minoranza Miao, che vogliono venderci degli oggetti d’argento. Tutti sanno che sono delle imbroglione, ma con quei vestiti tanto belli e originali si fanno perdonare tutto. Mio padre le scruta da capo a piedi, studiando nel dettaglio costumi e finiture, ma non guarda le collane e i braccialetti d’argento che gli propongono. Io, invece, non resisto alla tentazione e compro una collana. Costa solo due yuan, e anche se è sicuramente falsa è comunque bellissima, più bella di quelle vere. Mio padre se l’attorciglia alla mano rimirandola: è proprio carina, conclude, comprane un’altra. So che vuole portare un regalo a mia sorella, così con due soli yuan se la cava. Mia sorella frequenta ancora le superiori e a scuola non va tanto bene, perché è un tipetto sberluccicante, un po’ come questa collana.

Da Dollari la mia passione, di Zhu Wen

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Scrittori dalle metropoli su La Lettura del Corriere della Sera

Il libro Scrittori dalle metropoli, di Andrea Berrini, da poco pubblicato da Iacobelli Editore, è stato recensito da Marco Del Corona su La Lettura del Corriere della Sera.

Nell’articolo vengono citati i protagonisti del libro – alcuni degli scrittori incontrati in anni di scouting in giro per l’Asia – e si mette in evidenza come il mondo della classe media e degli intellettuali sia molto più variegato di quanto si possa comunemente credere.

Il video di Xiaolu Guo al Babel Festival

Il Babel Festival di letteratura e traduzione di Bellinzona ha pubblicato l’intervento di Xiaolu Guo, autrice con Metropoli d’Asia di La Cina sono io e 20 frammenti di gioventù vorace, realizzato nel corso dell’edizione del 2016.

Insieme a lei anche lo scrittore Ma Jian, anche egli residente nel Regno Unito dopo che le sue opere erano state bandite in Cina. Si tratta di un’ora e trenta di video che permettono di conoscere più da vicino le storie dei loro protagonisti e il loro punto di vista su diversi temi, soprattutto politici.

Da notare che Metropoli d’Asia pubblicherà in autunno in italiano Once Upon a Time in the East: A Story of Growing Up, libro autobiografico di Xiaolu Guo del quale è già possibile leggere o ascoltare estratti in inglese.

Tutti i video degli incontri sono disponibili su questa pagina.

Metropoli d’Asia a Karachi per Italy Reads Pakistan

The Spinner’s Tale, di Omar Shahid Hamid, ha vinto l’Italy Read Pakistan Award all’interno del Karachi Literature Festival, premio organizzato da Metropoli d’Asia in collaborazione con il Consolato italiano a Karachi.

Il premio ha come obiettivo quello di promuovere la conoscenza della letteratura pachistana direttamente in Italiano. Il libro uscirà infatti con la nostra casa editrice il prossimo autunno, come annunciato da Andrea Berrini.

La giuria era composta anche dagli scrittori pachistani Bina Shah, HM Naqvi e Salman Tariq Kureshi, che hanno selezionato il vincitore tra 19 candidati.

Once Upon a Time in the East, di Xiaolu Guo, letto su BBC Radio 4

Il nuovo libro di Xiaolu GuoOnce Upon a Time in the East: A Story of Growing Up, che Metropoli d’Asia pubblicherà in autunno, è stato selezionato come libro della settimana su BBC Radio 4.

Se ne può quindi ascoltare la lettura, in inglese, di alcuni estratti divisi in cinque episodi: i primi anni in Cina; l’impegno del nonno per la famiglia e le sue tragiche conseguenze; Xiaolu Guo a Wenling; l’incoraggiamento del padre a fare la poetessa; una nuova carriera per Xiaolu Guo.

Xiaolu Guo sul Sunday Times

Una recensione del Sunday Times sull’edizione inglese di Once Upon a Time in the East: A Story of Growing Up, libro di Xiaolu Guo che Metropoli d’Asia pubblicherà il prossimo autunno. L’articolo si concentra in particolare su alcuni aspetti drammatici della giovinezza di Xiaolu Guo, suggerendo un paragone con le esperienze narrate in Cigni selvativi, di Jung Chang.

Annie Zaidi e la demonetizzazione delle rupie

Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, ha commentato su D – la Repubblica delle donne la decisione del governo indiano di eliminare i tagli di monete da 500 e 1.000 rupie. Il provvedimento era motivato dall’esigenza di combattere la corruzione e l’evasione fiscale, ma a quanto pare ha generato numerosi problemi pratici nella vita quotidiana degli indiani.

L’articolo di Annie Zaidi si concentra proprio su questo, con alcune riflessioni sul fatto che in attesa di un possibile assestamento della situazione il paese sembra ritornato tutto di nuovo in coda per qualsiasi cosa, come negli anni ’80.

Da Le ceneri di Bombay, di Cyrus Mistry

«Vent’anni ho lavorato, in un ufficio postale a vendere francobolli. A vedermi non si direbbe, ma sono una donna che ha studiato. Ho superato gli esami di maturità. Ero l’unica impiegata donna dell’ufficio. La posta all’incrocio con Balaram Street, hai presente? Tutto per riuscire a mandarlo in una buona scuola. Quando sono andata in pensione, i colleghi mi hanno regalato una sveglia. Ci crederesti? Una sveglia! Una donna anziana, stanca morta, che passa tutta la notte a rigirarsi nel letto… e le regalano una sveglia. Prendi nota, non dico tanto per dire: c’entra con la tua indagine! La sveglia era una HES. Ha smesso di funzionare nel giro di tre mesi. Non sono riuscita a ricavarci altro che cinque rupie…». Fece una pausa per riprendere fiato. Poi di colpo: «Va bene, per oggi ho parlato abbastanza. Altre domande?».
Ce ne sarebbero state diverse, in effetti. Ma quando Jingo sbirciò il suo elenco, gli ballarono davanti agli occhi annebbiati in una foschia di totale irrilevanza.
«Ahiai». La donna rabbrividì. «Quest’umidità mi fa dolere tutte le ossa. Nelle notti che piove forte, le signore dell’albergo qui sotto s’impietosiscono e mi danno una trapunta vecchia e un angolino dove dormire. Certo, proprio signore non sono, te lo dico io». Abbassò la voce fino a un sussurro. «Ma non sei un bambino, certe cose le sai. Di notte vanno a trovarle degli ubriachi. Se io sono lì a dormire mi prendono in giro, fanno battute su di me. Una vergogna. Ma li ignoro. Che altro posso fare?

Da Le ceneri di Bombay, di Cyrus Mistry

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Da Le donne di Saman, di Ayu Utami

Rosano fissava Sihar con uno sguardo tagliente, provando a fare appello al suo self-control. «D’accordo!», disse, dopo aver respirato profondamente: «Cancellerò il tuo nome dal contratto. Farò rapporto alla Seismoclypse come da tua stessa richiesta». Si girò verso Iman che stava lì a bocca aperta tra loro due e lo indicò. «Adesso sei tu il responsabile qui. Fai partire quel dispositivo, altrimenti la Seismoclypse sarà costretta a pagare i danni».
Sihar allora cominciò a tremare leggermente e ad ansimare stringendo i denti per la rabbia. Guardò in faccia il suo apprendista che era rimasto di stucco. Il giovane era senza parole a causa delle grosse responsabilità che tutto a un tratto gli erano state affidate. Con gli occhi chiedeva la grazia al suo supervisore. Sihar non se la sentiva di gravare il suo assistente di un incarico così pesante. Laila lo sentì parlare ancora, in un tono più calmo, come se stesse tentando una marcia indietro: «Dammi pochi minuti per telefonare all’ufficio centrale».
«No,» Rosano afferrò la cornetta del telefono. «Sei licenziato. Non hai più il diritto di dare ordini. Potrai ancora mangiare e dormire nell’impianto se vorrai, fino a quando l’elicottero arriverà qui domani mattina. Se non vuoi, resta pure a digiuno». Rosano si girò ancora una volta verso Iman con un’espressione da comandante militare. «Fai partire quel dispositivo!»
«Tu sei pazzo, Ciano!»
Sihar corse via in cerca di un altro telefono.

Da Le donne di Saman, di Ayu Utami

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Da Il giardino delle delizie terrene, di Indrajit Hazra

Mi trasferii al pensionato la sera dopo. Le giornate erano più o meno le stesse, all’inizio; bighellonavo nel campus dove non avevo più alcun ruolo ufficiale, e ritornavo solo quando la noia prendeva il sopravvento.
Ma ben presto la routine cambiò, lentamente ma inesorabilmente. Anche Shishir, che era stato invitato a stare al pensionato molto prima di me, si era trasferito la stessa sera, e condividevamo una stanza al primo piano, spaziosa e piuttosto confortevole, che dava sulla strada principale. Con il passare del tempo, il 72 di Banamali Nashkar Lane mi appariva sempre più avvolgente, con ombre che offrivano uno strano sollievo e voci che davano una sensazione di sicurezza. A quanto pareva, dopo anni e anni, avevo trovato un posto dove riuscivo a passare il tempo senza tamburellare le dita sul tavolo aspettando impaziente che arrivasse il sonno.
Fu più o meno allora che vidi per la prima volta Uma.
La casa in cui abitava era visibile soltanto dalla finestrella del bagno. Era un edificio più affidabile, più moderno di quello da cui stavo sbirciando. La finestra da cui la luce delle stelle, della luna e del sole entrava a sprazzi nella nostra casa era sul lato, e il fogliame impediva la visuale sul davanti.

Da Il giardino delle delizie terrene, di Indrajit Hazra

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