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    La casa editrice di Andrea Berrini, scrittore e saggista. L’obiettivo: scoprire e tradurre narratori contemporanei asiatici che propongono scritture innovative.
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Lancio a effetto sul blog di Lorenzo Mazzoni

Il libro di Omar Shahid Hamid, Lancio a effetto, recentemente pubblicato da Metropoli d’Asia e vincitore dell’Italy Reads Pakistan Prize, ha ricevuto una recensione sul blog di Lorenzo Mazzoni ospitato da Il Fatto Quotidiano. Nell’articolo si mette in rilievo il contesto socio-economico nel quale si svolge la storia.

Duro, spietato, politicamente scorretto, Lancio a effetto, del pakistano Omar Shahid Hamid (Metropoli d’Asia, traduzione di Giovanni Garbellini, vincitore dell’Italy Reads Pakistan Prize) è un romanzo bello e struggente, un vero e proprio pugno nello stomaco, un noir atipico che si muove al meglio nel depistare il lettore attraverso l’arma più efficace del genere: la menzogna.

(continua a leggere sul blog di Lorenzo Mazzoni)

Da L’impero delle luci, di Kim Young-ha

Chiusa in bagno, Chang Mari sentì la voglia improvvisa di ridurre in brandelli il suo gesso e di strapparsi a unghiate la carne del braccio fino a farlo sanguinare. Un attimo dopo però si convinse che quel tipo di comportamento non si confaceva a una donna adulta come lei, e quindi desistette dal suo intento. Si spruzzò sull’abito un po’ di deodorante e l’odore di mentolo si mischiò a quello di ammoniaca. Aprì la finestra. Il davanzale era cosparso di cenere caduta dalle sigarette consumate da alcune dipendenti: apparentemente erano in tre a fumare in quel bagno, tre impiegate di tre aziende diverse che si incontravano lì a spettegolare tra un tiro e l’altro, come vecchie comari.
Si lavò le mani con il sapone e tornò a sedersi alla scrivania. Il capo era scomparso dalla circolazione. Incapace di fare alcun pronostico su quella giornata, si limitò ad augurarsi di riuscire almeno a vendere un’auto al cliente che avrebbe dovuto incontrare di lì a poco. Diede uno sguardo al suo taccuino per verificare se le sfuggiva qualche altro impegno e, scorrendo gli appunti sul calendario, le tornò in mente che due giorni dopo sarebbe ricorso l’anniversario della morte del padre. Provò un leggero senso di colpa nell’accorgersi di essersi dimenticata di quella data a soli due anni dal funerale.

Da L’impero delle luci, di Kim Young-ha

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E adesso? su La Bella e il Cavaliere

Sul blog La Bella e il Cavaliere  si può leggere una recensione di E adesso?, di A Yi, pubblicato da Metropoli d’Asia.

Avvio, preludio, preparazione, azione, esecuzione. Sono questi i titoli dei primi capitoli che, condensati nella trama che vi ho proposto, costituiscono solo l’inquietante premessa. Fin dalla prima frase il senso del romanzo appare tendersi e nascondersi nelle pagine successive.
«Perché?» è la domanda che assilla il lettore, la polizia e gli esperti sulle tracce del protagonista, mentre la vicenda si addentra nelle maglie di un malessere sociale interiorizzato e di una mente sorprendentemente lucida.
È una penetrazione psicologica non priva di ostacoli: benché la voce narrante appartenga al protagonista, il suo racconto appare a lungo impenetrabile al lettore in cerca di spiegazione.

(continua su La Bella e il Cavaliere)

Segnalazioni per Lancio a effetto

Gli articoli che hanno parlato finora di Lancio a effetto, di Omar Shahid Hamid (in aggiornamento):

Lorenzo Mazzoni – Il Fatto Quotidiano (giugno 2018)
Internazionale
(aprile 2018)
il manifesto (marzo 2018)


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Sull’eutanasia in India

Nel suo intervento su D – la Repubblica delle Donne, Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, ci parla di una recente sentenza della Corte suprema indiana che ha acconsentito un caso di eutanasia, tema spinoso come quasi ovunque. L’autrice ricorda poi altri casi in cui la Corte si espressa diversamente, e il dibattitto pubblico che esiste sul tema.

Artisti, libertà e censura

In un suo recente intervento su D – la Repubblica delle Donne, Annie Zaidi, autrice con Metropoli d’Asia di I miei luoghi, parte dall’esperienza personale nell’organizzazione di un festival letterario per citare alcuni esempi di come gli artisti nell’espressione della loro libertà siano in molte occasioni sotto attacco da parte di gruppi etnici e religiosi.

Da L’atelier, di Yeng Pway Ngon

Perché toccava a lei cucinare la domenica? Si era infuriata e avevano litigato. Alla fine, lui si era buttato la giacca sulle spalle ed era uscito in fretta, chissà dove era andato, e non era tornato fino all’alba. Sapeva che non gli andava per niente a genio che lei studiasse pittura, ma in realtà ciò che proprio non sopportava era che avesse contatti con altri uomini. Già non era contento che passasse una sera alla settimana a casa del maestro per la lezione, e il giorno prima, vedendola tornare a casa tardi, si era insospettito subito. Per fortuna lavorava, faceva la commessa nella cartoleria vicina, e tutto il materiale per la pittura lo comprava con i suoi soldi, così lui non poteva proibirle di continuare a studiare. Ora poi che andava a dipingere anche la domenica mattina lui era, se possibile, ancora più scontento, e aveva cercato una scusa per litigare.

Da L’atelier, di Yeng Pway Ngon

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Lancio a effetto su Internazionale

Il settimanale Internazionale ha proposto la recensione di Dawn su Lancio a effetto, di Omar Shahid Hamid, recentemente pubblicato da Metropoli d’Asia. Viene valutato con quattro stelle su cinque e definito un romanzo dal quale è difficile staccarsi.


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Da Lancio a effetto, di Omar Shahid Hamid

Di notte, il deserto può far paura. Il buio cala in un attimo sul paesaggio spoglio. La notte porta con sé un gelo che penetra fin nelle ossa. Ma la cosa più snervante è il silenzio. Il minimo rumore si amplifica a dismisura riecheggiando negli immensi spazi vuoti. Il latrato di uno sciacallo solitario risuona come una minaccia. La sparuta vegetazione proietta ombre sinistre mentre il vento, sibilando, solleva manciate di polvere che danzano eteree alla luce della luna. In un posto del genere, la mente inizia a giocare tiri mancini ai sensi. Ogni sagoma, ombra o rumore veicola una sensazione intrinseca di paura.
Ciò era vero in special modo per il gruppetto di poliziotti riuniti intorno al fuoco in un angolo particolarmente desolato del deserto di Nara. Avevano allestito il loro piccolo accampamento tra due costruzioni a un solo piano in mezzo al nulla. Per trovare la traccia di civiltà più vicina bisognava varcare il confine con l’India, a due chilometri di distanza. Anche le costruzioni erano fatiscenti, porte, finestre e infissi vari asportati da lungo tempo. Solo in una stanza, nel più grande dei due edifici, spiccava una nuova serie di lustre sbarre d’acciaio alla finestra. La strada che portava all’accampamento era poco più di un sentiero sterrato. All’ingresso c’era una vecchia insegna, che ormai penzolava dai cardini: identificava quel complesso come La Scuola di Zootecnica del Dipartimento forestale.

 Da Lancio a effetto, di Omar Shahid Hamid

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Da La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow

Non riuscivo a capire. La persona agitò le mani alzate verso di noi. Quando la figura che guadava fu più vicina, Ismet esclamò: «Ya Tuhan. Vedi anche tu quello che vedo io?».
Era Nain, la matta delle sanguisughe. Riconoscemmo i suoi capelli bianchi arruffati che si tagliava di tanto in tanto con un falcetto. Da lontano era solo una sagoma scura. Quando si avvicinò ci accorgemmo che sembrava nera perché era cosparsa di sanguisughe che si contorcevano. Mi chiesi se fosse nuda sotto quell’involucro di sanguisughe che le ricoprivano il volto, il corpo e le braccia. Le strisciavano sotto le ascelle e si appendevano ai capezzoli, ai lobi delle orecchie e alle palpebre. Chiudeva e riapriva con forza gli occhi per tenerle lontane, ma una si era già attaccata al margine del bulbo oculare. Teneva le braccia alzate, piene di creature, per farle stare fuori dall’acqua.
Ismet disse: «Ya Allah, Kak Nain. Cosa le è successo?».
La donna rispose: «Dovevo salvarle. Le mie ba…». Alcune sanguisughe le strisciarono in bocca (quando la aprì per dire “a”) e lei cercò di sputarle fuori. «Le mie bambine». La lingua si muoveva nella bocca come se stesse cercando di togliere un pezzo di cibo rimasto incastrato tra i molari.

Da La somma delle nostre follie, di Shih-Li Kow

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